L'OPINIONE

Le fake news pericolose come la pandemia

La comunicazione ai tempi del coronavirus. Cosa comunicare e come farlo? Che impatto ha sulla vita e sulla emotività delle persone? Difficile, certo, ma proviamo a fare chiarezza. In questi giorni in rete ci sono migliaia di articoli, molti di questi diventano virali e sono più pericolosi della pandemia perché a una situazione generale complessa non è il caso di aggiungere ansia e preoccupazione rischiando di minare la già precaria serenità dei più fragili. Il rischio è di incappare in notizie prive di fondamento, strutturate per accrescere il traffico di siti internet che, spesso, non sono neanche testata giornalistica. Occorre accertare l’autorevolezza della fonte che pubblica il contenuto che ci interessa. Fidiamoci di chi fa questo lavoro con perizia, senza dimenticare il codice deontologico della professione giornalistica nel caso di testate e del codice etico nel caso di blog o pagine di divulgazione.

Faccio un esempio: Repubblica , il Corriere della Sera , la Città , il Mattino , piuttosto che il Fatto Quotidiano , sono sinonimo di garanzia. Non c’entra l’entratura politica dell’organo di informazione, quanto il fatto che a scrivere siano dei professionisti che verificano le notizie prima di darle in pasto alle persone. Ognuno può e deve leggere la testata che preferisce ma le fake news sono pericolose. Si tratta spesso di notizie totalmente inventate o comunque costruite senz’arte nè parte, mi sia concesso di dirlo - solo per attrarre l’attenzione del lettore. Un contenuto scadente a cui viene accostato un titolo ingannevole ed il gioco è fatto. Questo comporta che, insieme alle visualizzazioni e ai clic, cresce la paura, nemica temibile almeno quanto il Covid-19. Dobbiamo tutti fare attenzione a quello che leggiamo e soprattutto a quello che condividiamo sui social essendo più responsabili per tutti. Immaginiamo di condividere un post che dice: «Ho letto che il lockdown durerà almeno fino al 30 dicembre, sarà un disastro per il Paese».

Una notizia del genere crea caos e panico. A chi fa bene? Come contribuisce a creare un’informazione corretta? A nessuno, spero davvero che siamo d’accordo! Altra riflessione da fare è relativa alla pubblicazione di post su quelli che riteniamo siano i nostri profili social privati ma, ormai è bene accettarlo una volta per tutte, sono delle agorà pubbliche a tutti gli effetti. Lo percepiamo come il salotto in cui accogliamo amici ed interloquiamo con loro ma, in realtà, quel divano si trova su un palco con tanto di platea. Diamo sfogo ai nostri pensieri, agli stati d’animo e a tutto quello che ci passa per la testa. Ci sta, ma qualche regola dovremmo darcela. Mi spiego meglio: non mi è neanche passato per la testa di esprimere opinioni sul coronavirus. Non sono un medico e non tocco il tema salute perché non ne ho le competenze. Parlare di ciò che sappiamo - e mai per sentito dire - è fondamentale. Ricordiamoci che siamo responsabili di tutto quello che condividiamo, per noi ma soprattutto per gli altri. La prossima settimana condivideremo qualche riflessione su quanto sia importante comunicare, per le nostre vite e per il nostro lavoro.

(*: direttore Marketing e Comunicazione Fmts Group. Direttore del “Premio Fabula”)