In vendita vino adulterato Arrestati due nocerini

Fornivano etichette false e fascette Doc per la contraffazione delle bottiglie Così un’azienda toscana realizzava finto Chianti e altre qualità di prestigio

SALERNO. Erano due imprenditori di Nocera a fornire a un’azienda toscane le etichette con cui si spacciava per vino pregiato una bevanda adulterata, addizionata di alcol per aumentarne la gradazione. Da ieri mattina sono agli arresti domiciliari, insieme al titolare di un’azienda agricola della provincia di Empoli dove avveniva l’imbottigliamento per il quale i due salernitani procuravano etichette, fascette false per l’attestazione di caratteristiche Doc e Docg, capsule e imballaggi.

Le denominazioni indicate sulle bottiglie erano prestigiose: Chianti, Brunello di Montalcino, Sassicaia. Il meglio della produzione vitivinicola toscana, che un’organizzazione criminale commercializzava in versione contraffatta sia in Italia che all’estero. A interrompere il traffico illecito sono stati ieri i carabinieri per la tutela della salute di Roma e dal Nas di Firenze, notificando tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e avvisi di garanzia ad altri sette indagati, tra cui alcuni imprenditori che nei mesi scorsi erano già rimasti coinvolti in un’inchiesta della Procura di Prato sul caporalato in aziende agricole.

Perquisizioni sono state eseguite sia in Toscana che in provincia di Salerno, nell’Agro nocerino sarnese. Il vino, di bassa qualità ma non nocivo per la salute in base alle prime analisi, veniva adulterato con l’aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Poi veniva imbottigliato e contraffatto, facendolo apparire un prodotto di pregio attraverso l’apposizione sulle bottiglie di false etichette di vini pregiati. E grazie alla collaborazione dei due salernitani venivano utilizzate anche false fascette con il sigillo di Stato che certificavano le denominazioni doc e docg.

L’azienda di Empoli, in fase di concordato preventivo, aveva convertito tutta la sua attività nella produzione di questi vini contraffatti. Una volta confezionato, veniva stoccato in depositi di ditte del Lazio e Emilia Romagna riconducibili agli indagati, poi venduto in Italia e, soprattutto, all’estero, in particolare in Costa Rica, dove sarebbero state spedite decine di migliaia di bottiglie. Lo stato sudamericano era considerato un buon mercato anche perché i clienti, avendo scarsa conoscenza dei vini in questione, sarebbero stati più facili da truffare. Nel giugno 2015 per esempio è stato accertato l’invio di una partita di 18mila bottiglie, e un’altra spedizione molto ingente è stata sventata dai carabinieri. A curare gli invii era un’azienda di import-export di Roma. Il destinatario in Costa Rica era una società del posto, avente però domicilio fiscale a Roma, il cui nome secondo sarebbe già emerso nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale. Ma il gruppo criminale, la cui attività di contraffazione era «di proporzioni devastanti» come scritto dal giudice delle indagini preliminari nell’ordinanza cautelare, stava allargando i propri orizzonti pensando anche al confezionamento di casse in legno con vini pregiati per le feste di Natale e all’allargamento delle esportazioni in altri stati americani.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, sono scattate un anno e mezzo fa dopo il sequestro di due bottiglie di vino contraffatto, effettuato su segnalazione di un ristoratore in un negozio in periferia a Firenze. Nello scorso febbraio i carabinieri hanno già sequestrato l’azienda agricola dell’Empolese. Nei depositi della ditta sono stati sequestrati tra l’altro circa novemila litri di vino rosso pronto per essere imbottigliato e un centinaio di bottiglie già confezionate.

Ora che l’operazione “bacco” ha chiuso il cerchio delle indagini i produttori vinicoli tirano un sospiro di sollievo ma invitano a tenere alta la guardia. «Il vino è uno dei prodotti più importanti per la nostra economia e per tale motivo va tutelato e valorizzato – ha evidenziato Francesco Colpizzi, presidente della federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana – Questa truffa poteva provocare un danno incalcolabile alle tantissime aziende».