L'INTERVENTO

Lo spirito di Kennedy salva il Mezzogiorno

Come ricorda spesso Carlo Borgomeo, direttore della Fondazione con il Sud un percorso di sviluppo (sostenibile) per il Mezzogiorno ha bisogno di due condizioni fondamentali: non bastano gli aiuti esterni se manca l’impegno degli attori del territorio e la capacità di sentire e farsi protagonisti di quel percorso. Abbiamo imparato molto bene col tempo che se manca una delle due condizioni il cammino si arresta o non è praticabile. Tenendo a mente quest’approccio il Mezzogiorno ha oggi bisogno di due elementi fondamentali. In primo luogo bisogna rinsaldare legami civici sul territorio ovvero costruire e rafforzare il capitale sociale locale. L’attore primo e principale dello sviluppo locale è infatti quella rete di relazioni tra i portatori d’interesse, fondamentale per avviare iniziative produttive generative e di successo. Il Sud deve fare innanzitutto conto sulle proprie forze ed energie con iniziative pilota come quelle degli acceleratori di capitale sociale dove le Fondazioni raddoppiano le somme raccolte dal territorio ma intervengono solo dopo che questo è avvenuto. O progetti come quelli di bandi privati per l’innovazione sociale dove Entopan a Catanzaro ha imparato senza soldi pubblici a far emergere i migliori progetti di sviluppo sostenibile sviluppando poi una professionalità nell’accompagnamento di questi progetti sul mercato con finanziamento alla pre-incubazione o allo start up. Per adottare questo approccio è richiesto al Sud un cambio di mentalità che deve passare dall’approccio “estrattivo” (cerco di capire quante risorse monetarie posso ottenere dallo stato, dall’amministrazione locale o dalle reti di protezione contro la povertà e mi accontento spesso di microassistenzialismo) a quello “produttivo” (mi domando cosa posso fare per creare valore e contribuire allo sviluppo del mio territorio). E’ il caso di dire che il Mezzogiorno ha grandissimo bisogno di un approccio alla Kennedy ricordando quando il presidente americano invitava i propri connazionali a non domandarsi non tanto cosa gli Stati Uniti potessero fare per loro ma quanto piuttosto potessero fare loro per gli Stati Uniti.
La sfida da far tremare i polsi per gran parte del Mezzogiorno è quella di contrastare il progressivo spopolamento e la decadenza delle aree interne e di quei territori tagliati fuori dalle direttrici principali di comunicazione del paese. Una sfida che è politica prima che economica perché è ben noto oggi che in Italia, come in altri paesi ad alto reddito, la frattura sociale che separa il ceto cosmopolita ed integrato da quello assalito dalla paura e dalla tentazione dei populismi non si gioca solo tra ricchi e poveri ma tra città e campagna, tra zone dell’alta velocità e aree marginali. L’intervento del governo diventa a questo proposito essenziale. La questione delle grandi infrastrutture di trasporto in alcune aree del Sud è ineludibile e ci ricorda che il software del capitale sociale ha bisogno di un hardware fatto di infrastruttura e logistica che funziona. Il grande tema dell’intreccio tra tempi e costi delle cause civili, della burocrazia e del rischio ed incertezza legale è l’altra battaglia che dobbiamo riuscire a vincere. Fulminante una frase recente dell’ad Salini di Impregilo quando ricorda con un’iperbole (ma non troppo) che abbiamo fatto l’Autostrada del Sole in 5 anni mentre oggi ce ne vogliono sei per fare un tombino. Il vero spread su cui dobbiamo concentrare i nostri sforzi nel prossimo futuro è dunque questo (la differenza dei tempi di durata dei processi) se è vero che l’Italia viene vista dall’esterno come un grande paese ma con un enorme “rischio legale”. I dati su migrazione dei cervelli e dinamiche di occupazione e sviluppo offrono una fotografia veritiera ma troppo severa del Mezzogiorno. Che è sicuramente indietro dal punto di vista dello sviluppo economico ma è anche una terra ricca di valori, di tradizioni, di attenzione alle relazioni, fattori che contribuiscono tutti grandemente a risolvere il problema della povertà di senso dell’esistenza che è l’altra grande malattia della società occidentale. Assieme a questo, il Sud è ricco di storia, di cultura, di ricchezze paesaggistiche ed enogastronomiche che rappresentano il genius loci della grande maggioranza dei suoi territori. In un’economia che deve evolversi e diventare sempre più circolare e capace di creare valore dematerializzando la produzione questi ingredienti possono essere il petrolio del futuro. A patto che la lezione sul capitale sociale e sul passaggio dall’approccio estrattivo a quello produttivo sia compresa a fondo ed accompagnata da un impegno dello stato sul fronte delle infrastrutture e dei tempi e costi di realizzazione delle opere. Il presidente del Consiglio ha chiuso il primo festival nazionale dell’economia civile a Firenze dimostrando una profonda sensibilità e sintonia con l’approccio dell’economia civile stessa che indica l’orizzonte di società generative e ricche di senso capaci di creare valore sostenibile attraverso l’azione organizzata di quattro attori principali (mercato, istituzioni, cittadinanza attiva, imprese responsabili). Per questo la capacità di premiare anche fiscalmente prodotti, processi e filiere capaci di contribuire a ricchezza e benessere del territorio è nelle sue corde e nelle idee di politica economica dell’attuale manovra di governo. Essendo al timone e senza interessi di partito è oggi garanzia importante che l’attività di governo venga indirizzata verso questi obiettivi e non dirottata su altri percorsi per interessi di consenso di breve termine. Dobbiamo pertanto sperare che abbia forza ed energie per portare a termine assieme alla squadra che guida il paese quest’opera in tempi molto difficili.