IL COMMENTO

Lavoratori trattati da sudditi

Lavorare e non essere pagati: è sempre più questa la regola, la normalità, nella provincia di Salerno, come in tante altre zone d’Italia. Sembra incredibile, un elementare...

SALERNO. Lavorare e non essere pagati: è sempre più questa la regola, la normalità, nella provincia di Salerno, come in tante altre zone d’Italia. Sembra incredibile, un elementare principio di convivenza viene messo in discussione, eppure accade, e accade tranquillamente. Fino a che i diretti interessati non si fanno sentire, anche minacciando di togliersi la vita.

Mettiamoli rapidamente in fila questi operai e lavoratori e queste operaie e lavoratrici che soffrono ritardi nei pagamenti dei loro salari e stipendi da tre, cinque, otto, dodici mesi, fino a casi in cui i mesi sono quindici o, anche, venti. Sono i dipendenti delle Comunità montane dell’intero territorio salernitano, del Consorzio per la raccolta dei rifiuti Sa2, così come quelli, in maniera ricorrente, delle cliniche convenzionate e di diverse municipalizzate, come, ad esempio, la Gesema di Mercato San Severino, o quelli dell’acquedotto di Sarno.

A questa situazione nota, perché si rende visibile attraverso le, seppure tardive, mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici e perché vede come responsabili diversi enti pubblici, si somma quella, poco conosciuta, dei ritardi dei pagamenti per i lavoratori delle società private.

È risaputo il caso delle coop sociali che erogano servizi alla persona e per la collettività, dalle comunità alloggio per minori e sofferenti psichici ai centri di aggregazione, i cui operatori percepiscono gli stipendi in maniera normalmente del tutto irregolare. E questo accade, solitamente, da sempre, cioè da quando hanno iniziato a lavorare nel settore.

È risaputo anche il caso delle cliniche private e convenzionate, anche in questo caso frequentemente al centro dei mancati pagamenti delle retribuzioni. Sono meno noti tutti gli altri casi, quelli maturati nelle aziende private di molteplici ambiti lavorativi, compresi quelli in cui le ditte per le quali si lavora sono vincitrici di appalti pubblici, come, ad esempio, nel caso degli operai della Global service impiegati nella pulizia del tribunale di Nocera Inferiore e non pagati da oltre sei mesi. Scarse o nulle informazioni si hanno in tutte le altre situazioni, ma chi scrive, così come, sicuramente, chi legge è a conoscenza di amici e parenti che sono privi da mesi dello stipendio o lo percepiscono in parti, “un po’ oggi, un po’ tra x giorni”, senza alcuna certezza.

Tutte queste situazioni sono accomunate da un fatto: dalla condizione di sudditanza in cui lavoratori e lavoratrici vengono costretti, forzati a trasformare il diritto a essere pagati in un favore, elargito come una concessione dall’alto da parte di istituzioni pubbliche o società private.

Siamo in un’economia politica del ricatto e della soggezione, in cui il lavoro pagato a singhiozzo e senza scadenze programmabili costituisce un modo di governare sia il consenso, nei casi in cui a prevalere sono le relazioni politico-clientelari, sia lo sfruttamento, nei casi in cui ad essere prevalenti sono i rapporti di estrazione di ricchezza dalla produzione.

Quali sono le conseguenze per chi l. avora è facile da capire: insicurezza, che si diffonde a famiglie e società nel suo insieme; ricattabilità crescente e, quindi, mancanza di libertà individuale e democrazia; paura, di essere licenziati e trovarsi senza soldi; ulteriore crescita della precarietà del lavoro, anche dove vi sono contratti a tempo indeterminato; dipendenza crescente da imprese e istituzioni pubbliche che gestiscono le erogazioni monetarie.

Una situazione insopportabile, che investe migliaia e migliaia di occupati nella provincia di Salerno.

Una situazione che tende a peggiorare, nonostante gli impegni di emergenza e le belle promesse. Una situazione che non può durare oltre, pena l'ulteriore impoverimento della vita economica, sociale e politica, e, quindi, da cambiare drasticamente.