L'INTERVENTO

Le previsioni elettorali stravolte ai tempi della pandemia mondiale

Era appena la fine febbraio e in Italia l’argomento principale del dibattito politico era la vittoria in Emilia-Romagna di Stefano Bonaccini contro Lucia Bergonzoni. Quell’affermazione aveva consentito di tirare un sospiro di sollievo al Pd e tuttavia si cominciava a discutere con una certa preoccupazione dei successivi appuntamenti regionali, tra cui le elezioni in Campania. Il contesto era quello della Lega di Matteo Salvini valutata nei sondaggi invariabilmente sopra il 30% e della parallela crescita di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Insomma, la vittoria di Bonaccini appariva come una parentesi che aveva scongiurato un dramma esistenziale per la sinistra appenninica, un sussulto di resilienza degli emiliano-romagnoli, però difficilmente replicabile in altre parti del paese.

In Campania, infatti, il centro- destra dibatteva al suo interno piuttosto animatamente su chi dovesse essere lo sfidante del governatore De Luca, immaginando il prescelto già come un presidente in pectore. Adesso sembra un ricordo lontano ma la candidatura di Vincenzo De Luca era messa seriamente in discussione nel Pd e dall’alleato di governo, il M5S, che proponeva in alternativa il ministro dell’ambiente Sergio Costa. E nelle percezioni dei più accreditati cronisti solo un’alleanza Pd-M5S, che sacrificasse De Luca, poteva offrire una possibilità di vittoria per il fronte giallo-rosso. Poi su di noi si è abbattuto il flagello della pandemia che, oltre le nostre vite quotidiane, in sessanta giorni ha stravolto ogni proiezione politica precedente. L’emergenza sanitaria ha rafforzato, non solo in Campania, chi era al comando delle istituzioni: un fenomeno ricorrente durante le crisi, ma che in questo frangente storico ha amplificato l’esposizione mediatica di presidenti e governatori con un ritorno in termini di gradimento favorevole abbastanza generalizzato.

Eppure, il caso De Luca è stato un fenomeno a parte, sempre eccessivo nella comunicazione - talvolta ai limiti del grottesco - , però il suo decisionismo è stato apprezzato dalla popolazione rispetto alle titubanze governative e all’assenza di proposta degli avversari. Queste dinamiche in prospettiva politica hanno soprattutto rovesciato in brevissimo tempo le previsioni pessimistiche per il governatore uscente rispetto agli esiti elettorali in Regione. Solo sessanta giorni prima sembrava in una parabola discendente, messo in discussione nel suo stesso partito e dagli alleati, con numerosi rivali pronti a sfidarlo. Oggi, invece, soprattutto se si votasse a luglio la vittoria sarebbe scontata, senza che il M5S possa offrire una proposta alternativa credibile e nessuno sfidante del centro-destra realmente temibile. Nulla è scontato se si dovesse invece votare in autunno. Infatti, così come le crisi ribaltano rapidamente gli scenari politici, altrettanto velocemente può avvenire il processo inverso.

Nondimeno, il M5S locale continua a essere assente nello spazio pubblico, sostanzialmente un partito entrato involontariamente in clandestinità e viene francamente da chiedersi da chi sia composta la più numerosa deputazione parlamentare campana nella storia repubblicana. Il centro-destra, al contrario, ha sicuramente una classe dirigente più presente e riconoscibile, primo fra tutti l’ex presidente Caldoro, eppure sembra indebolito nella leadership nazionale di Salvini e annichilito nelle sue élite locali. Quindi il futuro è già scritto? Meglio essere prudenti. Abbiamo capito quanto in tempo di Covid azzardare previsioni oltre i sessanta giorni possa essere estremamente avventato.