LA STORIA

L’emiciclo di Bofill: da finestra sulla luna a ospite mai gradito

L’opera venne concepita come “balcone sul Mediterraneo”. Fu al centro delle polemiche sin dall’inaugurazione nel 2011

SALERNO - «Crescent, voglio la luna»: sul sito creato ad hoc si gioca con uno slogan parafrasando il senso letterale del termine che, in inglese, significa mezzaluna. Il riferimento è alla conformazione del mega complesso immobiliare ma anche sul fatto che, vivere in uno di quegli appartamenti affacciati sul mare è praticamente come riuscire ad avere la luna. Eppure, più che un luogo simbolico e suggestivo, per i salernitani, quel mega palazzo con porticato annesso è un ospite invasivo e poco gradito. I maggiori detrattori dell’opera, piuttosto, la considerano una esemplificazione della megalomania dell’allora sindaco, Vincenzo De Luca, che chiese all’architetto catalano Riccardo Bofill di ripensare radicalmente lo skyline della città immaginando una piazza appoggiata sul mare e, quindi, una struttura che la delimitasse e la cingesse come in un abbraccio. Eppure, nonostante l’imponenza architettonica l’unico e solo commento che ascolta dai salernitani è che «è troppo grande ma ormai è lì e non si può abbattere», con i suoi 300 metri di lunghezza e un’altezza di circa 30 metri. «Il Crescent - si legge nelle descrizioni del progetto - si innalza su una galleria commerciale porticata a livello piazza. Il primo livello fuori terra ed il piano ammezzato hanno una funzione puramente commerciale; i cinque livelli superiori al primo ordine hanno una destinazione d’uso residenziale, con 120 appartamenti la cui distribuzione funzionale è caratterizzata da una successione di moduli contenenti due appartamenti e/o uffici.

Nei due livelli interrati, poi, sono situati i parcheggi pertinenziali, costituiti da 157 box e collegati, mediante gli stessi blocchi, alla scala con ascensori, agli androni del piano terra nei vari settori, che danno accesso alle unità residenziali e ai locali destinati a produzione e servizi». L’idea di fondo, quindi, era di creare «un emiciclo, un balcone sul Mediterraneo» destinato a «trasformare l’area nel nuovo baricentro di Salerno. Meta della passeggiata marittima, attraverso l’aggregazione di funzioni di diversa natura, l’edificio assume i contorni e la fisionomia di un polo dinamico e vitale durante l’arco dell’intera giornata». Rispetto alla facciata (con cui la maggior parte dei salernitani si confronta) è stata progettata perché rispondesse a esigenze sia formali, sia estetiche, di monumentalità e funzionalità. «Una facciata vetrata, posta direttamente dietro le colonne, conferisce all’edificio una sensazione di leggerezza e movimento, combinando requisiti di funzionalità e intimità per le residenze».

La prima pietra dell’opera che è interamente privata, fu posta nel 2011 e, fin dalle prime fasi di lavoro del cantiere iniziarono le polemiche e le traversie giudiziari. Intanto il complesso immobiliare è stato realizzato ma non completato del tutto come era previsto nei progetti. Oltre a una parte che è ancora in fase di realizzazione e che, probabilmente, sarà destinata ad un albergo erano state previste altre due torri che sarebbero state destinate (le uniche) ad ospitare delle funzioni pubbliche. Gli appartamenti del complesso immobiliare, in parte, sono stati venduti ed è stata aperta anche la passeggiata che attraversa i portici. Attualmente, invece, l’area di cantiere di piazza della Libertà ha comportato la chiusura dell'accesso alla passeggiata mentre sono in corso le procedure per assegnare i locali che sono rimasti ancora senza affidatari. Ma sarà con l’apertura di piazza della Libertà che i salernitani potranno effettivamente comprendere se e quanto questa massiccia presenza sulla foto del panorama del Golfo potrà essere accettata definitivamente.

Eleonora Tedesco

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