Il cancello d’ingresso della villa

LA RESA DELLO STATO

Inaccessibile per 23 anni, villa Maiale va demolita a Eboli

Il bunker confiscato al boss era stato consegnato al Comune. L’ex sindaco Rosania: «La presa di possesso senza chiavi: che imbarazzo»

Tempo scaduto, villa Maiale verrà abbattuta. La proposta dell’ex pm antimafia, Antonio Centore, è stata accolta dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Per 23 anni il Comune di Eboli non è riuscito a realizzare alcun progetto. La posizione decentrata della villa e il timore di ritorsioni da parte dei parenti di Maiale? Non erano questi i problemi. «L’ostacolo principale – ricorda l’ex sindaco Gerardo Rosania – è l’errore compiuto nell’atto di confisca. Il giudice dell’epoca ci consegnò la villa ma i terreni circostanti sono rimasti nella disponibilità dei parenti di Maiale». La dimora rimase inaccessibile, nessun politico, nessuna associazione riuscì a entrarci. Per anni fu complicato reperire anche le chiavi d’ingresso. Il giorno del riscatto dello Stato si trasformò in una pagina imbarazzante: «Arrivammo sul posto per la cerimonia di acquisizione della villa – ricorda Rosania – ma nessuno aveva le chiavi per entrare nella dimora di Giovanni Maiale. Ci fu un momento di grande imbarazzo ». Più che un’acquisizione fu un sopralluogo in località Casarsa. Il bunker di Maiale rimase inespugnato: «Il problema principale è stata la servitù di passaggio. È come se lo Stato ci avesse consegnato una villa sospesa in un limbo». L’ex sindaco ripensa a quegli anni e assolve la macchina burocratica: «È giusto ricordare che erano le prime confische, c’era un po’ di approssimazione. Le procedure venivano eseguite alla carlona, diciamo che l’errore ci poteva anche stare. La delusione è venuta dopo, quando abbiamo capito che non c’era via d’uscita». Dalla villa di Giovanni Maiale al capannone confiscato a Roberto Procida, il sindaco Rosania ricorda un altro aneddoto: «Quando ci consegnarono la struttura confiscata a Procida non trovammo le bufale. Eppure nell’atto di confisca c’erano questi animali. Giunti in zona ci venne consegnato un capannone enorme con due piccoli macchinari. Le bufale? Non abbiamo mai capito che fine avessero fatto. Senza bufale naufragò il progetto destinato ai detenuti dell’Icatt». Dopo 20 anni il capannone di Procida è ancora abbandonato. Torniamo a villa Maiale. L’ex sindaco Melchionda riuscì a far decollare un progetto: «Assegnai la villa a Casarsa all’associazione di don Ezio Miceli e Francesco Cozzolino. Sperammo invano che le cose cambiassero, che si riuscisse a trovare una soluzione per un progetto del terzo settore. L’accesso alla villa, purtroppo, si confermò un ostacolo enorme. Quando don Ezio Miceli mi restituì le chiavi avvertii un senso di sconforto ». Le prime due ville confiscate alla camorra, a Eboli, hanno seguito due destini contrapposti. Mentre l’ex abitazione estiva dei Galasso, a Campolongo, è stata intitolata a Falcone e Borsellino e ospita un ristretto numero di marocchini sfrattati da san Nicola Varco, villa Maiale è rimasta inutilizzata e degradata. Per questo motivo sarà demolita. Ragazze madri, minori a rischio, recupero dei tossicodipendenti. I politici locali hanno lanciato le loro proposte e non accettano la bocciatura. Sulla carta c’erano diverse idee per “riconvertire” la villa del boss: «L’errore è stato fatto a monte – si difendono gli assessori attuali, Carmine Busillo e Anna Senatore – Quando ci siamo insediati noi nel 2015, in prefettura ci hanno detto che non avevamo più la disponibilità di villa Maiale. Il Comune era stato sfrattato, la villa alla Casarsa ora è nella disponibilità dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati ». Durante un incontro istituzionale, però, una soluzione venne proposta: «Ricordo che il pm Centore – riparte Busillo – anni fa parlò del principio di accesso inverso. In base a questo assunto doveva prevalere il valore più importante. Il diritto del Comune di Eboli sulla villa, quindi, era superiore agli elementi accessori, i terreni intorno, che erano rimasti nella disponibilità della famiglia Maiale ». La discussione non si concretizzò: «All’ultimo incontro in prefettura – conclude Busillo – ci disse il dirigente dell’Agenzia nazionale che villa Maiale sarebbe stata demolita e che il Comune di Eboli non aveva più potere di proporre progetti».

Francesco Faenza

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