«Indagini sulla San Matteo» Revocato un altro appalto 

Stop ai servizi al Centro Agroalimentare, il dirigente: «Moralità venuta meno»

«Se avessimo saputo che la ditta era finita nel mirino della Procura, non gli avremmo mai affidato l’appalto». È la sintesi di un documento di cinque pagine che rimette al centro del villaggio i rapporti fra le cooperative sociali e il Comune di Salerno. A firmarlo è il direttore del Centro Agroalimentare, Maurizio Durante: una determina che vuol essere quasi “a prova di Tar”, quella spiccata dal funzionario già responsabile del settore Politiche Sociali che ha deciso di revocare il contratto con una delle coop al centro delle inchieste che stanno scuotendo Palazzo Guerra da oltre un mese. Durante, infatti, ha revocato l’appalto per il servizio di disinfezione, sanificazione e derattizzazione straordinaria dei luoghi e delle strutture del Centro Agroalimentare andato alla cooperativa “San Matteo”. È una delle ditte più “chiacchierate” del “terremoto Salerno”: il presidente Davide Francese ha ricevuto il divieto di dimora nel capoluogo nel “blitz madre” che ha portato all’arresto del dominus Vittorio Zoccola e all’emissione della misura dei domiciliari nei confronti - fra gli altri - del consigliere regionale ed ex assessore Nino Savastano. Non solo: perché la “San Matteo” è stata al centro anche di un’altra inchiesta, quella sulle presunte pressioni sul voto tramite messaggi audio effettuate dall’ex vice-presidente della coop, Gianluca Izzo, e da un lavoratore, Umberto Coscia, nei confronti degli addetti della ditta. Alle ultime comunali era candidata Alessandra Francese, dipendente della cooperativa oltre che sorella dell’attuale presidente e moglie di Izzo, prima dei non eletti nella lista dei Progressisti.
La rottura del rapporto riguarda un affidamento diretto, uno dei tanti “micro appalti” andati negli ultimi anni alle coop, dal valore di 4.500 euro per un servizio avviato nel novembre del 2020: gli addetti della “San Matteo” si sono occupati delle bonifiche anti-Covid ma pure dell’installazione delle “gabbiette” per catturare i ratti. Tutto questo prima dell’inchiesta: lo scorso 26 ottobre, infatti, Durante ha segnalato alla ditta l’avvio del procedimento di revoca dell’appalto e di sospensione del servizio «in ragione - si legge nella determina - delle contestazioni mosse dalla Procura in merito a gravi reati commessi nell’ambito di alcune procedure appaltate dall’Ente». La “San Matteo” non è rimasta a guardare e, tramite il suo legale, il 2 novembre ha inviato una difesa scritta in cui veniva rappresentata «l’illegittimità del provvedimento» ritenendo che, ai sensi di legge, potesse trovare «applicazione unicamente ai casi di accertamento conclamato e per lo più giudiziale» evidenziando come la il rappresentante legale della coop non sia stato «attinto da misura cautelare personale né reale». Insomma, per la ditta era tutto regolare anche perché non c’erano stati arresti o sentenze di condanna. Durante, invece, non ha voluto sentire ragioni e nella determina dettaglia la sua posizione, citando leggi e pronunce dei giudici che l’hanno spinto alla revoca, evidenziando più volte come siano «venuti meno i requisiti di moralità del contraente». «Deve osservarsi - scrive ancora il funzionario comunale- che il coinvolgimento presunto della “San Matteo” atterrebbe a più fattispecie di reato di particolari gravità, perpetrate con condotte reiterate nel tempo. Ciò deve indurre questa amministrazione a un atteggiamento di particolare prudenza in ragione proprio dell’estrema gravità delle condotte ipotizzate. Come statuito da giurisprudenza consolidata - scrive ancora Durante - e contrariamente a quanto sostenuto dalla controparte, la stazione appaltante ha facoltà di escludere un concorrente a prescindere dalla definitività degli accertamenti in sede penale. Sebbene le contestazioni della Procura sembrerebbero non attendere specificatamente questo servizio, non può certo sfuggire alla valutazione la complessiva vicenda che coinvolte l’operatore economico e i suoi rapporti con l’Ente».
E c’è anche una particolare sottolineatura sulla tempistica: «Lungi da voler anticipare valutazioni di competenza di altre autorità ma non si può ignorare l’effettivo coinvolgimento dell’operatore economico, comprovato lo status di indagato di figure apicali della cooperativa, in ordine alle gravi fattispecie di reato di turbata liberà degli incanti in concorso presumibilmente consumati in epoca anteriore all’affidamento del servizio». Per Durante, dunque, «appare verosimile desumere che, all’epoca dell’affidamento, sussistessero già motivi ostativi» per assegnare il servizio e, dunque, «è ragionevole sostenere che laddove tali condotte fossero state segnalate alla stazione appaltante» non ci sarebbe stato l’affidamento alla “San Matteo”.
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