TEATRO

Iorio e lo storytelling laboratorio del Cilento

Il direttore artistico del “De Filippo” di Agropoli riparte: sul palco le storie degli atleti più importanti griffate da Schiavone

l teatro non è morto. Si sarà forse indebolito, ma le fondamenta non possono crollare e la cultura, che paga sempre, contrariamente a quanto pensano i più, non può morire. L’esercizio mentale è il più grande investimento che possiamo fare per il futuro. E se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, di controparte, non esiste individuo che non possa essere stimolato. È il dogma di Pierluigi Iorio, attore, regista e autore teatrale di Agropoli. Oltre che direttore artistico del cineteatro “Eduardo De Filippo”, presiede la “Compagnia Stabile di Agropoli”, associazione culturale nata con l’obiettivo di istituire una scuola di teatro e di creare percorsi di formazione professionale. Una riflessione sulla situazione attuale del teatro italiano, post lockdown per il coronavirus, e la presentazione di nuovi interessanti progetti per il territorio e oltre. Un lucido sognatore con l’estro di scena, anche in borghese, e il mantra lungimirante del finché c’è brace sotto le ceneri, c’è speranza.

È d’accordo con la proposta del ministro Dario Franceschini di creare una piattaforma simil Netflx del teatro?

Insensata, senza polemica. La categoria è stata messa in ginocchio dal virus ma non ne ha bisogno. Il teatro si vive dal vero. Tuttavia, credo televisione e palcoscenico possano coesistere e insieme istruire il pubblico. La Rai ha già un palinsesto di riferimento, bisognerebbe potenziarlo con il ritorno al servizio pubblico di qualità di una volta. Lo stesso Eduardo diceva che la televisione è un veicolo necessario per il messaggio teatrale. Non a caso, è stato tra i primi a registrare per la tv “Miseria e Nobiltà” negli anni ’50. Una versione in abiti moderni dall’Odeon di Milano. Senza la televisione, Eduardo avrebbe avuto lo stesso successo che oggi gli riconosciamo?

La Campania è tra le regioni che si è mossa prima per la cultura, il teatro come riparte?

È vero, siamo stati d’esempio. Il teatro riparte adesso. Il primo luglio inizierà il “Napoli Teatro Festival Italia” con la direzione artistica di Ruggero Cappuccio. Quest’anno ci saranno 130 eventi, uno sforzo encomiabile, tra i quali “Ho ucciso i Beatles” di Stefano Valanzuolo con progetto scenico e regia miei. Debutteremo il 5 luglio al Duomo di Salerno, è già sold-out. La cantante inglese Sarah Jane Morris sarà la protagonista. Abbiamo deciso di riproporlo adesso per una simbolica coincidenza numerica.

Cioè?

Lennon nacque nel 1940, morì a 40 anni e noi riproponiamo la pièce a 40 anni dalla morte. Dopo Salerno, saremo a Ravenna. Metta un dinamismo artistico come il suo e un territorio come il Cilento, che progetti scalpitano dietro le quinte? Ce ne sono due. Uno prettamente musicale. C’è la volontà di portare al “De Filippo” la musica colta con dei concerti solisti o piccole formazioni prima dell’avvio della prossima stagione teatrale, che purtroppo slitterà molto probabilmente all’inizio del 2021.

E l’altro?

L’altro è una novità assoluta. Ho coinvolto Mario Schiavone, talento della scrittura creativa, abita ad Aversa ma è di Agropoli, che ho trovato per caso su Facebook. Blogger di Inkistolio e allievo della “Holden” di Baricco, entusiasta, ha sposato subito il mio progetto. Porteremo sul palcoscenico le vite riscritte e stravolte in chiave teatrale delle più disparate e interessanti personalità del Cilento che abbiamo scoperto essere un ricchissimo serbatoio di riferimento.

Quali storie racconterete?

Partiremo con gli atleti e lo sport, che più scalda i cuori. Abbiamo trovato moltissimi personaggi di ieri e di oggi, tra i quali posso svelare il nome di Vincenzo Margiotta, Donato Avenia, Gill Voria, Elisa Balsamo, Federica Zito e Donato Nicoletti.

Lavora anche con le scuole?

Come no, ed è quanto mai appagante. C’è un discorso aperto da concretizzare, si spera, a settembre con la preside del liceo “Alfonso Gatto”, Anna Vassallo.

Cljo Proietti