IL COMMENTO

Non è una sentenza di condanna

Piano, andiamoci piano con i giudizi anticipati di condanna costruiti sulla ipotesi accusatoria di un pubblico ministero fondata su rapporti investigativi. Piano con le condanne (mediatiche) che potrebbero arrivare prima della conclusione dei processi celebrati davanti ai giudici, considerata anche la delicatezza della posizione di un medico indagato per aver procurato la morte ad un malato terminale con eccesso di farmaci. Ribadiamo questo principio costituzionale - la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva - non solo per una ormai smarrita igiene mediatica. Ma soprattutto, considerando il fatto che le accuse dei pm maturano in un contesto tutt’altro che normale: sono fatti accaduti in un hospice, cioè un reparto dove si entra da vivi solo per mitigare il dolore nel passaggio a una morte sicura. Pietà per chi soffre in quei reparti, pietà per chi li assiste in un reparto definito fino a poche ore fa di grande qualità. Poi, è giusto che chi ha sbagliato paghi ma solo se e quando arriverà una sentenza di condanna definitiva. Nella stessa inchiesta sono coinvolti, per reati diversi, come presunti furbetti del cartellino, medici legali che per decenni sono stati rispettati, utilizzati, per il loro sapere scientifico, dai pm della stessa procura che oggi li accusa. Sono medici legali chiamati spesso per la soluzione di delicati casi giudiziari. Quindi, godendo della stima professionale della procura. Si vada avanti accertando le responsabilità, con il rigore che il caso richiede. E lasciamo che “Il giardino dei girasoli” continui ad essere un luogo incontaminato dove il dolore lascia spazio all’eternità. Già la sentenza, non l’inchiesta, sui furbetti del cartellino al Ruggi falcidiò l’accusa della procura per 800 indagati. *