IL MANIFESTO PER IL RILANCIO

La “scalata” dello sceriffo: «Il Pd ritorni tra la gente»

Il governatore rompe il silenzio e scuote il partito dopo la “batosta” elettorale L’Opa sulla leadership: «Congresso rapido e popolare, chi è stanco stia a casa»

SALERNO - Vincenzo De Luca parla da leader nazionale del Partito democratico. E, a questo punto, non è affatto escluso che possa lanciare l’opa sul Pd e candidarsi come sostituto di Enrico Letta. Il progetto di diventare segretario nazionale dei dem, del resto, è di quelli che non tramontano mai e che è sempre stato nel cassetto dei desideri di De Luca. E che ha preso ancora più vigore quando la segreteria è stata affidata a Nicola Zingaretti che, con De Luca, presenta diverse affinità, a partire dal fatto che entrambi sono presidenti di Regione. Così, dopo la batosta elettorale e il mea culpa di Letta, che s’è preso tutte le colpe e ha già annunciato che non si ricandiderà alla guida del Pd, De Luca, che in questa campagna elettorale è rimasto stranamente in disparte, lancia attraverso i social il suo “manifesto” programmatico per rialzare il partito, guidato in Campania dal commissario Francesco Boccia e in provincia di Salerno da Enzo Luciano. Un progetto che, se dovesse sorbire gli effetti sperati, aprirebbe le porte della segreteria dem al governatore campano.

Reagire con forza. «Avverto fra la nostra gente - scrive il governatore su Facebook - un clima di depressione, di “fine della storia”. Credo sia indispensabile uscire subito da questo stato d’animo. Il colpo è stato duro. Ma occorre reagire con forza. Chi si è stancato, stia a casa. Per chi vuole combattere è necessario guardare in faccia la realtà, con l’umiltà, il rigore, lo spirito autocritico necessariamente spietato, che ci è richiesto ora».

Ritornare tra le gente. De Luca analizza la sconfitta e propone la sua ricetta per riconquistare nuovamente la fiducia degli elettori. «Prima che un problema di uomini e di programmi - evidenzia - c’è un problema di relazioni umane. Nei nostri confronti è cresciuto un sentimento di insofferenza, di estraneità. Veniamo percepiti come un misto di presunzione, di supponenza e di inconcludenza. Il nostro linguaggio ha dimenticato le parole della gente normale. Parliamo una lingua morta. Spesso, non ci ascoltano neanche. Offriamo, il più delle volte, un personale politico senza nessun legame con i territori, cresciuto nelle stanze ammuffite delle correnti, o nei salotti pieni di luce e privi di aria. Non si vede gente che provenga dalla fatica e che conosca l’odore della terra bagnata, o il rumore di una fabbrica o l’angoscia di una vita di povertà, di una bottega che chiude, di un lavoro che non arriva mai».

Selezionare il gruppo dirigente. Proprio per questo motivo, a detta di De Luca «occorre scuotersi subito», in quanto «non è finita la storia» ma, piuttosto «è finita la vicenda di una forza politica, che non si è data una identità programmatica chiara e percepibile, e un modo di essere, di lavorare e di selezionare i suoi gruppi dirigenti sulla base del merito e della militanza. Dopo le elezioni - aggiunge - abbiamo davanti un problema politico enorme: è in gioco, ormai, il carattere di forza nazionale del Pd. Il Sud è scomparso dal suo orizzonte da anni e anni. E in queste condizioni, si rischia di diventare un partito meno che regionale, condannato all’ininfluenza».

L’onore della armi a Letta. Il governatore rende l’onore delle armi a Letta. «Ho apprezzato la grande dignità personale e politica espressa da Letta». E promuove la possibilità di «un congresso rapido, e quanto più aperto alla partecipazione popolare, e non autoreferenziale». Anche perché i panni sporchi vanno lavati in famiglia e, soprattutto, occorre cambiare passo. «Occorrono - tuona De Luca - chiarimenti di fondo. In questi anni, mi è capitato di segnalare innumerevoli volte le criticità, i vuoti programmatici, le degenerazioni della vita interna. Non ricordo, francamente, dirigenti che abbiano avuto il coraggio di parlare per tempo e con chiarezza. Ricordo solo gente politicamente corretta, e ben nascosta e mimetizzata. Si dovrà parlare anche di tutto questo, in una stagione politica, che ci obbliga a un linguaggio di verità. Con rispetto, attendiamo all’opera i vincitori delle elezioni. Nulla è più facile che parlare. Governare e decidere, è un’altra cosa».

Gaetano de Stefano