GLI ACCERTAMENTI

Incubo "mucca pazza" a Eboli: nuovi prelievi nella capitale

Ci vorranno due mesi per avere i risultati sul liquor e sapere se il paziente 68enne ricoverato sia realmente affetto dal morbo 

Ci vorranno due mesi per avere i risultati sul liquor e sapere quindi se il paziente 68enne ricoverato da qualche giorno all’ospedale di Eboli sia realmente affetto dal morbo della “mucca pazza”. I tempi di attesa sono lunghi, per ora i camici bianchi osservano i sintomi, valutano i cambiamenti dell’attività motoria e cerebrale. I medici altro non possono fare. È inutile, del resto, azzardare previsioni, elaborare diagnosi. I sintomi sono eloquenti: il pensionato 68enne ricoverato in ospedale trascorre le sue giornate in uno stato soporoso. L’articolazione degli arti (gambe) si fa sempre più complicata. La debolezza motoria ed il senso di estraniamento sono evidenti. I sanitari hanno prelevato il liquor è lo hanno spedito all’ospedale Cotugno di Napoli. Un’altra provetta è stata indirizzata, qualche giorno fa, al nosocomio Spallanzani di Roma. Il morbo della “mucca pazza” non rappresenta una novità per il Santa Maria Addolorata. Ci sono stati già altri tre casi negli ultimi cinque anni. I medici effettuano i riscontri, scoprono la malattia ma altro non possono fare. Non c’è cura, non esiste terapia. In un caso, anni fa, il risultato del liquor è arrivato addirittura dopo il decesso del paziente. La malattia neurologica colpisce prima le articolazioni e poi l’attività nervosa. Non dà scampo. Il morbo ha un’incubazione lunga, dettaglio che complica la possibilità di avviare anche un’indagine territoriale per risalire all’allevamento, al bovino malato, macellato e mangiato. In queste ore, inevitabilmente, sono aumentate le raccomandazioni a consumare carne certificata, a chiedere garanzie sull’allevamento di provenienza. È l’unico modo per vivere senza preoccupazioni. Nonostante gli enormi passi avanti fatti dalla medicina, una terapia per la Bse non è stato ancora trovata.

(fra. fae.)