L'EDITORIALE

L'ambasciatore dello Sputnik e il governatore

Sarà di certo contento l’ambasciatore italiano a Mosca, il napoletano Pasquale Terracciano, della scelta della Regione di puntare sul vaccino Sputnik per immunizzare i cittadini campani. Una soddisfazione che si unisce ai ringraziamenti del governatore De Luca che, in una nota ufficiale, ha riconosciuto alla sede diplomatica di Mosca un ruolo importante di supporto nella stipula del contratto tra Palazzo Santa Lucia e la Human Vaccine, società della Rdif Corporate center limited liability company, il fondo sovrano russo responsabile della commercializzazione all’estero dello Sputnik V sviluppato dal centro Gamaleya. E non è un caso che lo stesso ambasciatore - che si è vaccinato con lo Sputnik provocando non pochi imbarazzi negli ambienti della Farnesina - abbia partecipato qualche settimana fa - il 23 marzo scorso - a una tavola rotonda dell’agenzia di stampa Tass, a Mosca, organizzata dal Forum di dialogo italo-russo (creato per iniziativa di Vladimir Putin e Silvio Berlusconi nel 2004 e guidato per parte italiana dal presidente di

Confindustria Russia e manager Eni, Ernesto Ferlenghi, balzato agli onori della cronaca qualche anno fa per la famigerata cena all’hotel Metropol di Mosca alla quale parteciparono l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e uomini d’affari sovietici del settore petrolifero), il Russian direct investment fund (Rdif, appunto, la società dell’affare campano) e l’Istituto Gamaleya, su un tema molto esplicito: “Evoluzione della pandemia, vaccino russo Sputnik V, sue caratteristiche e prospettive di utilizzo”. L’ambasciatore Terracciano aveva concluso il suo intervento auspicando che le procedure di verifica dell’efficacia e sicurezza dei prodotti vaccinali da parte degli organismi di certificazione internazionale (leggi Ema per l’Europa) “non siano ovviamente condizionate - recitava la nota dell’Ambasciata - da fattori politici, ma basate unicamente su valutazioni scientifiche”. A quell’incontro tanti esperti, russi e italiani. E un altro napoletano, Pierluigi Petrone, presidente di Assoram (Associazione nazionale degli operatori logistici e commerciali della distribuzione farmaceutica primaria), azionista e ad della Petrone Group, con una lunga esperienza internazionale nel settore della logistica farmaceutica.

La Regione Campania, dunque, ha stipulato l’intesa di fornitura dello Sputnik (e questo in virtù di una comunicazione ufficiale della Commissione europea dell’11 febbraio scorso, che consente agli Stati membri e alla Regioni di poter procedere a negoziazioni dirette “per la conclusione di contratti intesi all’acquisizione di dosi vaccinali ancora non ricomprese nella strategia comune”, come Sputnik, appunto). Si tratta di un “contratto congelato” che verrà attivato non appena l’Ema e l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) daranno il via libera al suo utilizzo in Europa e dunque nel nostro Paese. Al momento, però, all’Ema non è ancora arrivata alcuna richiesta di valutazione dal produttore russo; e quando arriverà, ha sottolineato il premier Draghi, ci vorranno almeno 3/4 mesi per l’approvazione. Dunque se tutto procedesse senza ostacoli, bisognerà attendere l’estate per vedere le prime fiale di Sputnik sul suolo patrio, quando cioè la campagna promossa dal Governo italiano sarà nel pieno del suo sviluppo, almeno secondo il cronoprogramma dettato dall’esecutivo Draghi.

Disattese dunque - almeno per il momento - le speranze dell’ambasciatore dello Sputnik - pardon, dell’Italia - Terracciano, e dello stesso De Luca che contavano invece in una rapida valutazione del farmaco sovietico (che, per gli interessati, è già disponibile nei grandi magazzini Gum che affacciano sulla Piazza Rossa, a Mosca). L’orgoglio di Putin (il vaccino non a caso porta il nome del primo satellite mandato in orbita dai russi nell’ottobre del 1957, battendo così sul tempo gli americani) costerà, secondo un recente rilevamento della Reuters, meno di 20 dollari (cioè 16 euro: 8 euro circa a dose visto che ne occorrono due per l’immunizzazione, ma la Repubblica di San Marino - che fu l’unico Stato che nel 2014 non firmò le sanzioni contro il Cremlino per la crisi in Ucraina - ha avviato già la campagna di massa, pagandolo 12 euro) a fronte del vaccino Pfizer che vale (da accordi Ue) intorno ai 12 euro; Moderna intorno ai 15; AstraZeneca meno di 3 euro; quello Johnson&Johnson (fiala unica) 8,50.

Ovviamente non si sa ancora nulla del contratto tra Human Vaccine e Regione Campania, per le ovvie clausole di riservatezza; né a quanto ammonti la fornitura pattuita e l’eventuale prezzo. Di certo si sa che sarà la Regione a pagare, con fondi propri: milioni di euro. Comunque spiccioli per la società sovietica che ha trovato però nella Campania il suo “cavallo di troia” per accedere al fiorente mercato italiano ed europeo dei vaccini anti-covid. E poco importano ai russi i quattro mesi d’attesa per concludere l’affare: già ora si staranno fregando le mani per gli inevitabili contraccolpi positivi sul prezzo della loro creatura, diventata - e ritenuta - appetibile ancor prima della valutazione finale dell’Ema (il centro di Gamaleya conta di produrne per fine 2021 oltre 1 miliardo di dosi). In mezzo a questo giro vorticoso di soldi c’è la Campania che, secondo il governatore, sarà ben lieta di aiutare anche le altre regioni italiane quando, ultimata la campagna vaccinale - se mai ci sarà - a base di Sputnik, cederà le fiale eccedenti a chi ne avrà bisogno. Non ci resta dunque che aspettare. E sperare di non fare la fine del povero principe Myskin di Dostoevskij, tradito da proprio quegli amici a cui voleva solo donare il Bene.