LA STORIA

La ladra seriale e la collega “libere” a Montecitorio

Detenute del carcere di Fuorni protagoniste in una manifestazione a Roma

Anna, ebolitana, è detenuta a Fuorni per una serie di furti seriali in note gioiellerie: da un anno e nove mesi non oltrepassa i cancelli blindati dell’istituto penitenziario; con lei c’è Giovanna, 35 anni di Castelvolturno, anche lei accusata di furto. Grazie all’associazione “Gli Ultimi Saranno”, presieduta dall’onorevole Raffaele Bruno , lunedì scorso hanno avuto l’opportunità non solo di uscire dalla cella dove scontano la pena, ma anche di portare la loro testimonianza artistica e di vita a Montecitorio, nella nuova aula dei gruppi parlamentari, in occasione del convegno-spettacolo “Laboratori creativi e buone pratiche in carcere”.

Ad accompagnare le detenute il direttore del carcere di Fuorni, Rita Romano , e l’educatrice Monica Innamorato. «Oggi non mi sento una detenuta - racconta Anna - Era da tempo che non mi truccavo e mi vestivo per uscire. A Roma non ci sono mai stata e il Parlamento l’ho visto solo in televisione. Mai avrei immaginato di entrarci e tanto meno di recitare, proprio lì, un monologo. Il corso di teatro che frequento, con altre detenute, da giugno mi ha dato questa grande opportunità ». Giovanna, invece, pur essendo felice del permesso-premio che le consente di trascorrere una giornata fuori dalla cella che divide con altre quattro detenute, non riesce a non pensare alla sua vita spezzata, soprattutto all’ultimo dei suoi 5 figli con cui ha convissuto nel carcere di Avellino per tre anni, in sostanza fino a quando la legge glielo ha consentito. «Non riesco a ricordare un dolore simile a quello provato quando mi hanno staccato da mio figlio quando ha compiuto tre anni, ma è la legge che lo prevede. Siamo vissuti in simbiosi io e il mio piccolo, dividendo il nostro tempo tra la cella e i corridoi del carcere - racconta Giovanna- poi sono stata trasferita a Fuorni e il bimbo affidato a mio marito. È uno strazio ogni volta che lo vedo al colloquio, non se ne vuole andare: il carcere è casa sua». «Il teatro mi ha aiutato a superare la rabbia- prosegue - quella che deriva da una vita sbagliata che, oltre a privarmi della libertà, mi ha privato dei miei figli».

Presenti al convegno-spettacolo nell’ aula dei gruppi parlamentari le rappresentanze della maggior parte degli istituti penitenziari campani, compreso quelli minorili di Nisida ed Airola, tutti guidati da donne. A fare gli onori di casa il presidente della Camera, Roberto Fico , e il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina che ha firmato una circolare ministeriale con la quale ha concesso la deroga per le assenze scolastiche dei figli dei detenuti in visita ai genitori. Oltre che i detenuti artisti, nell’aula parlamentare, protagoniste sono state le storie contro i pregiudizi, tutte incentrate sul messaggio di rinascita a nuova vita. Così auspica Anna nel suo monologo e Giovanna, la sposa dai sogni spezzati. Ma anche Vincenzo, detenuto a Ariano Irpino, novello Masaniello, che si emoziona alla vista del cavo del microfono e i ragazzi del carcere di Airola che con le percussioni e la voce esprimono tutta la loro rabbia verso una società che li ha, frettolosamente, etichettati. «Eppure tutti hanno diritto ad una nuova vita», dice Maurizio Capone , anima del gruppo musicale che fa capo a “Gli Ultimi Saranno”. E lo dimostra coi suoi strumenti costruiti con materiale raccolto nelle discariche come la scopa che diventa chitarra elettrica o il bidone di plastica trovato a Bagnoli nei pressi dell’ex Italsider, che diventa uno strumento a percussione.

Carmen Autuori