Nasce la Dc di Petrone e a sinistra si afferma Luigi Cacciatore

Dal Comitato antifascista alla giunta comunale Baratta Durante il Governo Badoglio ci fu grande fermento in città

VITTORIO SALEMME. Nei primi giorni di febbraio 1944, quando il governo Badoglio si insediò a Salerno e la nostra città assunse il ruolo di capitale dell’Italia liberata, i partiti politici erano in pieno fermento. In verità, già nel mese di ottobre 1943, a poche settimane dallo sbarco degli Alleati e dai terribili scontri con le truppe tedesche, si ebbero le prime manifestazioni della ripresa politica. Il 5 ottobre si costituì a Salerno un Comitato di Concentrazione Antifascista a opera di alcuni esponenti di varie tendenze. I promotori furono Vincenzo Avagliano, Silvio Baratta, Girolamo Bottiglieri, Luigi Buonocore, Luigi e Francesco Cacciatore, Ippolito Ceriello, Giovanni Cuomo, Andrea Galdi, Mario Parrilli e Raffaele Petti.

I socialisti salernitani furono tra i primi nelle regioni liberate a darsi una certa organizzazione ed a Salerno fu eletto segretario Francesco Cacciatore. Alcuni esponenti del laicato cattolico, tra i quali Girolamo Bottiglieri e Luigi Buonocore, diedero vita il 9 novembre 1943 ad un “partito dei cattolici salernitani” che, nelle settimane successive, aderì alla Democrazia Cristiana, dopo alcuni contatti con gli esponenti napoletani operanti già dopo il 25 luglio.

In quello stesso periodo, la ripresa del movimento comunista fu guidata da alcuni confinati politici tra i quali l’avvocato Ippolito Ceriello, originario di Laviano e collaboratore di Amadeo Bordiga, e l’operaio livornese Danilo Mannucci, già esule in Francia e perseguitato dal fascismo.

Nel mese di dicembre 1943 iniziò la pubblicazione di alcuni giornali di partito: “Il lavoro”, socialista, diretto da Francesco Cacciatore; “Il soviet”, comunista, diretto da Ceriello, ed infine per la DC “L’ora del popolo", che riprendeva il nome del settimanale fondato da Carlo Petrone prima del fascismo. Soltanto quest’ultimo giornale, diretto da Girolamo Bottiglieri, era stato autorizzato dagli alleati, mentre gli altri due figuravano falsamente stampati a Bari e Taranto, essendo quelle province territorio ormai liberato e, quindi, soggette al governo provvisorio italiano. Il trucco fu, però, scoperto e i responsabili dei due giornali, processati dalla Corte Militare Alleata, vennero condannati ad un mese di carcere con la condizionale e ad una pena pecuniaria.

La laboriosa ricostituzione dei partiti anche negli altri comuni della provincia avvenne gradualmente: a metà dicembre nacque la Federazione Socialista Salernitana e l’avvocato Raffaele Petti, proclamato segretario, potè partecipare al I° convegno del PSI a Napoli il 20 dicembre 1943. In quell'occasione fu nominato un Consiglio Nazionale ed eletta la Direzione del partito della quale entrò a far parte Luigi Cacciatore.

Il 10 gennaio 1944 si tenne a Salerno il I° congresso provinciale comunista con la partecipazione di 14 delegazioni di alcuni comuni della provincia. A quella data, il PCI, ufficialmente ricostituito nel dicembre 1943, contava circa 1000 iscritti e 23 sezioni. In quella occasione Ippolito Ceriello fu eletto segretario della Federazione del PCI, ma nel dibattito congressuale sulla relazione tenuta da Danilo Mannucci non mancarono posizioni polemiche sostenute, in particolare, da Mario Garuglieri, operaio fiorentino, compagno di carcere di Gramsci a Turi e, poi, confinato ad Eboli, dove creò una vera e propria scuola clandestina di partito.

Sempre a gennaio 1944 a Salerno i partiti antifascisti ufficializzarono la costituzione del CLN provinciale e indicarono i rispettivi delegati da inviare al congresso dei CLN delle regioni liberate, convocato a Bari dal 28 al 30 gennaio e furono nominati: Luigi Cacciatore (PSI), Ernesto Nunziante (PLI), Andrea Galdi (DL), Alberto Accarino (Pd’A) e, ovviamente, Ippolito Ceriello per il PCI. Quest’ultimo, però, non risultò tra i votanti della mozione finale.

Nei mesi successivi, l’attività politica in provincia fu condizionata da alcuni eventi. Agli inizi di marzo rientrò a Salerno l’avvocato Carlo Petrone, dopo oltre cinque anni di esilio trascorsi a Londra per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Militante del Partito Popolare e amico di don Sturzo, Petrone in poche settimane prese la guida della DC salernitana divenendone il segretario provinciale. Nel PCI, il rientro di Palmiro Togliatti dalla Russia, avvenuto a fine marzo, e la responsabile linea politica da lui indicata con la cosiddetta “svolta di Salerno” non mancarono di produrre immediate ripercussioni sull’assetto interno del PCI salernitano. La Federazione fu sciolta e fu nominato un comitato per la riorganizzazione del partito con a capo Mario Garuglieri. Dopo qualche mese, Ippolito Ceriello fu espulso dal partito. Analoga sorte toccò a Danilo Mannucci, nel frattempo diventato segretario della Camera del lavoro.

Il coinvolgimento dei partiti antifascisti nella gestione della vita amministrativa avvenne il 29 maggio 1944 quando il Prefetto di Salerno, che in precedenza aveva già nominato l’avvocato Silvio Baratta sindaco della città, decise di affiancare allo stesso una giunta municipale così costituita: assessori effettivi Girolamo Bottiglieri (DC), Luigi Buonocore (DC), Giovanni Maci (PCI), Giacomo Galdi (PSI), Francesco Cacciatore (PSI), Armando Visciani (DL), Gaetano Nunziante (PLI), Matteo D'Agostino (PLI), assessori supplenti Gennaro Ferrara (DC), Italo Chieffi (PCI), Michele Fameli (Dem. Del Lav.), Alberto Soriente (P. d’Az.). Analogamente all’Amministrazione Provinciale il Presidente Carlo Liberti fu affiancato da una Deputazione così costituita: Vincenzo Avagliano e Francesco Polito (PSI), Italo Chieffi (PCI), Matteo Rescigno (DC), Enesto Nunziante (PLI), Vacca De Dominicis (DL).

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