«Meno fallimenti ma sarà boom a ottobre» 

Calano i default delle aziende in provincia di Salerno rispetto al 2021, monta l’allarme per l’autunno

Diminuiscono i fallimenti delle aziende nel Salernitano. Ma l’onda lunga del Covid e le conseguenze dell’invasione russa in Ucraina potrebbero portare ad un autunno caldo sul fronte economico e far aumentare a dismisura i fallimenti. È quanto emerge dal report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che mette in risalto come a Salerno e provincia, nei primi cinque mesi del 2022, siano stati registrati 64 fallimenti, ben 12 in meno rispetto all’analogo periodo dello scorso anno (76) con una percentuale del -15,8%. Tuttavia è probabile, a detta dell’associazione di Mestre, che ad ottobre il trend possa decisamente cambiare in negativo. Tra il deterioramento del quadro economico generale - ascrivibile al caro energia e all’impennata dell’inflazione - l’impossibilità di cedere i crediti acquisiti con il superbonus 110% - che ammontano a circa 4 miliardi di euro - e i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri fornitori - che secondo l’Eurostat sono almeno 55,6 miliardi di euro - molte attività commerciali e produttive rischiano di dover portare i libri in tribunale. Con una specificità tutta italiana: per molte di queste imprese la chiusura definitiva non sarà causata dall’impossibilità di pagare i propri debiti, ma per crediti inesigibili, ovvero per insolvenze in grandissima parte imputabili alle inadempienze della nostra pubblica amministrazione. Negli ultimi 10 anni, comunque, il numero massimo di fallimenti si è registrato nel 2014 (14.735 casi). Dopodiché, c’è stata una progressiva riduzione che si è arrestata nel 2020 (7.160 casi). Questo dato, secondo la Cgia, è stato sicuramente condizionato dalla particolarità di quell’anno: a causa del lockdown, infatti, anche i tribunali fallimentari sono stati chiusi per molti mesi, influenzando negativamente la produttività degli uffici, anche in termini di sentenze. Nel 2021, infine, il dato ha iniziato a risalire e alla fine dell’anno si è attestato a 8.498. Davanti a norme incerte che da mesi stanno condizionando negativamente l’applicazione del superbonus del 110 per cento, gli intermediari finanziari (banche, istituti finanziari) hanno praticamente bloccato gli acquisti del credito. Attualmente sono oltre 5 i miliardi di euro di crediti in attesa accettazione; di questi, circa 4 si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura. A fronte di questa situazione, le imprese del comparto casa (edili, dipintori, installatori impianti, falegnami) non sono più in grado di fare gli sconti in fattura. E con crediti fiscali già acquisiti e non cedibili, che in molti casi ammontano a centinaia di migliaia di euro per singola azienda, molte realtà si trovano in crisi di liquidità e sul punto di sospendere i cantieri, non essendo più in grado di pagare i fornitori. Ma la situazione più problematica rimane lo stock dei debiti commerciali di parte corrente in capo alla nostra Pubblica Amministrazione che continua ad aumentare vertiginosamente. (g.d.s.)
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