PROCESSO COOP

Nuova indagine e denuncia: in aula “spuntano” i regali

Altri colpi di scena ma slitta la decisione sull’utilizzabilità delle intercettazioni

SALERNO - L’udienza che doveva essere decisiva per sciogliere il nodo dell’utilizzabilità delle intercettazioni ha lasciato spazio ad altri colpi di scena. Perché se la decisione sul materiale raccolto tramite telefoni e trojan arriverà solo il prossimo 6 ottobre, ieri nel corso dell’udienza del processo sui rapporti tra coop e politica a Salerno sono emersi nuovi elementi. Tre sorprese: Fiorenzo “Vittorio” Zoccola , il presunto dominus del “sistema”, avrebbe presentato nel 2018 una denuncia per abuso d’ufficio contro la commissione di gara e il relativo Rup di un appalto per i servizi di manutenzione in città. Sarebbe poi stata avviata un’altra indagine da parte della Procura sui promemoria “al Presidente” sequestrati nel corso degli accessi nella sede di una coop: approfondimenti che riguarderebbero in particolare i lavori per la realizzazione della rotatoria di via Rocco Cocchia. E, nel corso dell’udienza, sono emersi anche alcuni regali che sarebbero stati fatti da Zoccola a un nutrito gruppo di persone in occasione delle festività. Le novità sono emerse nel corso del controesame del sostituto commissario Rosario D’Ecclesia della Squadra Mobile che ha condotto buona parte delle indagini che hanno portato al processo per Zoccola e il consigliere regionale (ora sospeso) Nino Savastano , entrambi accusati di corruzione elettorale. Un fuoco di fila di domande da parte dei difensori ( Agostino De Caro e Giovanni Annunziata per Savastano, Giuseppe Della Monica e Gaetano Manzi per Zoccola), quasi ritmate tra loro e senza mai sovrapporsi.

La denuncia. Zoccola, nel 2018, avrebbe presentato una denuncia per l’esclusione da una gara del Comune di Salerno di una coop consorziata al Css, il Consorzio solidarietà salernitano che “univa” diverse società e all’epoca guidato proprio dall’imprenditore: la denuncia puntava il dito contro l’operato della commissione e del Rup. La circostanza è emersa da una domanda posta dall’avvocato Della Monica all’investigatore che non aveva notizia di questo esposto. Elemento riportato alla luce dalla difesa per dimostrare i rapporti “non idilliaci” tra Zoccola e gli uffici comunali ma pure per evidenziare l’operatività del Css, a nome del quale era stata presentata la denuncia. Proprio l’operatività del consorzio è uno dei punti centrali dell’indagine. A domanda dei pm, il sostituto commissario D’Ecclesia ha risposto che tra i documenti sequestrati non c’era nessuno che provava la sua operatività. Anzi: nei promemoria destinati al presidente Vincenzo De Luca ci si lamenta proprio del “blocco” del consorzio. Se il Css non era operativo, perché alcuni documenti di vario genere timbri di più coop furono trovati nella sua sede di via Parmenide? La difesa di Zoccola, invece, tende a provare che il consorzio fosse operativo e quindi funzionasse da supporto alle varie coop, giustificando così anche i ritrovamenti avvenuti in un ufficio dove trovava sede anche un’altra “sociale”. In più, i difensori hanno battuto il tasto anche sulla scoperta di una pennetta informatica contenente alcuni documenti relativi alla “San Matteo” durante una perquisizione effettuata al presidente della “Lavoro Vero”: questi era anche il commercialista della “sociale”. A domanda dell’avvocato Manzi sulle varie fatture rinvenute, D’Ecclesia ha risposto di non aver eseguito accertamenti bancari per riscontrare un’eventuale movimentazione di denaro.

La nuova indagine e i “doni”. Durante il controesame del teste ci si è soffermati molto sui “promemoria per il Presidente”. Gli avvocati di Zoccola hanno chiesto quanti fossero e soprattutto se spesso erano stati ripetuti gli stessi fatti in più di un foglio, ricevendo una risposta affermativa dal teste. Al che, i difensori hanno chiesto se si trattasse di vicende anche di pubblico interesse e se si fosse verificato il loro contenuto. A questo punto si sono opposti alla domanda i pm: dal confronto in dibattimento tra accusa e difesa si è capito che un’indagine c’è - o c’è stata - in particolare sulla rotonda di via Rocco Cocchia. Un accenno, poi, è stato fatto anche sui fogli dove si parlava di tessere con dei numeri segnati a fianco e, soprattutto, sui regali a dirigenti e funzionari pubblici, in occasione delle festività di Natale e Pasqua: al momento non è emersa in aula l’entità di queste regalie, un punto nodale per stabilire la “portata penale” dei doni. Più breve il controesame di D’Ecclesia da parte degli avvocati di Savastano. Il professore De Caro ha chiesto al sostituto commissario se fossero stati trovati nelle varie perquisizioni alle cooperative o alle abitazione di altri indagati bigliettini o altri elementi che avessero a che fare con l’ex assessore alle Politiche Sociali, ricevendo una risposta negativa. L’avvocato Annunziata si è soffermato sulla delibera di giunta del Comune che apriva l’affidamento dei servizi non solo alle coop di tipo B, ma anche alle altre società, chiedendo se in questa si fosse mai accennato alle proroghe degli appalti: anche in questo caso la risposta è stata negativa.

Salvatore De Napoli