IL RICORDO

L’agguato al prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa

I “cento giorni” contro la mafia

Il 3 settembre scorso si è celebrato il 38esimo anniversario della strage di via Isidoro Carini di Palermo in cui trovarono morte orrenda il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Un attentato che suscitò indignazione in tutta Italia e grande preoccupazione nelle istituzioni governative. Il Generale Dalla Chiesa, come comunemente veniva chiamato, nonostante fosse Prefetto, fu il primo ad “etichettare” gli omicidi voluti e conclusi dalla mafia “omicidi politico-mafiosi”.

Un avvertimento ma anche la consapevolezza che la mafia condizionasse certa politica. L’omicidio del Prefetto Dalla Chiesa fece scalpore anche all’estero mentre nel paese il grido d’allarme pervase non solo la politica, quella sana e non in commistione con la criminalità organizzata, ed i movimenti nati per la lotta all’antistato. Il Governo ritenne giusta ed opportuna la legittimazione della Legge “Rognoni-Pio La Torre” più nota come 416 bis. Una legge che prevede opportune e rigide restrizioni carcerarie nei confronti dei boss condannati all’ergastolo o a pene detentive lunghissime. La mafia, consapevole delle conseguenze della Legge 416 bis, dieci giorni prima dell’uccisione del Prefetto Dalla Chiesa attentò alla vita di Pio La Torre, eminente rappresentante del Pci.

Cento giorni a Palermo! Tanti sono la presenza del Generale Dalla Chiesa nel capoluogo siciliano. Una breve permanenza più che sufficiente per il Prefetto Dalla Chiesa per rendersi conto che la sua destinazione in Sicilia non poteva dare quei risultati sperati perché lasciato desolatamente solo, privo di adeguati strumenti per la lotta concreta alla mafia. Il Prefetto se ne era reso conto! Aveva inutilmente chiesto alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro di rientrare a Roma.
Il fiuto dell’investigatore di razza gli faceva intravedere la reazione della mafia ai suoi programmi di ristabilire la legalità, di far sentire il “braccio violento della Legge” anche ai notabili “intoccabili”di Palermo.

Come per gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino anche per “l’eliminazione” del Prefetto Dalla Chiesa, dopo 38 anni, ci si domanda chi oltre la mafia “voleva” la morte del lucido servitore dello Stato. Nel palmares del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sono tante le benemerenze contro la criminalità del nord, ma sopratutto è ricordato per aver sgominato le BR. Giovane cronista ho conosciuto personalmente l’allora Tenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa in una tenenza della provincia di Napoli.
Fu naturalmente un fugace incontro ma sufficiente a capire di avere conosciuto un “vero carabiniere e vero uomo”. Auspico che oggi l’Italia in “doppio petto” ricordi degnamente il sacrificio del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro, dell’agente di scorta Domenico Russo.