L'OPINIONE

La bagarre dei restauratori, soluzioni non propaganda

L’avviso esplorativo per la manifestazione d'interesse da parte della Provincia di Salerno per acquisire una disponibilità gratuita di restauratori per la manutenzione delle proprie opere d’arte si è trasformata in una trappola politica nella crescente disapprovazione generale. Una vicenda per la quale si sta facendo la solita bagarre propagandistica eludendo le cause che, probabilmente, hanno portato ad una scelta apparentemente inopportuna. Alla condanna unanime nei confronti di quella che appare una violazione dei diritti sacrosanti dei lavoratori non è coincisa un’analisi etimologica del contesto in cui è stata presa questa decisione che lascia molti dubbi interpretativi anche per l’assenza totale di una comunicazione che ne avrebbe potuto definire i contorni. L’Ente Provincia, nella Repubblica Italiana, ha dovuto subire una serie di riforme che, soprattutto negli ultimi decenni, ha snaturato le proprie funzioni politiche rendendone oltremodo opaco il suo ruolo sul territorio. Sulla riforma delle Province si sovrappongono due diverse impostazioni molto diverse: la prima sostiene l’abolizione tout court di questo livello di governo, mentre la seconda sostiene l’esigenza di riformare il livello provinciale senza abolirlo completamente.

Mario Monti nel 2012, con i suoi decreti, prefigurava un intervento radicale di trasformazione nei confronti delle Province, immaginandole più come Enti a sostegno dei Comuni che organi con funzioni ed autonomia propria. Le sue riforme, però, furono cancellate dalla Corte Costituzionale che, pur non entrando nel merito di queste decisioni, non le considerò applicabili per un utilizzo improprio degli strumenti normativi utilizzati, ovvero i Decreti Legge, che di fatto non avevano alcuna necessità ed urgenza per questo tipo di intervento.
Quindi, dopo qualche anno ci riprovava il Parlamento, stavolta con legge ordinaria, approvando la cosiddetta riforma Del Rio (dal nome del suo promotore) che di fatto confermava la scelta indiretta degli organi di indirizzo politico, non più eletti dal popolo, ma ne riduceva alcune competenze che venivano trasferite alla Regione pur mantenendo in capo alle Province un’autonomia economico-amministrativa, di pianificazione territoriale, di gestione dell'edilizia scolastica, dei trasporti pubblici e della gestione dei musei e delle biblioteche. Ecco che questo groviglio normativo ha generato inevitabilmente conflitti di attribuzione di poteri e di gestione economica, aggravati prima dalla crisi economica e poi da quella pandemica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e le Province italiane sono oggi gli Enti in cui il rapporto funzioni/contributi risulta essere il peggiore rispetto a tutti gli organi di governo del territorio, Regioni comprese.

Ora non spetta a me il compito di assurgere a difensore dell’Ente in questione, ma non è da oggi che l’enorme difficoltà economica in cui si trova la Provincia di Salerno è chiara come la luce del sole. Tempo fa mi sono occupato di far emergere la condizione disastrosa di Villa Guariglia a Raito che la Provincia non è in grado di tutelare per mancanza di fondi. Ad essa si aggiungono il Museo archeologico provinciale di Salerno, la Certosa di Padula, Villa de’ Ruggiero a Nocera Superiore, il Museo archeologico dell’agro-nocerino, le biblioteche provinciali e le migliaia di opere totalmente abbandonate a se stesse. Quindi se riconduciamo il problema della richiesta di collaborazione gratuita ai restauratori all’interno di un contesto in cui si dovrebbe guardare a trecentosessanta gradi la difficoltà di gestione dell'Ente Provincia, allora ha senso discuterne al fine di trovare una soluzione per la tutela dell’immenso patrimonio salernitano a rischio, invece se si approfitta dell’errore comunicativo per farne propaganda politica fine a se stessa allora ritengo che tutta la politica abbia fallito nei confronti della tutela del bene comune.