La Resistenza diventa multietnica

Rappresentanti degli immigrati alle iniziative nel centro della città. E i giovani delle scuole si affiancano ai partigiani

SALERNO. La Resistenza salernitana ha volti di diverse generazioni, etnie e provenienze politico sociali. È la resistenza culturale, dell’integrazione, persino dello sport. «Perché c’è sempre da resistere, oggi e domani ancora». Sono stati in centinaia a ribadirlo ieri, affollando la piazza Vittorio Veneto, antistante la stazione ferroviaria, già dalle prime ore del mattino, in occasione delle celebrazioni del 72esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Non la solita giornata commemorativa, che si limita alla posa di corone floreali sui monumenti eretti in onore ai caduti. Tradizione certamente importante, ma che quest’anno si arricchisce e si carica di significati politici e battaglie attuali, che a Salerno e in tutta Italia vengono combattute ogni giorno instancabilmente da cittadini e non. «La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza, che è il fondamento storico dello Stato nel quale viviamo tutt’oggi; in ogni suo articolo è ben visibile la necessità di custodire la preoccupazione dei costituenti di non ricadere negli errori e nella vergogna, provocati dall’avvento del fascismo nel nostro Paese»: la testimonianza di Luigi Giannattasio, storico militante dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), è quella che lui e gli altri associati portano da anni come lascito e monito diretto dei padri costituenti. Una testimonianza storica che incontra e incrocia quella dei giovani, anch’essi presenti con passione alle celebrazioni di ieri. «Siamo qui per ribadire la nostra idea di resistenza, prima che quella fisica sostenuta oltre 70 anni fa, innanzitutto resistenza culturale, quella che noi sosteniamo ogni giorno tra i banchi di scuola, con i libri, il confronto e la conoscenza, le nostre armi più efficaci contro il pericolo costante del ritorno dei fascismi moderni». Parole forti quelle pronunciate da Emiliano Sparano; non ha nemmeno 18 anni, studia al liceo scientifico Severi e ieri era presente anche lui con un folto gruppo di amici alla manifestazione per il 25 aprile.
Un corteo eterogeneo e colorato è giunto fino a piazza Cavour, di fronte al palazzo della Provincia. La folla si è raccolta sul lato mare per assistere ad uno dei momenti più emotivi della mattinata. Diallo Mamadou Boukharion ha 19 anni e viene dalla Guinea, indossa fiero un berretto e il fazzoletto al collo della Folgore, sono di un ex combattente e nonno di un suo amico italiano. Diallo scende con una piccola delegazione sugli scogli adiacenti l’Embarcadero, lancia in mare una corona di fiori in memoria di tutti gli immigrati che hanno perso la vita nel Mediterraneo, accompagnato dagli applausi commossi di tutti. «Siamo qui per resistere alle piaghe che affliggono la nostra Africa, lo dobbiamo alle nostre famiglie che abbiamo lasciato lì e a tutti i nostri compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta e che, in tanti, continuano a non farcela in questo maledetto mare». Con lui anche Daouda Niang, portavoce della comunità senegalese salernitana. Laureatosi in Francia in diritto internazionale, risiede a Salerno da 16 anni e ricorda a tutti i salernitani e gli italiani «che non esiste un noi e un voi, tutti siamo stati e siamo migranti, tanti giovani italiani migrano, il mondo è di tutti e occorre resistere dalla tentazione di cercare un nemico colpevole di problemi strutturali, i quali richiedono unione non odio gratuito per essere risolti». Una voglia di ripartire e resistere insieme che contraddistingue la squadra “Zona orientale Rugby popolare” di Salerno, nella quale «uomini, donne, immigrati, italiani, giocano tutti fianco a fianco, perché nel rugby, come nella vita, è fondamentale schierarsi insieme per guadagnare spazio, non per contenderlo, resistendo alle idee di discriminazione, sfruttamento, esclusione che stanno di nuovo prendendo tristemente piede nel nostro Paese», spiega Domenico De Pascale, presente anche lui con i suoi compagni della prima squadra di rugby popolare antifascista e antisessista della Campania.
Marco Giordano
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