LA LETTERA

Ministro, se ha a cuore la giustizia fermi queste speculazioni

Egregio ministro Bonafede, il preannunciato emendamento che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio ha dato avvio – intorno ad una norma che inciderà in modo esiziale sul processo penale – all’ennesimo, strumentale attacco ad un’intera categoria di lavoratori che, a differenza di ministri ed onorevoli, nelle aule di giustizia vive quotidianamente, e quotidianamente fa da sponda tra una distratta amministrazione giudiziaria e le persone. Noi avvocati siamo stati definiti da Lei e dalla stampa a Lei vicina una lobby di azzeccagarbugli e furbetti. Siamo la lobby degli avvocati del gratuito patrocinio anche per il ministro Salvini perché difendiamo chi, a qualsiasi titolo, si trova ad avere a che fare con la giustizia e non ha i mezzi per far fronte alle spese che un processo comporta; siamo talmente una lobby da svolgere il nostro lavoro con dedizione ed al meglio delle nostre possibilità per essere poi pagati dallo Stato al 50% delle nostre spettanze, perché questo impone la legge. Una lobby di sciocchi, evidentemente, che rincorrono giudici, attendono per ore il loro turno in aula, studiano carte e fascicoli, parlano con indagati, imputati, persone offese, il tutto per pochi spiccioli che lo Stato ci riconoscerà dopo anni ed anni dal lavoro svolto. Eppure, se non ci fossero gli avvocati che lavorano anche a favore di persone indigenti la giustizia sarebbe appannaggio solo di chi può permetterselo, con una selezione censitaria di accesso alla giustizia inaccettabile in uno Stato democratico. Siamo una lobby perché rivendichiamo il nostro essere operatori del diritto, perché ricordiamo a chi rappresenta il potere politico che la giustizia non si esercita con i sensazionalismi da campagna elettorale e le leggi che regolano il processo penale hanno il dovere di essere eque e rispettose di valori e garanzie valide per chiunque sia accusato della commissione di un reato. Se Lei, ministro Bonafede, il M5S ed i vari giustizialisti alla Travaglio aveste a cuore le sorti della giustizia smettereste di speculare elettoralmente, ed indaghereste le cause per cui alcuni procedimenti si concludono con l’estinzione del reato per prescrizione: ponendo rimedio a queste, invece di violentare l’assetto costituzionale e di scagliare anatemi contro indagati o imputati che dovrebbero rimanere in attesa di una sentenza sine die. Basterebbe, ministro, che Lei aprisse il codice di procedura penale per scoprire che il decorso della prescrizione è sospeso qualora l’istanza di rinvio provenga dall’imputato o dal suo difensore. Ma a Lei interessa solo aizzare la folla, offrendo i cattivi sull’altare sacrificale, ignorando il principio costituzionale di non colpevolezza fino all’ultimo grado di giudizio. In una politica sempre più da talk show della domenica, è sufficiente essere accusati di un reato per diventare colpevoli peccatori, condannati a giacere tra le maglie della giustizia senza mai fine: perché sono gli innumerevoli rinvii dovuti al malfunzionamento della giustizia a produrre un’infinita pendenza del processo e, quindi, un’infinita attesa di giudizio, sia per gli imputati che per le vittime dei reati. Solo chi non conosce l’apparato giudiziario può leggere nella prescrizione un viatico per l’impunità, dimenticando il principio costituzionale per cui ciascuno ha diritto ad un processo di durata ragionevole, oltre la quale lo Stato dimostra di non avere interesse a punire quella condotta. Ed invece, con Lei, l’espressione istituzionale del potere politico sfama le masse con fantocci a cui addossare colpe e responsabilità, garantendosi facili consensi ed un paravento per le proprie mancanze. No, ministro Bonafede, gli avvocati non ci stanno.

* Rappresentante di MGA Sindacato Nazionale Forense