L'ALLARME

Migranti, Salvini genera mille “fantasmi”

Sono centinaia i profughi in attesa ma già esclusi a Salerno

Con la conversione in legge del cosiddetto “decreto Salvini” circa mille migranti, attualmente ospitati in strutture di accoglienza del Salernitano, in caso di mancato rinnovo alle particolari condizioni previste, dovranno lasciarle per trovare riparo altrove o finire nella clandestinità. E si tratta di un numero sottostimato, visto che tale provvedimento riguarderà non solo coloro che hanno già ottenuto dalle Commissioni territoriali il permesso di soggiorno umanitario, ma anche coloro - e sono tanti che sono in attesa.

Il caso Salerno. Salerno avrà di certo un ruolo centrale per verificare la tenuta del provvedimento legislativo voluto dal vicepremier Salvini. E questo perché in materia di protezione internazionale, fino all’anno scorso, la Commissione territoriale di Salerno era seconda in Italia per numero di domande presentate. Il porto della città capoluogo, infatti, è stato per mesi un punto di approdo fondamentale nel Mediterraneo per le navi che raccoglievano in mare i profughi in fuga dai loro paesi d’origine. Tra 2016 e 2017 è così aumentata la percentuale di sbarchi di migranti. Incrementando anche il lavoro della Commissione territoriale - comprensiva anche delle province di Napoli, Potenza e della Regione Molise - che, per percentuale di domande presentate (5,7) è risultata seconda soltanto a Milano (8,4). Tra gli esiti positivi del 2017, a Salernoha prevalso la protezione umanitaria (circa il 75%), proprio lo status su cui grava ora il peso del decreto Salvini. Ma a Salerno resta elevato pure l’arretrato. Dal 1 gennaio al 7 luglio 2017 si contano 4.439 richieste d’asilo. I pendenti sono 7.329. L’8,6% è la percentuale di incidenza delle convocazioni notificate sul totale delle richieste pendenti, in attesa di esito in commissione. L’esplosione delle istanze, per Salerno, è evidente: in tutto il 2016 sono 4.289, di cui 3.953 pendenti. E nell’ultimo anno di rilevazione, oltre la metà sono accolte. I non riconosciuti sono il 39,8%, mentre la voce altri esiti (irreperibili inclusi) si attesta all’8,2%.

La nuova normativa. Il permesso di soggiorno umanitario, insieme all’asilo politico e alla protezione sussidiaria, è una delle forme di protezione riconosciute ai richiedenti asilo. La protezione umanitaria aveva una durata di due anni e dava anche diritto all’accesso al lavoro, alle prestazioni sociali, all’edilizia popolare. Con l’entrata in vigoredella legge Salvini cambia completamente la scena. Vengono infatti introdotti una serie di permessi speciali concedibili dalle autorità italiane al massimo per un anno e solo per particolari motivi: protezione sociale, ragioni di salute, calamità naturale nel paese d’origine. A tali restrizioni si aggiunge anche un depotenziamento dei centri Sprar, la cosiddetta “accoglienza diffusa”, gestita direttamente dai Comuni. Questi centri ora non potranno più accogliere i richiedenti asilo ma soltanto minori non accompagnati e chi ha già ricevuto la protezione umanitaria. I richiedenti asilo dovranno essere trasferiti nei centri di accoglienza ordinari, dove dovranno attendere le decisioni sulle loro domande. Il richiedente asilo, inoltre, che si vede respingere la domanda di protezione umanitaria non potrà proseguire la sua battaglia legale attraverso il gratuito patrocinio, che non è più previsto dalla legge. Come è aumentato il periodo di permanenza nei centri per il rimpatrio che passa da 90 a 180 giorni.

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