L'INTERVENTO

La nuova avvocatura, Salerno banco di prova

Gli avvocati e Salerno. L’imperativo categorico è dare un futuro ai giovani attraverso il rilancio dell’avvocatura. Ragazzi spazzola; ragazzi fotocopie; ragazzi raiders: alcune delle definizioni che si attaccano come un marchio addosso ai giovani all’inizio della professione. In una città “circolare” come la nostra, per rapporti e interessi, il fenomeno è più evidente. I meccanismi che impediscono prospettiva di crescita, di progressione in carriera, costituiscono una vera emergenza sociale. Sfatiamo un mito. Non si tratta della difesa di presunte caste che non intendono soddisfare la richiesta degli aspiranti avvocati di avere dignità; una tale infondata asserzione radica pretestuose ed astiose critiche per gusto di sconcerto, disagio, odio sociale. Si tratta, piuttosto, di una situazione generale che, a cascata, dagli avvocati più ”strutturati” discende inevitabilmente a lambire le nuove leve. Il punto va fatto sulla situazione dell’avvocatura italiana nella fase di crisi generale e delle misure che potrebbero sostenerla, opponendosi con forza alla mercificazione delle professioni intellettuali, e tra queste l’avvocatura. Gli avvocati non possono essere parificati a qualsiasi attività di produzione di servizi, toccando, invece, il superiore interesse alla co-amministrazione della giustizia, al pari degli altri soggetti della giurisdizione previsti dalla Costituzione. Ai giovani che hanno conseguito l’abilitazione si apre indubbiamente un futuro non semplice. Solo la qualificazione, la specializzazione, l’aggiornamento sono presidio di un progressivo affinamento delle doti necessarie per: garantire ai clienti l’affidabilità del patrocinio; per entrare nei mondi chiusi (anche della nostra città) che- con l’ausilio di noi più agee’- così possono deporre gli alibi del passato. La complessità delle fonti, cui si aggiunge la complessità delle giurisdizioni richiede una particolare competenza e abilità degli avvocati che intendano soddisfare la domanda di giustizia. È pertanto necessario allestire una categoria forense nuova, specializzata, aggiornata, preparata a raccogliere le sfide, anche quelle delle crisi che attraversa la sovranità, nel senso di essere pronti alle conseguenze della dismissione del diritto-dovere di amministrare la giustizia da parte degli apparati dello Stato. Da questo punto di vista, in tutta una serie di competenze statuali e provatistiche in materia di giustizia si assiste alla manifestazione del potere di mortificare il servizio sociale e la garanzia di professionalità quando i privati o lo Stato - e i suoi organi, per esso anche i magistrati- pretendono di garantire un “servizio” difensivo nei limiti in cui sia poco costoso, appena sufficiente ed a patto che non interessi se sia, proprio della libera intellettualità del prestatore d’opera di ingegno, finanche propulsivo di soluzioni e prospettive economiche. Non è questa la sede, ovviamente, per discutere l’ideologia sottostante. Si segnalano soltanto le ragioni della progressiva riduzione del ruolo del difensore e le prospettive asfittiche per i più giovani. Questo in una città come Salerno non può essere. Una città che si apre al futuro- con gli sforzi seppur iniziali di proiettarla in un contesto turistico ed infrastrutturale più ampio- deve dotarsi di strumenti tali da invogliare i giovani professionisti a restare e non a pensare di emigrare. Da questo punto di vista, ciò che è stato fin qui messo in atto nel tentativo di istituire una scuola forense di alta specialità, le interlocuzioni con le istituzioni, con gli altri ordini professionali, con il ceto economico e produttivo, tutto nel segno di un impegno che già negli anni passati si è dimostrato particolarmente efficace nella difesa della categoria, è un percorso tenacemente volto ad opporre un saldo di opinione positivo circa il prestigio dell’avvocatura nei riguardi della città stessa, volendo contribuire al salto in una dimensione europea. Ed allora, affrontiamo insieme, partendo appunto da un maggiore e più qualificato livello di accorsamento specialistico, le storture che hanno indotto a definire il traguardo del cosiddetto equo compenso. Due esempi soltanto: alcuni enti territoriali assegnano gli incarichi di recupero crediti senza che all’avvocato venga prospettata alcuna contropartita. O meglio, il professionista può contare solo sull’eventuale liquidazione delle spese a carico del soccombente, ma spesso è lo stesso legale a doversi fare carico, in caso di mancato pagamento spontaneo, del recupero coatto degli importi. Alcune società assicurative hanno la prassi di conferire ai cosiddetti fiduciari incarichi singoli di volta in volta, prescindendo e aggirando le convenzioni a monte. Per non parlare del conferimento degli incarichi attraverso il sistema del beauty contest per cui si chiede agli avvocati che partecipano alla selezione di presentare un’offerta al ribasso rispetto al prezzo di partenza. Questo non può essere più tollerato! Se la sfida alle “non regole” del mercato verrà dalla maggiore qualificazione e preparazione, la città assicuri dal canto suo sviluppo e gli avvocati saranno pronti a difenderne i diritti.