L'OPINIONE

La qualità diventa appetibile. Ecco il Sud che funziona

La notizia può generare attenzione e commenti in qualche modo tipici, se si pensa a quanto spesso accade all’interno dei confini del Sud. E, invece, a valutare con un minimo di approfondimento la sequenza di informazioni che arrivano in queste ore da autorevoli fonti, per una volta, il meridione ne esce più che bene, offrendo l’immagine di un’azienda - La Doria SpA, Angri, provincia di Salerno - perfettamente rispondente al prototipo contemporaneo che, naturalmente, abbina alla fabbrica che funziona (e produce prima di tutto qualità, in questo caso nella filiera agroalimentare) un forte valore economico. “Con riferimento ad alcune notizie apparse recentemente sugli organi di stampa in relazione ad una possibile operazione sull’assetto di controllo della società - si legge nel comunicato dell’azienda - La Doria S.p.A. è informata dell’intendimento degli attuali azionisti di maggioranza di esplorare alternative di valorizzazione. Per quanto a conoscenza della società, le relative interlocuzioni sono tuttavia in una fase ancora preliminare”.

In altre parole, è proprio La Doria a spiegarci che sì, è vero, l’affare si è palesato all’orizzonte, ma tutto è ancora possibile. Giusto per ricordarlo, La Doria è una società quotata nel segmento Star di Borsa italiana, è il primo produttore europeo di legumi conservati, di pelati e polpa di pomodoro nel canale retail e tra i principali produttori italiani di succhi e bevande di frutta. Come pure è il primo produttore in Europa di sughi pronti a marchio del distributore, (private labels). Due numeri per capirci: il fatturato 2020 è stato pari a 848,1 milioni di Euro, “di cui il 97% - spiega l’azienda - generato attraverso il segmento delle private labels (marchi delle catene distributive) con i principali retailer nazionali e internazionali”. I fondi di private equity hanno, quindi, contattato la famiglia Ferraioli (63% del gruppo) - che con Antonio è al vertice di Confindustria Salerno - per ottenere il pieno controllo della società. Va detto che La Doria “capitalizza in Borsa 585 milioni e un margine operativo lordo di 83 milioni”, evidenzia Il Sole 24 Ore .

Risulta ben chiaro che la partita è in questo momento ancora aperta e che il gruppo di Andrea Bonomi (Investindustrial) attraversa la fase durante la quale si procederà alla definizione dei dettagli per acquisire la quota di controllo. Già si possono immaginare le diverse prese di posizione su quanto accadrà (o non accadrà). Ma ci pare necessario sottolineare che anche al Sud, anche in provincia di Salerno, esiste - sebbene solo in pochi casi risulti molto forte e temprata - l’imprenditoria che cresce e conquista pienamente i mercati, fino a diventare la più corteggiata dai fondi di investimento. Esiste, cioè, anche il Sud che funziona e diventa oggetto del desiderio. E che si fa anche attendere per decidere bene che cosa farà.

*Direttore editoriale SalernoEconomy