Mcm, De Luca rinuncia alla prescrizione

Gli imputati chiedono un’assoluzione nel merito. Sulla variante testimonianza in aula di Salzano

Rinunceranno alla prescrizione i quattordici imputati per la variante Mcm, quella che ha consentito di avviare suoi suoli della vecchia fabbrica manifatturiera di Fratte la costruzione di un centro commerciale. La decisione l’hanno preannunciata ieri in aula il capo staff del sindaco, Alberto Di Lorenzo, e l’ex direttore generale del Comune, Felice Marotta (all’epoca presidente del consorzio Asi per lo sviluppo industriale). Altrettanto farà il sindaco Vincenzo De Luca, per il quale l’avvocato Paolo Carbone chiederà nell’arringa prevista per giugno un’assoluzione nel merito, senza tener conto della decorrenza dei termini di prescrizione.

Il collegio difensivo è certo che tutti gli imputati – tra cui figurano l’ex sindaco Mario De Biase e la dirigente del settore Urbanistica, Bianca De Rober to – possano essere scagionati con formula piena. Un punto a loro favore lo ha segnato ieri la lunga deposizione di un consulente della difesa, il professore Cancellari, che ha ricostruito i tasselli della procedura di variante ed evidenziato l’adeguamento del progetto alle osservazioni. Davanti al collegio presieduto dal giudice Ubaldo Perrotta ha testimoniato inoltre Aniello Salzano, all’epoca dei fatti capogruppo dell’opposizione in consiglio comunale, chiamato a deporre dalla difesa dell’ax assessore all’Annona Mauro Scarlato. Salzano ha confermato che non vi erano difformità tra il contenuto della variante portato a conoscenza dei consiglieri e quello approvato in delibera. Un’approvazione, ha ricordato, che avvenne anche con i voti dell’opposizione: «Ci fu un solo contrario, Antonio Pierro, che votava sempre contro per principio».

Il processo è in dirittura d’arrivo: il 19 giugno il pubblico ministero Vincenzo Montemurro pronuncerà la requisitoria con le richieste di condanna o assoluzione per ciascuno degli imputati, poi toccherà alle arringhe difensive e sarà pronunciata la sentenza. Secondo l’accusa politici e funzionari comunali avrebbero favorito con la variante gli interessi dell’imprenditore Gianni Lettieri, consentendogli sui suoli della sua vecchia fabbrica una speculazione che non teneva in debito conto gli standard di aree pubbliche. I reati contestati vanno dal falso alla truffa ai danni del Comune e della Regione, che approvò il progetto. Gli imputati sostengono invece che non vi fu alcuna agevolazione, e che anzi gli oneri di urbanizzazione a carico di Lettieri erano molto pesanti. (c.d.m.)

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