L'OPINIONE

L’allarme per le frane in Costiera, la lezione della Tramonti-Ravello

Martedì scorso, Amalfi ha tremato, ancora una volta, per un cedimento roccioso lungo la propria linea di costa, da cui per volere del caso non ne sono seguite conseguenze peggiori. Tranne il riverbero di una eco non ancora sopita, dopo l’avvenimento, ad appena un anno di distanza, di un episodio similare, in una zona, tutto sommato, piuttosto vicina.

La vicenda riflette, mutando ciò che c’è da mutare, l’affine situazione di instabilità idrogeologica che caratterizza in larga misura l’Italia intera e buona parte della Campania, come le cronache, del dissesto dei suoli, anche recenti, segnalano (vedi l’allagamento che ha interessato il Sannio l’altro giorno). Per il cui arresto, comunque, le soluzioni non sembrano semplici e tantomeno sparute. Il fenomeno, infatti, si manifesta con effetti analoghi (inondazioni, danni a case e raccolti e talvolta a persone), ma con cause spesso diverse. Sulla cui natura occorre prima studiare la specifica previsione, per poi elaborarne la corretta prevenzione. Il cui successo, tuttavia, è riposto nell’adeguatezza, per qualità e quantità, delle consecutive misure di messa in sicurezza.

Tra le diverse tecnologie idonee allo scopo, frutto della ricerca al passo coi tempi della civiltà informatica, senz’altro l’utilizzo della tecnologia digitale sta dando segnali di avanzata affidabilità, qualora accompagnate da concorrenti e costanti opere di manutenzione dei suoli compromessi.

Come dimostrano, infatti, le sperimentazioni condotte anche nei nostri territori, il cui esempio è dato dall’imminente conclusione nelle aree proprio della Costa d’Amalfi della messa in sicurezza di un segmento di strada che percorre l’area alta, nel tratto compreso tra Tramonti e Ravello in cui, oltre all’avvenuta stabilizzazione di un versante a rischio frana ed un apposito sistema video a sorveglianza, una serie di sensori, conficcati nel suolo, segnaleranno eventuali smottamenti su un’applicazione telefonica riservata agli addetti ai lavori e, al tempo stesso, faranno scattare il semaforo rosso lungo le rispettive direttrici di marcia.

Un esempio, questo, che a prescindere dalla scelta tecnica, conferma il proposito che gli investimenti preventivi, possono potenzialmente scongiurare interventi successivi (ordinariamente più costosi, soprattutto in caso di vittime), tanto più alla luce dell’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che include il 94% del territorio comunale italiano nelle aree a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera.

La consistenza del dato, purtroppo, non dà adito a minimizzazione del fenomeno. La notizia, anzi, deve preoccupare i preposti per evitare che gli stessi siano indotti, poi, ad occuparsene, a valle di altri scongiurabili eventi. Come, per l’appunto, in tal senso hanno fatto gli Enti che, nel caso indicato, hanno progettato, per la stessa tratta stradale, il prosieguo della sperimentazione lungo tutta l’arteria.

Pianificando e sollecitando, peraltro, per l’occorrente finanziamento, il sostegno dei Piani nazionali, post pandemici, per la ripresa economica, atteso che la concomitante carenza finanziaria condiziona, quasi sempre, anche i buoni propositi.