La palazzina liberty delle ex Mcm dal 16 maggio dello scorso anno è di proprietà del Comune

LA STORIA

La palazzina delle ex Mcm a Salerno: tante idee, ma resta vuota

L’immobile da un anno è stato formalmente acquisito al patrimonio del Comune
 

Il passaggio di proprietà è stato firmato il 16 maggio di un anno fa. La palazzina stile liberty, ultimo simbolo delle Manifatture Cotoniere Meridionali e della storia operaia di Salerno è entrata a far parte dei beni del Comune, ma ancora non è chiaro quale destino dovrà avere.
Il passaggio di proprietà. Nella convenzione stipulata il 20 maggio del 2005 dal Comune con la società Cotoniere spa (guidata da Gianni Lettieri), atto iniziale della costruzione del centro commerciale “Le Cotoniere” di Fratte, furono messi nero su bianco una serie di interventi, strutturali e urbanistici. Tra questi, alcune opere che interessano la riqualificazione del secondo lotto del progetto complessivo e si concentrano attorno a quello che fu il palazzo dell’amministrazione della Mcm e dove - fino a un anno fa - c’erano gli uffici di Cotoniere spa.
Riempire un contenitore. Tra le proposte che sono state sottoposte all’Amministrazione, la più recente è di un’associazione che ne vorrebbe fare un museo. In realtà, inizialmente, nella palazzina delle ex Mcm doveva nascere un museo delle industrie del Regno delle Due Sicilie e, contestualmente, avrebbe dovuto conservare al suo interno l’archivio storico delle Manifatture cotoniere che è il più importante d’Italia e che, in questo momento, è custodito dalla Soprintendenza di Avellino. Tra le ipotesi, è emersa poi la possibilità di destinare almeno una parte dell’edificio a uffici comunali. L’obiettivo è duplice: da un lato creare uno sportello in una zona densamente abitata, dove non c’è altra interfaccia con l’amministrazione; dall’altro quello di tagliare i fitti passivi che penalizzano fortemente le casse municipali. Basti pensare al settore delle Politiche scolastiche o a quello dei Tributi, ospitati in edifici privati per i quali il Comune paga un profumato fitto mensile.
L’idea del sindaco Napoli. Ma il sindaco Vincenzo Napoli ha in mente anche un altro destino per la palazzina fatta costruire da Federico Alberto Wenner, industriale svizzero arrivato a Salerno nel 1829 e fondatore delle industrie tessili. L’idea è quella del Museo della città. Una suggestione che – per la prima volta – l’attuale primo cittadino e allora assessore all’Urbanistica pose come proposta nell’ambito di un dibattito più generale sul ripensamento urbanistico della città. Era il 1983, Salerno veniva considerata una realtà urbana sospesa, incompiuta. Era una città da rifondare nella sua identità partendo proprio da una nuova impostazione architettonica e urbanistica. E fu proprio nell’ambito della Conferenza urbanistica “La città possibile” – che si tenne il 24 e il 25 novembre e che portò alla redazione delle schede urbanistiche nel 1986 – che Napoli parla per la prima volta la sua idea di «Un Museo della Città». Doveva essere inteso come un «Museo dell’architettura che in qualche modo catalogasse, organizzasse e portasse all’attenzione le architetture interrotte prodotte per la città, le tesi di laurea, i lavori professionali, così da rendere disponibile un archivio vivo, non da laboratorio del tassidermista. Insomma – insisteva Napoli – proprio un luogo dal quale poter attingere intenzionalità, volontà, cultura urbana». Tutto da mettere a disposizione della città: l’intenzione era anche quella «di offrire una seppur parzialissima risposta tesa a risollevare dalle crisi di identità i professionisti locali» e di «mettere a disposizione un magazzino di intenzionalità progettuali, di conoscenze e di analisi – progetto sulla città da utilizzare».
Il periodo degli svizzeri. Quale sarà il destino della palazzina Liberty ancora non è noto, la sua identità è strettamente legata al cosiddetto periodo degli svizzeri: a seguito dell’embargo napoleonico ai produttori ed esportatori inglesi e americani, che creava danni ai tessitori svizzeri, questi decisero di spostare i loro interessi in altre aree, in particolare nel Mezzogiorno. Così nacquero le industrie tessili di Fratte. Nel 1918 vengono nazionalizzati gli stabilimenti, con il nome di Manifatture Cotoniere Meridionali spa, che nel frattempo erano passate al figlio Roberto Wenner. Una lunga storia che, al momento, è ferma al 16 maggio di un anno fa.
Eleonora Tedesco
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