IL COMMENTO

Morto Antonio Valiante, territorio e politica: una lezione

Cambiamento e concretezza del Dc mai nostalgico

L’immagine che resta impressa nella memoria di chi lo conobbe più da vicino è quella di Antonio Valiante, distrutto e vinto, seduto su un muretto di cemento di una stradina di Acciaroli che si inerpica dalla spiaggia alla collina.

Fissi i suoi occhi, immobile lo sguardo, Antonio Valiante osservava il luogo dove poche ore prima era stato assassinato il sindaco e suo amico Angelo Vassallo. Bisognerebbe prendere a prestito le parole del poeta Khalil Gibran per descrivere quel volto espressione dell’anima come una dimora ormai demolitadalla ferocia, dagli occhi che erano le sue finestre solo sulle ultime ore vissute insieme con il sindaco ucciso, e delle sue parole inespresse che erano solo i suoi messaggeri .

C’era tutta la storia di Antonio, in quel volto distrutto.

C’era la storia di un politico concreto che aveva amato il suo territorio tanto da dedicargli una vita, non solo politica, e che vedeva nelle gesta terrene compiute da Angelo Vassallo lo stesso entusiasmo di saper coniugare la politica e gli interessi più diretti di chi si rappresentava nell’agone politico. 

Resterà nella storia politica campana una frase di Antonio Valiante pronunciata la congresso di Napoli del Partito Popolare Italiano del 1997, quando fu eletto segretario regionale per tessere poi la rete del centrosinistra con Antonio Bassolino e Ciriaco De Mita. «Rappresenterò gli interessi dei Popolari da Napoli a Tortorella», disse tra la sorpresa malcelata dalla platea congressuale. Lasciò di stucco i cronisti politici che manco sapevano dell’esistenza di quel paesino cilentano, ultimo lembo campano. Non era solo una civetteria politico-geografica, quella di Valiante, nè un modo indiretto di far capire che lui le origini non le avrebbe dimenticate. Fu una indovinata metafora per reclamare l’attenzione anche al più piccolo dei paesini, ad un tiro di scoppio del “suo” Cuccaro Vetere, perchè la politica avrebbe avuto senso nella misura in cui era riconosciuta e riconoscibile nel territorio. Vecchia politica? Certamente inattuale al tempo dei nominati o degli sparvieri del voto che planano come rapaci sui territori e si rialzano in volo con la stessa velocità che li porta a viaggiare nei cieli. Se c’è una lezione che lascia il democristiano Antonio Valiante è quella del rapporto che ogni politico deve avere con il territorio. D’altronde la sua “scuola” politica fu quella di Bernardo D’Arezzo che incarnò lo spirito politico-organizzativo a partire dagli anni Cinquanta con la rivoluzione fanfaniana post-degasperiana che irruppe anche nella periferia democristiana. Fu protagonista con la Dc, Valiante, tirando la “carretta” di congressi e comitati provinciali,prima di avere riconosciuti ruoli politici. Lui resterà anche nella storia come uno dei “pendolari” dellapolitica più tenaci e irriducibili: da Cuccaro Vetere a Salerno e Napoli,andata e ritorno, milioni di chilometri. Quando con i sindaci del Cilento,dopo aver gestito la fase attuativa del Servizio Sanitario Nazionale conl’Usl di Vallo, s’inventò la creazione del Parco del Cilento pagò un prezzopolitico molto alto (facendolo anche pagare al suo partito nelle elezioni del 1996). Lui ed i suoi amici furono accusati di aver stretto il Cilento nella morsa di vincoli. Lui era stato eletto nel 1994 alla Camera dei Deputati e ci restò una sola legislatura come testimone politico della debacle post democristiana con il sistema maggioritario. Lui fu uno dei quattro parlamentari del Patto Segniche riuscirono a vincere in un collegio maggioritario alla Camera: tre eletti in Campania con il Mattarellum, a testimonianza del suo successo radicato nel territorio.

Lui è stato un inguaribile democristiano che non si era mai arreso alla nostalgia, tanto da condurre spesso le fila del centro sinistra salernitano e regionale. Lui credeva alla funzione liberatrice della politica, soprattutto quando i tempi volubili ed inquieti esigevano, ed esigono, cambiamento e concretezza. Lui avvertiva che la prima condizione non poteva essere conseguita senza la seconda. Tanto è vero che nell’ultima intervista che ha rilasciato al nostrol giornale sui temi della sanità e del territorio volle rimarcare la necessità di tornare a coniugare i criteri politici: sanità legata ai territori non come scelta tattica e transitoria frutto di opportunismi stagionali e, per questo, evanescenti. Restò solo a difendere la geografia delle Asl salernitane che prevedeva quella del Cilento. Ma non per questo sparigliò i tavoli politici dei centrosinistra territoriali, tanto da aver voluto esprimere proprio nell’ultima intervista un riconoscimento sostanziale alla recente azione politica regionale che ha rimesso in sesto i conti .

Antonio Valiante non fu un teorico della politica. Si ritagliò lo spazio della presenza politica sul suo territorio con la pazienza del lavoro che accompagna i più forti. Coloro i quali sanno che nella gente e nella terra dove sei nato c’è sempre qualcosa di tuo. E vale la pena onorarlo.