l’inchiesta “voto inquinato”

La Cgil accusa «Caporalato politico in tutta la Piana»

Certificati di residenza falsi in cambio di voti: la Cgil denuncia il caporalato politico. L’inchiesta che ha condotto all’arresto di un ex funzionario del comune e di un imprenditore ha fatto...

Certificati di residenza falsi in cambio di voti: la Cgil denuncia il caporalato politico. L’inchiesta che ha condotto all’arresto di un ex funzionario del comune e di un imprenditore ha fatto scoppiare il caso nella Piana del Sele. Dalle indagini del Ros sarebbe emerso che donne romene venivano portate nel salernitano e costrette a lavorare in aziende agricole, sottopagate, sottoposte a minacce e usate anche come serbatoio di voti: «sullo sfruttamento per fini politici non ne sapevamo nulla – spiega Anselmo Botte della Cgil di Salerno - ma conferma quanto stiamo denunciando da anni e che cioè dietro gli ingressi di braccianti c’è l’attività criminosa dei caporali etnici che ormai non si limitano più alla intermediazione di manodopera e allo sfruttamento lavorativo, ma gestiscono in prima persona gli ingressi di nuovi migranti».

Le dichiarazioni del sindacalista Cgil sono arrivate ieri durante la presentazione del rapporto sulla presenza dei migranti. «Inizialmente la gestione irregolare della manovalanza nei campi era gestita dagli italiani – continua Botte - ora siamo di fronte ad un caporalato etnico ancora più chiuso e omertoso. Dietro ogni caporale c’è un datore di lavoro che non rispetta le leggi e lo sfruttamento politico è una metastasi di questa illegalità».

Gli stranieri in provincia di Salerno sono il 4% della popolazione, superiore alla media in Campania. A detenere il primato di presenze sarebbe proprio Eboli che, con oltre 4mila stranieri residenti, raggiunge Salerno: «i caporali etnici si sono persino evoluti – continua Botte – oltre a gestire e trarre profitto dal lavoro gestiscono i flussi, con compensi che vanno dai 6 ai 7mila euro». Non c’è distinzione di genere: la tratta umana prende linfa soprattutto dalla migrazione femminile iniziata con l’arrivo delle donne dell’Est: «il caporalato rumeno è molto più cruento di quello magrebino – sottolinea Giovanna Basile segretario generale della Flai Cgil – che trova un connubio con quello italiano. Ad Eboli chiediamo di verificare quanti stranieri sono domiciliati in via Cesare Battisti».

Fino agli anni ’90 a tenere banco erano le migrazioni dal Nord Africa. Dal 2000 c’è stata un’inversine di tendenza, ad ingrossare le fila dei migranti erano cittadini provenienti dall’Est: i rumeni rappresentano la quota maggiore di presenze con 5634 unità, seguiti dagli ucraini, terzi i marocchini. Una denuncia forte quella della sindacalista: «l’indagine del Ros andrebbe estesa a tutto il comparto agricolo in quanto questa attività criminale non interessa soltanto i lavoratori rumeni, ma anche donne di etnia marocchina, ucraina, indiana». Indagare sulle segnalazioni che la Cgil fa da anni, inutile aspettare che siano i migranti a denunciare: «i clandestini non parlano – spiega Rachid mediatore culturale - oltre alla paura di ritorsioni i migranti senza permesso di soggiorno temono l’espulsione, o peggio ancora, di non lavorare più». (a.t.)