Il confronto

Lavoro per i giovani al di là del qualcosismo 

Testa a testa tra il magistrato Russo e l’ex ministro Conte sul sistema Salerno

Russo: Cominciamo con un tuo giudizio sulla Salerno di oggi.
Conte: Premetto che considero interessante il confronto tra mondi diversi, quello della politica e quello della funzione giudiziaria, pur se spesso attraversati da tensioni e sospetti. Quanto al merito della tua richiesta, trovo incomprensibile la sottovalutazione della crisi in cui versa Salerno. L’economia delle famiglie e delle imprese è debole in città come in provincia. Oltre 40 comuni sono soggetti a spopolamento. La disoccupazione giovanile supera di oltre il 25 per cento quella del Nord. Il reddito pro capite si è ridotto di 1/3 rispetto agli anni ’80. La borghesia si è mediatizzata, non è più ceto dirigente.
Russo: Ma la borghesia non è più un ceto dirigente ovunque. I suoi valori tradizionali, quali probità, laboriosità e cultura sono stati sommersi da una classe indistinta di consumatori, appiattita verso i livelli di sub-cultura di quello che una volta veniva definito dai marxisti il “sottoproletariato”; o, se preferiamo, la plebe. In queste condizioni versa pure Salerno; non vedo figure carismatiche né gruppi di aggregazione capaci di presentare programmi forti e alternativi.
Conte: Certo, il fenomeno è generale, ma qui è divenuto preoccupante. Salerno, da dove, invertendo una tradizione storica, in due anni si sono trasferiti verso altre località 12 mila cittadini, è in balia d’improvvisazione e di dichiarazioni a effetto. Non esprime un pensiero politico. È vittima di un voto comandato e di mappe mentali invecchiate e speculative. Si è riempita di palazzi ma, fatto significativo, manca di un grande imprenditore dell’edilizia che svetti a livello nazionale. Alla crisi del sistema industriale non è subentrato, come altrove, lo sviluppo dei servizi moderni e della commercializzazione 2.0, bensì la speculazione.
Russo: Ma in vent’anni sono state fatte cose che cinquant’anni di Democrazia Cristiana e Socialisti insieme nemmeno sono riusciti a immaginare. Quando venni da Milano, all’inizio degli anni ’80, l’atroce sonnolenza levantina di amministrazioni fluttuanti, e a volte addirittura comiche, non lasciava nemmeno la speranza di una città diversa.
Conte: La tua analisi non coglie a pieno la realtà politica. La città, fino agli anni ’80, è stata amministrata, nel bene e nel male, dalla Dc anche grazie a intese di fatto con Pci (vedi zona industriale e lotti di completamento). Il Psi, in quel periodo, di là delle alleanze, svolse un ruolo marginale. Divenne, invece, protagonista negli anni ottanta, promuovendo l’alternativa di sinistra con programmi, finanziamenti e opere che determinarono una svolta destinata a durare. Anche se, poi, molte opere sono restate incompiute ed è progressivamente prevalsa la logica delle “bolle”: la bolla della comunicazione, la bolla delle società miste, la bolla dell’uomo d’azione, e via dicendo.
Russo: Però non c’è stato alcun partito o una qualsiasi forte personalità capace di contrastare quella che definisci “la logica delle bolle”.
Conte: Vero. I gerenti della destra non hanno fatto politica, si sono limitati a magnificare Berlusconi; e De Luca, anziché rilanciare la sinistra di programma, li ha rincorsi imitandone il populismo e l’antipolitica. Ha condiviso, a livello locale, la reincarnazione nazionale di una delle principali eredità del fascismo, fatta di slogan ingannevoli finalizzati a mobilitare la popolazione contro il passato e gli avversari, e non su una prospettiva nuova.
Russo: L’antipolitica quindi come origine dei mali italiani? O piuttosto all’origine della crisi c’è stata la trasformazione dei rapporti di forza fra classi lavoratrici e capitale verso un nuovo tipo di produzione in cui il lavoro è solo una componente secondaria e sostituibile? Non è per caso che negli ultimi vent’anni le garanzie legali dei lavoratori siano evaporate?
Conte: Vero, ma queste sono solo alcune delle conseguenze perverse della crisi, le cause risiedono nel processo di delegittimazione, avviato agli inizi degli anni ’90, che in Italia ha generato tre forme di antipolitica: il tele-populismo di Fi, il cyber-populismo del M5S e il leaderismo istituzionale del Pd. I loro slogan - lo “sfratto” dei partiti di Berlusconi, il “vaffa……” di Grillo e la “rottamazione” di Renzi –hanno fatto da controcanto all’azione liquidatoria svolta da “Mani Pulite”. La vittoria del capitale sul lavoro, alla quale tu fai riferimento, è figlia di questa svolta reazionaria.
Russo: E perché i magistrati l’avrebbero fatto?
Conte: L’idea dalla quale partirono i magistrati, in particolare il pool di Milano, fu ispirata dalle forze economiche e dai loro giornali. Dopo la caduta del muro di Berlino, in un mondo che si andava globalizzando, i partiti e la politica apparvero superati, per non dire frenanti perché invasivi. E l’alta finanza, per impossessarsi dello Stato (privatizzazioni), aveva interesse a liberarsene e assumere la guida del Paese tramite propri riferimenti.
Russo: La capacità dei magistrati di rivestire un ruolo politico autonomo come corpo giudiziario è sempre stata pari a zero. L’antipolitica è un virus latente nel circolo sanguigno della democrazia, che si manifesta a singhiozzo, fin dai tempi di Pericle. Alcibiade docet: il magnetismo retorico della sua figura affascina gli ateniesi, ma inizia a minare, con il suo populismo, la repubblica di Pericle. Piuttosto i primi segnali dell’antipolitica appartengono già ai primi anni dell’era Craxi. Le picconate di Cossiga colpiscono la funzione di garanzia del presidente della Repubblica e l’autonomia del Csm; Craxi riempie di bordate la magistratura per gran parte degli anni ’80; il Parlamento viene fatto oggetto di una provocazione populista da parte dei radicali di Pannella con l’elezione della pornostar Cicciolina a Montecitorio. Mani Pulite è stata, per certi versi, la battaglia perdente dei giudici, l’ultima trincea dello Stato per la difesa dei principi etici, propri di quella borghesia illuminata di cui tu lamenti la progressiva scomparsa a Salerno come altrove.
Conte: Questa lettura non fa giustizia al ruolo di Craxi che è stato diverso da quello di Cossiga o di Pannella, anche se coglie alcune delle motivazioni con le quali si giustificò quel fenomeno, che si rivelò, nel concreto farsi, diverso con un andamento del quale vanno colti il perché, il come e le conseguenze determinate sugli equilibri economici e politici. Gherardo Colombo, magistrato del pool di Milano, sostenne che spettasse alla magistratura farsi carico di un’opposizione di sistema, e che dovesse abbandonare la posizione di terzietà. Prospettiva che non fu solo teorizzata ma messa in pratica, come documenta l’andamento delle indagini: si concentrarono in tre anni (92-94), poi, a missione compiuta (la liquidazione dei partiti), il picco calò ai livelli del 1991. Il fenomeno si diffuse, a macchia di leopardo, e a Salerno mise fuori gioco il Psi. Non si può certo sottacere che, se Giordano non fosse stato costretto a dimettersi, De Luca non sarebbe stato mai eletto sindaco e Salerno non sarebbe sprofondata nella crisi in cui versa.
Russo: È evidente che la mia opinione su queste affermazioni non può che essere diversa. Ma adesso più che del passato vorrei parlare del futuro. La capacità di immaginare il futuro progettualmente con idee concrete è sicuramente una prerogativa e un merito dei vecchi socialisti. Credo che tu abbia una proposta importante sul dramma della disoccupazione giovanile, non meno urgente di quello dei migranti.
Conte: Certo, c’è bisogno di un nuovo progetto, come negli anni ’80, una svolta all’insegna di “Cambia Salerno Cambia” che proietti le nostre comunità verso l’Europa e fuori dal qualcosismo regionale. Una meta verso cui si può tendere ora e da qui, facendo quello che è nelle nostre possibilità; dando, per esempio, priorità e sostanza al rapporto scuola – lavoro con scelte dirette a promuovere i giovani laureati campani, il cui reddito familiare non superi i 20 mila euro annui, da attuare con protocolli istituzionali previsti dalla legislazione. Sintetizzando per punti. 1. Costituzione presso le Università, pubbliche e private, di un dipartimento welfare che accompagni i giovani laureati per due anni. 2. Corso post-laurea per la formazione di 1000 guide turistiche regionali, di cui 400 a Salerno, da assegnare presso enti pubblici e privati, prevedendone l’assorbimento a regime. 3. Assegno a studenti che si laureino nel tempo previsto, per l’inserimento lavorativo presso enti pubblici e privati. 4. Indennità biennali per giovani, riconosciuti particolarmente meritevoli dalle commissioni di laurea, da assegnare ai centri di ricerca da attivare nelle aree protette, quali parchi e oasi. 5. Costituzione di un gruppo di neolaureati presso il consorzio universitario prevenzione grandi rischi, con sede a Salerno, per la predisposizione di una mappa dei rischi ambientali, compresi gli incendi, con le relative linee d’intervento.
Russo: Con quali risorse?
Conte: 100 milioni l’anno si possono recuperare dal taglio di contributi inutili che la Regione eroga a pioggia, per il resto, basterebbe attivare un’addizionale regionale sui redditi superiori a 150mila euro annui.
Russo: Proposta condivisibile. Ma la disoccupazione dei laureati arriva almeno ai quarantenni. Io penso a un provvedimento urgente sul tipo della legge 285 del 1977. In un sol colpo, già nel 1979, lo Stato diede lavoro all’incredibile numero di 500mila giovani tra diplomati e laureati. Buona parte dell’organico della pubblica amministrazione di oggi viene da quell’esperienza, ma ormai si tratta di funzionari alle soglie della pensione. La legge 285 si finanziò con l’aumento delle accise sulla benzina, adesso è tempo di guardare a una tassazione patrimoniale. A New York sta per farlo il sindaco De Blasio sulle ricchezze più ingenti.
Conte: La legge 285 riguardava i giovani tra i 18 e i 29 anni, ed ebbe una grande ricaduta nel Sud perché collegata ai piani di formazione delle regioni, alla legge sull’imprenditoria giovanile e all’intervento straordinario riformato con la legge di riforma n. 64. Ora il Sud è senza protezione, la legge n.91/2017, approvata nel disinteresse della Regione e dei nostri parlamentare, ha una copertura riciclata e una modesta capacità d’incidenza. C’è bisogno di misure di sistema che coniughino lo sviluppo e la globalizzazione dal punto di vista del Sud e non viceversa. In attesa appare, perciò, utile promuovere iniziative di competenza della Regione che non può limitarsi a “gridare al lupo” e fare da spettatore burocratico della malasanità, dell’abusivismo, degli incendi e degli inquinamenti ambientali e sociali. Deve essere vettore di economia e di occupazione perché solo così può incidere, cosa che non fa da anni, sulla prossima legge di stabilità - che prevedrà sgravi fiscali di settore - anche per evitare che finisca per favorire essenzialmente il Nord. Giova considerare che queste cinque idee, se articolate e attuate, interesseranno, in due anni, circa 20 mila giovani campani e potrebbero determinare un effetto domino e un’ accelerazione generale sul sistema produttivo e dei consumi.
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