Emiliana Mannese

LA RIFLESSIONE

Le parole di Grillo e il silenzio del mondo della cultura

La settimana scorsa, durante un incontro politico del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo – fondatore ideologo di questo gruppo – rivolgendosi alle opposizioni e alle più alte cariche del nostro Paese, decide di bloccare l’attenzione dei partecipanti con una parola: autistici. L’utilizzo del termine autistico, come invettiva, è una delle azioni più gravi, meschine e pericolose per la nostra Democrazia e per la nostra condizione di esseri umani. Inutile dirlo la Costituzione che tutela i soggetti svantaggiati anche in questo caso è stata violata. Oggi, a distanza di una settimana, già non se ne parla più in attesa della prossima offesa che, chiaramente turberà tutti formalmente, ma nella sostanza nulla cambierà. Non parlerò qui della patologia, posso solo dire che l’autismo è una sindrome grave e, per molti aspetti, ancora oscura nelle sue declinazioni eziologiche. La scienza medica, pedagogica e psicologica è costantemente impegnata nel tentativo di sostenere il soggetto autistico e la sua famiglia. Poi un bel giorno da un palco politico, e sottolineo politico, un comico decide di rappresentare plasticamente la tragedia umana della contemporaneità: l’ignoranza e la supponenza. Mentre il comico utilizzava i termini autismo ed Asperger il pubblico applaudiva e rideva, rideva ed applaudiva. Un popolo “normale”, o minimamente “consapevole”, che sa ancora utilizzare il libero arbitrio e la facoltà di giudizio, avrebbe deciso di mettere in atto azioni fortemente stigmatizzanti dopo una tale violenza. Va senza dire che il popolo della rete ha reagito con messaggi più o meno indignati, ma questo tipo di indignazione non dura più di due giorni, poi si passa alla volgarità successiva. E come ho detto già altre volte, da questa pagine, il popolo della rete non è la realtà, non è il sentire reale dell’“umano” ma è, a mio avviso, una proiezione edonistica ed omologante del pensiero. Il silenzio del mondo della cultura e segnatamente, del mondo pedagogico è stato davvero assordante. Allora ho pensato di scrivere come pedagogista e come cittadina che, per scelta culturale e civica, non frequenta il mondo social. Ho pensato di utilizzare il giornale “la Città” per dire alla politica in generale di occuparsi delle difficoltà di noi tutti senza utilizzarle o deriderle, di tacere quando non conosce il significato delle parole che utilizza. Di tacere e basta perché ha dimostrato di essere incapace e supponente. Chiaramente questo mio pensiero non è solo rivolto ai Cinque Stelle, che comunque ogni giorno riesce a fare e a dire una nuova enormità, ma anche ai politici dell’opposizione di Governo. Penso alla nostra Regione. Se ci fosse stata una politica non curvata su familismi ed opportunismi imbarazzanti i Cinque Stelle, alle politiche, non avrebbero raggiunto il 60%. Ai ragazzi autistici ed alle loro famiglie dico: ci sono persone consapevoli – e sono tante – che sono con voi e con voi combattono ogni giorno nel rispetto della difficoltà e della dignità di tutti.

*Pedegogista clinica Professore Associato Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi di Salerno