L'EDITORIALE

La politica locale e l’usato sicuro: bendarsi gli occhi è un optional

Ieri si è consumato il primo round della campagna elettorale

Ieri, con la consegna delle liste dei candidati sindaci e consiglieri comunali, si è consumato il primo round di questa campagna elettorale delle amministrative nel Salernitano. E spulciando tra nomi e simboli delle compagini politiche in campo, il primo, sommario bilancio è davvero sconfortante. Poche, rarissime novità, molto “già visto”. Insomma, nemmeno la pandemia che ha stravolto nazioni intere e cambiato le sorti di tanti Paesi, ridotto famiglie sul lastrico e cancellato larghe fette del sistema produttivo, sembra abbia minimamente scalfito i vecchi riti della politica dove alla novità si è preferito - ancora una volta - l’usato sicuro.

Soprattutto nei grandi centri che si apprestano al voto - Salerno, Battipaglia, Eboli - ma anche nei piccoli paesi, nell’ascoltare le prime dichiarazioni di obiettivi e programmi (sic!) di questa o quella lista, si può tranquillamente affermare che ormai la politica locale si è ridotta a un distinguo tra chi è “con” il governatore Vincenzo De Luca e chi è “contro”. Un distinguo che da 25 anni ha letteralmente paralizzato intere comunità, sacrificando le opportunità di sviluppo di un intero territorio alla convenienza dell’essere “con” o “contro” per racimolare voti e potere. Fuori, nel mondo reale, ci sono ben altre esigenze che la proposta politica non affronta o preferisce non farlo. E la pandemia Covid, con la quale combattiamo ormai da quasi due anni, ne è la cartina di tornasole. Nella pubblica amministrazione - dai Comuni, passando per la Sanità, la scuola - chi prima dell’emergenza virus era seriamente impegnato nel suo lavoro per garantire un servizio adeguato alla collettività, ha dovuto raddoppiare le forze per compensare all’inettitudine del collega fannullone che ha continuato a far nulla; anzi, assolutamente nulla, nascondendosi dietro il paravento offertogli dalla pandemia.

È il settore della Pubblica amministrazione quello che più preoccupa: dal piccolo al grande Comune della nostra provincia non ce n’è uno che non abbia subito contraccolpi dai tagli alla finanza locale decisi dal Governo centrale oppure dalla fantomatica “quota 100” che ha letteralmente svuotato gli uffici. Ma anche questi ostacoli alla fine sono diventati degli alibi per coprire storiche sacche di improduttività, clientele e posizioni di potere di inamovibili “boiardi” al servizio del Principe. C’è poco da stare allegri anche nel settore privato: a parte pochi imprenditori che, malgrado le difficoltà operative legate all’emergenza sanitaria e ai lockdown, hanno tenuto la barra dritta, altri hanno lucrato sugli aiuti arrivati dallo Stato. In questi giorni, grazie al lavoro investigativo, alcune truffe o vere e proprie ruberie stanno lentamente venendo a galla. Anche nel privato, dunque, opportunismo invece dell’impresa. Ecco perché il timore che i fondi del Recovery senza adeguati controlli possano diventare la fonte di arricchimento di “prenditori” senza scrupoli e camorristi, è purtroppo fondato.

Come ovviare, dunque, a questa doppia e pericolosa deriva? Argomentando sull’essere “con” o “contro” qualcuno, oppure mettendo finalmente mano ad un concreto programma di governo del territorio, magari con gli uomini giusti al posto giusto? La scelta tocca ai cittadini, al popolo votante, ammesso che il “popolo” sia ancora disposto a dare credito a questa classe politica. Perché il rischio è proprio questo: che al voto si vada per convenienza, piuttosto che con convinzione. La scelta è ampia: migliaia di candidati, decine di sindaci, molti balzati all’onore della cronaca politica grazie alle liste da condominio più che alla sostanza. Indro Montanelli, in occasione delle politiche del 1976 invitò i lettori del “Giornale” a turarsi il naso e votare Dc, piuttosto che far vincere il Pci. Ai salernitani quest’anno toccherà turarsi il naso e tappare le orecchie. Bendarsi gli occhi sarà un optional.