Impianto “fantasma”, ma si paga ancora 

A 16 anni dalla progettazione la Regione continua a ripianare debiti per il sito di compostaggio di Sardone, mai realizzato

GIFFONI VALLE PIANA. L’impianto di rifiuti “fantasma”, a Sardone di Giffoni Valle Piana, macina ancora cumuli di soldi pubblici. La Regione Campania salda fatture e paga espropri dei suoli per un sito di compostaggio mai realizzato. Soldi ed attrezzature tecniche che sarebbero serviti per trasformare la frazione organica in fertilizzante sono stati buttati via nel corso degli anni, assieme alla spazzatura. Atti amministrativi, decreti dirigenziali regionali per pagare studi tecnici ed espropri dei suoli a seguito dei ricorsi presentati dai proprietari dell’area sottratta per costruire l’impianto. Nel 2017 attraverso una sentenza del Tar condannò la Regione Campania a pagare gli espropri, (circa 25mila metri quadrati, 1 milione e 350 mila euro), per un impianto che non ha mai visto un grammo di umido trattato. All’ingresso della stazione di trasferenza è rimasto affisso, sbiadito dall’incuria e dal tempo, il cartello di inizio cantiere, poco più su la superficie con i container-bio nuovi di zecca, mai entrati in funzione: avrebbero dovuto trattare 30mila tonnellate di rifiuti ogni anno. Uno spreco del denaro pubblico di svariati milioni di euro. Tutto doveva servire a far fonte all’emergenza rifiuti in Campania. Era il 2005: con un’ordinanza di Corrado Catenacci, all’epoca commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, fu approvato il progetto esecutivo per la realizzazione d’un impianto di compostaggio da 30mila tonnellate all’anno, per un importo complessivo di 5 milioni e 260mila euro. Si dovevano lavorare i rifiuti provenienti da diversi comuni della Provincia di Salerno. Dopo gli espropri furono avviati i lavori: piazzale e uffici. Pareva tutto pronto. Furono acquistati dalla Regione Campania 67 container-bio, pagati circa 800mila euro. Occorreva soltanto aprire i cancelli ed iniziare a lavorare. Tutto ciò non è mai avvenuto, a causa dello scarso interesse politico e istituzionale. E la grande opera piombò rovinosamente nel dimenticatoio.
La Regione Campania ancora oggi è costretta a sborsare soldi. Attraverso un decreto dirigenziale del 9 aprile scorso, per esempio, da Palazzo Santa Lucia è stata pagata un’ultima rata del danaro che spetta all’impresa giffonese “Francesco Di Maio”, che effettuò i lavori. Un progetto fallito. Nella provincia costretta a trasferire il suo organico nel Patavino, ché tra Scafati e Sapri ci sono due piattaforme, a Eboli e a Salerno, che non funzionano neppure a pieno regime.
Il sito che dovrebbe nascere a Pontecagnano Faiano (l’impianto di compostaggio pubblico dell’Ecodistretto, da non confondere con l’area privata di stoccaggio e trattamento della “Eco Sider”, che anima il dibattito pontecagnanese da giorni) potrà compostare fino a 30mila tonnellate di rifiuti. Dovrebbe essere completamente operativo nel mese di gennaio 2024. I comitati e i cittadini si ribellano al progetto, mentre ad un tiro di schioppo, a Sardone, c’è il compostaggio “fantasma”, che continua a macinare fiumi di danaro pubblico. Nell’area alle porte di Giffoni Valle Piana in un’area che nell’ultimo trentennio ha ospitato prima le discariche, poi la tritovagliatura e alla fine una piattaforma di trasferenza.
Ci sono 20,5 milioni di euro che i due comuni picentini, Giffoni Valle Piana e Pontecagnano Faiano, hanno ottenuto dalla Regione Campania per la realizzazione del nuovo “Green District”. La popolazione pontecagnanese avversa da tempo l’Ecodistretto. L’impianto di Sardone si dovrà riconvertire. Via l’umido per fare posto a due impianti da 46mila metri quadri totali: uno per la selezione e messa in riserva dei rifiuti secchi, l’altro per la lavorazione dei rifiuti elettronici. Sarà costruita una stazione tecnologicamente avanzata per il trattamento dei rifiuti nobili (multimateriale derivante da raccolta differenziata costituito da plastiche, metalli ferrosi e non ferrosi e carta) e messa in riserva per le altre frazioni differenziate quali carta, plastica, vetro, Raee, ingombranti e legno. Prevista pure la riqualificazione urbana con il rifacimento delle strade interne e il miglioramento delle reti e dei servizi. A due passi dall’impianto “fantasma”.
Piero Vistocco
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