LA RIVELAZIONE

Mariniello: «Uccisi io Barbarulo, 40 anni fa»

Il boss confessa le sue responsabilità sul delitto dell’avvocato avvenuto all’interno del suo studio nel luglio del 1980

Ha confessato la sua responsabilità per l’omicidio di Giorgio Barbarulo il pluripregiudicato nocerino Macario Mariniello sotto accusa in corte d’Assise a Salerno: ha spiegato di aver trovato il portone dello studio legale, di essere salito in compagnia del sodale Francesco Sorrentino trovando sua sorella semincosciente con Barbarulo intento a compiere atti di autoerotismo. A quel punto, secondo la sua versione, Mariniello avrebbe riaccompagnato fuori sua sorella, portandosi dietro una macchina fotografica che era nella disponibilità dell’avvocato, per poi tornare in compagnia di Sorrentino. Mariniello ha spiegato che a quel punto ha perso le staffe di fronte alla minaccia del legale di chiamare i carabinieri, sparando a Barbarulo e uccidendolo: l’avvertimento del legale avrebbe innescato l’omicidio in un dolo d’impeto.
Contemporaneamente la perizia psichiatrica disposta dalla Corte ha escluso il vizio parziale di mente per lo stesso imputato, ravvisato in un precedente procedimento penale. In questo caso, l’ultima serie di colloqui svolti al carcere di Rebibbia hanno escluso un precedente stato di epilessia, non in grado di scatenare l’istinto omicida: l’azione delittuosa è inquadrata in una reazione incontrollata, attualmente cosiddetto “dolo d’impeto”. Mariniello, chiamato a rispondere di un omicidio risalente a circa quarant’anni fa, difeso di fiducia dall’avvocato Gregorio Sorrento, è attualmente recluso per usura aggravata dal metodo mafioso. Per questa stessa accusa, aveva chiesto e ottenuto di dire la sua con delle dichiarazioni spontanee, facendo affermazioni pesanti.