La Provincia abbandona i titoli a rischio 

Dopo 15 anni l’Ente dismette i contratti di finanza derivata: erano diventati un pericolo per i bilanci di Palazzo S. Agostino

È stata la “moda” finanziaria del primo decennio del 2000: le operazioni swap. E cioè strumenti di finanza derivata sul proprio indebitamento, sia in fase di gestione, sia di ristrutturazione. L’operazione più gettonata fu l’interest rate swap nelle sue varie tipologie, spesso stipulato per gestire i rischi di mercato o di credito che l’Ente stesso assumeva in relazione alla propria attività. Altre volte, invece, con l’intenzione primaria di procurarsi risorse fresche, sottovalutando o addirittura ignorando del tutto i costi impliciti dell’operazione e gli oneri e rischi ribaltati sul proprio futuro. Tra la fine del 2005 e la fine del 2007, sulla base dei dati tratti dalla Centrale dei rischi, il numero di enti che utilizzava strumenti derivati, quasi sempre swap di tasso di interesse, era aumentato, da 349 a 669, per scendere a 474 a fine 2008. E ad utilizzare questo strumento furono soprattutto le amministrazioni pubbliche campane. Tra queste anche la Provincia di Salerno che, adesso, corre ai ripari.
Il decreto del presidente Strianese. Il presidente Michele Strianese, infatti, con un proprio decreto, ha autorizzato il dirigente del personale e finanze “a porre in essere - si legge nel documento - tutti gli atti e i procedimenti necessari alla chiusura anticipata delle operazioni di swap”. E questo sulla scorta di una lunga ed approfondita relazione della società “FinanceActive” consulente della Provincia in materia di finanze dove si avvertiva del pericolo dell’Ente di mantenere in pancia dei derivati potenzialmente “tossici”, in grado cioè di influenzare negativamente il bilancio dell’Ente pubblico. Concetto ribadito poi in una lettera inviata alla Provincia dove il consulente dell’Ente pubblico sottolineava la necessità di dismettere subito due dei contratti perché la società, pur avendo indicato che i costi per il credito e liquidità sarebbero comunque rimasti invariati nel corso della trattativa per la dismissione, la cosa non era avvenuta, anzi.
I derivati da dismettere. Ma cosa sono i derivati? I derivati sono titoli il cui valore dipende (deriva) dall’andamento di un indicatore finanziario di riferimento (detto “sottostante”), quale il tasso d’interesse, le valute, gli indici di borsa, oppure le merci (oro, petrolio, soia, alluminio, cotone, succo d’arancia ecc.). A seconda di come sono costruiti sull’attività sottostante (tecnicamente la loro “struttura”), i derivati prendono nomi diversi: per esempio futures su indici di borsa, options su singole azioni, swap su tassi d’interesse o valute, e così via. Per quel che riguarda gli enti locali, il derivato per eccellenza è lo swap (letteralmente “scambio”) sui tassi d’interesse. Lo swap consente di sostituire il tasso d’interesse fisso, che le amministrazioni pagano su un certo capitale preso a prestito (bond, obbligazioni oppure mutui), con un tasso di interesse variabile, o viceversa. In periodi di tassi crescenti, infatti, risulta avvantaggiato chi ha acceso prestiti a tasso fisso, mentre in ipotesi di tassi decrescenti, risulta favorito chi si è indebitato a tasso variabile. Le amministrazioni quindi possono trovarsi, a un certo punto – come qualsiasi privato che abbia sottoscritto un mutuo o un finanziamento – nella condizione di pagare tassi più elevati rispetto a quelli di mercato, su debiti sottoscritti nel passato.
Gli swap della Provincia. Tra il 2004 e il 2008 la Provincia ha contratto cinque prestiti obbligazionari, per un totale di debito residuo complessivo di 213.281.057, 37 euro. Al 31 ottobre del 2019 i contratti swap esistenti raggiungono un totale di 129.591.673,98 euro. La parola d’ordine è di chiudere i conti “per perseguire una riduzione del rischio complessivo del portafoglio passivo derivante da prestiti obbligazionari, attraverso l’estinzione anticipata delle operazioni di finanza derivata, rappresentate da 4 contratti di swap 1 e 2, attualmente in essere, nei limiti dell’importo complessivo del fondo desinato a fronteggiare i rischi connessi ai derivati, vincolato nel risultato d’amministrazione”.
L’estinzione dei contratti. Per eliminare i derivati anche in corso, si è messa in moto, su ordine del presidente Strianese, la macchina dirigenziale. E, attraverso due determine, distinte e separate, del settore Personale e finanze, si è dato il via all’estinzione, anche se con procedure diverse. Per i primi due swap, infatti, la Provincia ha dovuto mettere mano al portafoglio e “impegnare, a favore della Dexia Credicop, l’importo di 25mila euro per far fronte, al verificarsi delle condizioni economiche di chiusura, al presumibile esborso derivante dall’estinzione anticipata del contratto di swap 1. Per gli altri contratti, stipulati con l’ex Opi, ora passati alla Intesa Sanpaolo, c’è stato, invece, un segno positivo: sul primo contratto, in scadenza nel 2034, il conseguimento di un valore di recesso positivo di 8mila 400 euro; sul secondo, in scadenza nel 2035, un recesso positivo di 51mila 600 euro.
Gaetano de Stefano
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