L'INTERVISTA

«La corruzione si combatte con regole chiare per tutti»

Esposito: Decreto semplificazioni? Aggiungere norme su norme è fallimentare

SALERNO  - «Se per corruzione ci riferiamo non alla semplice violazione del codice penale ma, più in generale, alla degenerazione del sistema istituzionale e amministrativo italiano, allora è chiaro che le cause vanno ricercate nei difetti della Pubblica amministrazione. Senonché i difetti della pubblica amministrazione, a loro volta, hanno origine nel malfunzionamento di un altro potere dello Stato, quello legislativo». Non ha dubbi Gianluca Maria Esposito, professore ordinario di Diritto amministrativo e Diritto tributario presso il dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università Sapienza di Roma. E direttore del corso di alta formazione su “Anticorruzione e Appalti della Pubblica Amministrazione”. «Il malcostume – spiega è imputabile alle leggi. Perché sono troppe, inapplicabili, corrotte, irrazionali. Corruptissima re publica plurimae leges scriveva Tacito».

Eppure dopo tangentopoli l’opinione pubblica riteneva estirpato il cancro delle bustarelle…

Affatto. Tangentopoli è stata una operazione ideologica e politica. È mancata una mutazione culturale ed etica indispensabile. In secondo luogo, rispetto ad allora oggi si è aggravato il quadro clinico della Pubblica Amministrazione.

Rispetto ad un recente passato, come evidenzia l’Anac, le tangenti non sono più milionarie ma si corrompe anche con pochi euro o, addirittura, con cadeau gastronomici…

Questo è spiegabile in chiave economica: rispetto agli anni ’90 l’Italia è molto più povera. Vede, a quel tempo un appalto di 1 miliardo di lire diventava sistematicamente un affare di dieci, venti, trenta volte maggiore attraverso il sistema delle varianti. Oggi è più povero lo Stato perché il partito del debito pubblico ha consumato pressoché tutte le risorse, e sono più poveri i cittadini perché vivono in un Paese che non cresce più. Quindi si abbassano i listini della corruzione.

In quali ambiti, secondo lei, è più diffuso il fenomeno?

In tutti quegli ambiti dove girano soldi: commesse pubbliche e gare d’appalto, sussidi europei, meccanismi di incentivazione diretti senza gara, crediti d’imposta (vedi cooperative sociali).

Dall’alto della sua esperienza ritiene che in Campania esista un sistema collaudato di tangenti?

Non ho elementi per risponderle. In Campania e in Italia ci sono, e sono la maggior parte, cittadini onesti, che lavorano e vivono del proprio lavoro. Poi c’è la mafia, la camorra. Ma, se mi permette, non è più un male campano e meridionale: i dati dicono che oggi la criminalità è più presente al Nord, dove guarda caso ci sono più disponibilità economiche.

Qual è il danno al sistema Paese della corruzione?

Qui i numeri rischiamo di darli noi. In primo luogo le cifre che circolano – si parla di 70/100 miliardi di costi della corruzione ed evasione - sono ipotizzate e non provate. D’altra parte, è veramente arduo stabilire l’entità di un fenomeno in gran parte percepito e non reale. Intendo dire che occorre distinguere tra la corruzione percepita e quella provata: in Italia la prima è maggiore della seconda. Il che non è un bene: la fama di corruttori ostruisce le arterie internazionali di sviluppo. Ma questo è uno dei due problemi che allontanano gli investitori esteri, l’altro è il malfunzionamento della Pubblica Amministrazione, e ritorniamo al tema iniziale. Noi siamo il Paese dell’incertezza, dove il rischio, l’alea sono il principale ostacolo allo sviluppo. Quale impresa sarebbe attratta da un’economia che si alimenta di incertezze?

Viviamo un periodo storico particolare, con la pandemia che ha di fatto azzerato anche l’economia. Crede che, in questo scenario, l’illegalità possa trovare ancor più terreno fertile?

Credo che questa sia un’occasione storica, la più grande opportunità dal dopoguerra: la pandemia ci autorizza a cambiare le regole e, ancora prima, la mentalità. Possiamo diventare un paese moderno, ma questo non dipende dalla politica, dipende anzitutto dai cittadini. Se recuperiamo il senso del limite, e ricostruiamo un tessuto fatto di valori e di solidarietà, la corruzione sparirà.

Lei dirige la Scuola di alta formazione della sapienza su “Anticorruzione e Appalti della Pubblica amministrazione”. La corruzione, dunque, può essere fermata?

Oggi c’è un problema più urgente: abbattere quel 30% di debito pubblico in più cresciuto tra marzo e giugno. Per farlo occorrono norme di facile applicazione, che rendano le procedure di appalti veloci e sicure. Il Decreto Semplificazioni ci ha provato, ma ha sbagliato strada: l’idea stessa di scrivere centinaia di articoli e migliaia di commi, che si sovrappongono alle altre migliaia di norme vigenti, è fallimentare.

Dunque professore, che fare? Quali rimedi a questa situazione?

C’è una strada più semplice da seguire: varare norme minime per settori strategici, come gli affidamenti pubblici, e sospendere tutte le altre norme. Questo deve essere il mantra per spendere i circa 200 miliardi in arrivo dall’Europa. Solo così vedremo la Pubblica amministrazione funzionare meglio, i cittadini riscoprire la fiducia nello Stato, e la corruzione sparire.

(g.d.s.)