IL COMMENTO

Ippolito, ricerca per missione. Dal Diano all'aiuto del mondo

Il 19 giugno del 1990 eravamo più di diecimila persone al Moscone Convention Center di San Francisco, tutti in fila a decine di box per registrarci alla Sesta Conferenza Mondiale sull’Aids: in quella occasione conobbi Giuseppe Ippolito (per gli amici Beppe). Sono passati 30 anni e, a parte le occasioni congressuali io e Beppe coltiviamo un’affettuosa e dialettica amicizia che non si interrompe mai o seduti al bar per un caffè o a cena davanti alle trenette al pesto da lui cucinate: lui a spiegarmi i complicati meccanismi della diffusione delle malattie e io a suggerirgli le modalità divulgative più adatte per far giungere il messaggio al grande pubblico. Per anni Ippolito è stato assiduo ospite alle mie trasmissioni su Radiouno (La Pagina Scientifica, GrScienze e Pronto Salute) tanto da essere diventato un esperto ed efficace divulgatore e non dissimulo la mia soddisfazione quando lo vedo al fianco del Presidente del Consiglio o nei vari tg nazionali impegnato a spiegare concetti difficili: non banalizza mai e senza produrre allarmismi, proprio come faceva quando parlava ai miei ascoltatori. Per lui la ricerca biomedica è veramente una missione. Ecco un altro tratto che ci accomuna, l’esclusivo interesse “pubblico”: io alla Rai e lui alla direzione scientifica dello “Spallanzani”, nota nel mondo anche grazie alla assidua opera di Beppe e alla fittissima rete di rapporti attivati coi più prestigiosi centri di ricerca del mondo (Europa, Usa, Australia, Giappone, Cina e Africa). Come non ricordare i successi contro Ebola con guarigioni proprio allo “Spallanzani”, fino all’individuazione del coronavirus cinese? Beppe non ha mai risposto alle ricche lusinghe delle sirene delle Compagnie Farmaceutiche mondiali che più volte hanno tentato di arruolarlo. Ma non sarei completo se non ricordassi la modestia del professore che (caso non frequente tra i medici) lo porta a dare spazio ai giovani ed a ricordare sempre i suoi maestri: Guzzanti, Dianzani, Battisti Rossi e Moroni, solo per citare i big. Modestia che dalle sale congressuali più affollate e dagli incarichi più prestigiosi (Oms, Istituti Federali per la Salute Stati Uniti, Istituto Pasteur, ecc.) arriva alle periferie dell’Italia come quando l’anno scorso - accettando l’invito della Onlus presieduta da Armando De Martino - a Eboli discusse del pregiudizio nei confronti degli extracomunitari proprio mentre si diffondevano false notizie sulle infezioni portate in Italia dagli immigrati. L’impegno sociale di Beppe ha un’origine antica, sin da quando combatteva i pregiudizi contro gli ammalati di Aids con i grandi della ricerca mondiale (Montagnier, Gallo, Fauci, Levy, David Ho). Dal Vallo a Roma, una grande storia italiana e meridionale: così l’impegno di Giuseppe Ippolito non conosce frontiere .