il caso

Nel degrado a Scafati la villa confiscata a Pasquale Galasso

Solo una parte dell’area di 30mila metri quadrati è occupata dal Comando compagnia della Finanza di Scafati. La sontuosa dimora costò 6 miliardi

SCAFATI. Simbolo del potere camorristico negli anni ’90, poi baluardo di legalità nei primi anni duemila, oggi una struttura nel degrado. È l’ex villa Galasso di via Nuova San Marzano, confiscata al potente boss - poi pentito - Pasquale Galasso e oggi sede del Comando Compagnia della Guardia di Finanza di Scafati. Lontano dai fasti che il fedelissimo di Alfieri organizzava nella mega villa con piscina, campo di calcio, da tennis e palestra con sauna, la struttura di via Nuova San Marzano affidata al Ministero dell’Economia e delle Finanze è abbandonata a se stessa.

Strutture sportive nell’incuria, palazzetti fatiscenti e sporchi e pezzi di intonaco che penzolano dalla palazzina un tempo utilizzata per gli uffici e poi adibita agli alloggi dei militari. Mantiene una parvenza di dignità strutturale la villa, quella dove Don Pasquale custodiva tele dell’ottocento e lo splendido trono di Franceschiello. Dove ancora tra un ufficio e l’altro ci sono camini con stucchi e fregi bianchi. Dove porte di legno antico dividono gli ambienti che un tempo ospitavano illustri e blasonati vip, ma anche camorristi feroci e spietati.

Il pentimento di don Pasquale nel 1992 portò al sequestro anche della mega villa che sorge in un'area di 30mila metri quadrati al confine tra Scafati, Poggiomarino e San Marzano. Ettari di terreno, giardini, strutture per il relax e la cura del corpo, le strutture di pertinenza, gli uffici dell'ex concessionaria Galasso e un capannone industriale di 3mila metri quadrati dove erano custodite le Ferrari e le Porsche furono confiscati e diventarono presidio di legalità. Autorimessa per le auto di ordinanza, alloggi per i finanzieri, ma anche le abitazioni dei comandanti che dal 1999 si sono succeduti in quella struttura. Il ministero dell'Economia e delle Finanze, lo acquisì nel 1997, e lo adibì al Comando Compagnia della Guardia di Finanza di Scafati. Servirono sei miliardi delle vecchie lire, messi a disposizione dal provveditorato alle opere pubbliche, per adeguarlo alle cambiate esigenze dei tutori della legge e nel 2001 i cancelli dell'area militare furono aperti al pubblico.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Un'interrogazione parlamentare dell'allora senatore Manzione ‘cavillava' sulla madrina che aveva tagliato il nastro della caserma intitolata al finanziere scafatese Vito Bianco, medaglia d'argento al valor militare, morto durante la seconda guerra mondiale in Slovenia. Una targa, ormai scurita dal tempo, che campeggia in uno di quei giardini incolti e aridi che ormai circondano le strutture. Dietro un imponente cancello che separa l'area militare da quella che un tempo era la zona ricreativa quel campo di calcio - regolamentare - sul quale si è allenato anche il grande Maradona. Le gradinate sepolte dalle erbacce, il quadrato di gioco irriconoscibile: si può solo intuire che quella era una struttura sportiva immersa nel verde.

Reclamato dall'amministrazione comunale scafatese, insieme al capo da tennis per aprirla ai cittadini, in una zona dove le strutture sportive sono inesistenti, il campo di calcio è un lembo di terra morta. Accanto a quel capannone industriale una fila di auto apparentemente da rottamare, abbandonate e sporche, probabilmente, sequestrate nel corso di operazioni di servizio e mai distrutte. Da quel lontano 2001 probabilmente il Ministero delle Finanze non ha ritenuto di dover destinare fondi per il mantenimento della struttura che dovrebbe rappresentare un simbolo: una vittoria dello Stato sulla camorra. Un bene confiscato tenuto nel degrado.