L'INTERVENTO

La Cassa Rurale che scrisse la storia del Mezzogiorno

Nacque nel 1914 e ha accompagnato alla criscita la Piana del Sele

Nata più di un secolo fa – nel 1914 –, la Cassa Rurale ed Artigiana BCC di Battipaglia e Montecorvino Rovella ha una storia che abbiamo cercato di raccontare, con Erminio Fonzo e Gennaro Mirolla, nel volume Storia di un istituto di credito agrario del Mezzogiorno. Dalla Cassa Agraria di Prestiti alla cassa Rurale ed Artigiana di Battipaglia (1914-1964). La Cassa occupa un posto di rilievo nella storia della cooperazione, dell’associazionismo e del credito agrario, ma si inserisce in un contesto più ampio, in quanto s’intreccia con la vicenda umana, sociale ed economica di un territorio – la Piana del Sele –, che è una delle contrade più dinamiche e fiorenti dell’intero Mezzogiorno. La Cassa Agraria di Prestiti nasce alla vigilia della Grande Guerra. Battipaglia non era ancora un Comune, lo diventerà solo nel 1929. Sorta all’indomani del terremoto del 1857, la colonia agricola di Battipaglia faceva parte del territorio di Eboli e di Montecorvino Rovella. Questa doppia appartenenza è riscontrabile anche sul piano ecclesiastico, in quanto spiritualmente “dipendeva” dalle parrocchie di San Francesco di Eboli e di Spirito Santo di Montecorvino Rovella. Una parrocchia autonoma sorgerà a Battipaglia solo nel 1907, in ogni caso, prima del Comune.

La prima identità dei battipagliesi si costruisce, perciò, intorno a una istituzione religiosa e non civile. Tuttavia la Cassa Agraria di Prestiti non nasce all’ombra di un campanile, ma al di fuori delle strutture ecclesiastiche, a differenza di altri istituti coevi e limitrofi – la Cassa Rurale Cattolica di Prestiti San Martino di Montecorvino Rovella (1910) e la Cassa Rurale di Santa Maria della Pietà di Eboli (1917) – che erano emanazione diretta della parrocchia. I promotori – «i 42 che fecero l’impresa» – erano cattolici e, in più occasioni, sottolineano l’ispirazione cristiana dell’istituto, ma evidentemente, per godere di una maggiore autonomia, decisero di non mettersi sotto l’ala protettrice della Chiesa. L’assenza di una connotazione ideologica ha consentito all’istituto di attraversare indenne il periodo fascista e la “normalizzazione” imposta dal regime. Se i pregiudizi patiti dalla Cassa nel primo conflitto mondiale erano stati pochi, perché la guerra si svolgeva al fronte, non altrettanto possiamo dire della Seconda guerra mondiale: la sede venne bombardata e distrutta. In Napoli ’44, l’ufficiale inglese Norman Lewis scrive: «Qui a Battipaglia abbiamo avuto una Guernica italiana, una città trasformata in pochi secondi in un cumulo di macerie».

Anni difficili quelli del dopoguerra, superati, però, alla grande. L’ultimo mezzo secolo di storia dell’istituto è strettamente legato alla figura e all’opera di Silvio Petrone, il quale ricorda nella Prefazione del libro che in un primo momento si era pensato di scrivere la storia dei «nostri primi cento anni di vita, ma alla luce di successive riflessioni, si convenne di limitare la ricerca ai nostri primi cinquanta anni». I motivi alla base della decisione furono diversi, ma ce n’è uno che dice tutto sul Presidente e sull’uomo Silvio Petrone: «Avendo personalmente seguito i secondi cinquanta anni della Banca quasi interamente da protagonista, mi è sembrata “cosa buona e giusta” questa scelta».

*Docente di Storia all’Università di Salerno