«Mai patti con Zullo ma andrò in galera» 

L’ex vicesindaco Polichetti rompe il silenzio: «Attendo il decreto di esecuzione della pena ma la verità prima o poi uscirà»

L'ex vicesindaco rompe il silenzio: Enrico Polichetti si dice pronto ad andare in carcere, così come disposto dai giudici della Corte di Cassazione, ma rivendica con forza la sua innocenza e soprattutto l’estraneità ai fatti che lo vedono coinvolto nello scambio elettorale politico-mafioso con il clan Zullo. Da una settimana Enrico Polichetti si era volutamente sottratto ai riflettori in attesa dell’ordine di carcerazione che dovrebbe arrivare, a questo punto, entro domani.
Ieri però l’ex vicesindaco ha deciso di commentare la sentenza con un post apparso in mattinata sulla sua pagina Facebook, senza nascondere perplessità per l’esito di un procedimento giudiziario che andava avanti ormai dal 2016. «La sentenza di conferma di condanna emessa dalla Cassazione mi ha lasciato senza fiato, mi è crollato il mondo addosso, non me l’aspettavo - ha scritto Polichetti sui social -. Dopo la drammatica odissea giudiziaria che la vita mi ha riservato, con la Cassazione speravo davvero di poter finalmente ripartire e mettermi tutto alle spalle. Ma non è stato cosi e il mio calvario non è terminato. Sono in attesa di decreto di esecuzione della pena, e sono pronto ad accettarlo senza se e senza ma, con forza, determinazione e coraggio per percorrere la strada che mi attende. Questo non mi vieterà di continuare nel rispetto delle istituzioni a lottare senza sosta, con ogni mezzo giuridico a mia disposizione per dimostrare la mia innocenza».
Polichetti era stato accusato dal “pentito” Giovanni Sorrentino di aver favorito - in cambio di sostegno elettorale e con la complicità del funzionario comunale Angelo Trapanese (assolto con formula piena) - esponenti del clan Zullo nell’organizzazione delle Festa della Pizza 2016. Assolto in primo grado, l’ex vicesindaco cavese, che intanto non aveva esitato a dimettersi dalla carica politica, pur continuare a professare la sua innocenza ed estraneità ai fatti, era stato successivamente condannato in secondo grado a cinque anni di reclusione già a luglio del 2021 dai giudici della Corte d’Appello, che avevano riqualificato le pene dopo il ricorso della Dda, condannando con lui Dante Zullo (24 anni e dieci mesi di reclusione), Vincenzo Porpora (14 anni), Geraldine Zullo (15 anni e sei mesi), Carmela Lamberti (10 anni e due mesi), Carlo Lamberti (10 anni e quattro mesi), Antonio Di Marino (10 anni e sei mesi), Antonio Santoriello (14 anni), Vincenzo Zullo (10 anni), Domenico Caputano (sei anni e sei mesi) e Mario Caputano (tre anni e sette mesi).
La scorsa settimana, poi, i giudici della Corte di Cassazione, respingendo ogni ricorso, hanno confermato il giudizio di secondo grado. Ad oggi, quindi, Polichetti ha preferito non presentarsi spontaneamente alla casa circondariale di Salerno ma attendere l’ordine di carcerazione del pm, ma intanto ribadisce la sua innocenza auspicando che quanto prima la verità venga a galla. «Ho già dato mandato ai miei legali di percorrere qualsiasi strada percorribile - continua Polichetti -. Posso gridare con forza, nonostante la pronuncia della Corte, di non aver mai stretto alcun patto o accordo elettorale con Dante Zullo. Vorrei approfittare per ringraziare tutti coloro che, in questi momenti difficili, hanno dimostrato affetto e considerazione nei miei confronti, non facendomi mai mancare il loro prezioso calore umano. Continuate con la vostra vicinanza e presenza, perché questa è la vera forza. Sono sicuro che prima o poi uscirà fuori la verità».
Giuseppe Ferrara
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