L'OPINIONE

Il sonno della ragione e i “mostri”

Quando la politica diventa un virus

A maggio scrivevo su queste pagine che la vera vittima predestinata del regime totalitario-sanitario del covid sarebbe stata la “società del piacere e dei consumi”, ovvero tutti coloro i quali ritengono che la vita vada oltre il semplice manicheismo vita-morte che ci è stato imposto negli ultimi sei mesi. La gioia di vivere, abbandonarsi alla vita, tutte le caratteristiche della gioventù insomma, vengono viste con sospetto e con odio niente affatto malcelato dall’altra parte della società, quella dei delatori affacciati ai balconi, dei persecutori dei runners, dei profeti di sventura. Gli stessi che nell’ultimo mese hanno potuto sfogarsi con i giovani (repetita iuvant) assembrati nelle discoteche (da cui però si tengono a debita distanza) o sulle spiagge, ma senza rinunciare loro stessi, che fino a poco fa disinfettavano le buste della spesa, alle preziose vacanze al mare.

Ad oggi, con l’ultimo provvedimento governativo che impone non solo la chiusura delle discoteche, ma ripristina anche l’obbligo di utilizzo della mascherina all’aperto (tra le ore 18 e le 6), ho scoperto dolorosamente non solo di aver avuto ragione, ma che la vittima ulteriore di questa vicenda, oltre alla gioventù e al piacere, è la ragione stessa. Il ritorno all’utilizzo delle mascherine all’aperto, infatti, è nulla meno di un olocausto dell’intelletto. Perché l’inutilità della pratica è stata ampiamente dimostrata da studi scientifici, e confermata anche dal parere dello stesso CTS, il concilio inappellabile che decide apparentemente delle nostre sorti, che la sconsigliava già a marzo nelle poche pagine di verbali desecretate grazie alla Fondazione Einaudi. Soprattutto, perché i dati odierni del covid non giustificano in alcun modo queste decisioni.
A monopolizzare l’attenzione mediatica e pubblica è ovviamente il dato dei contagi, in aumento lieve ma costante ad agosto. Pochi però si preoccupano di citare il dato dei ricoveri, -1 in terapia intensiva (per un totale di appena 55) e -7 negli altri reparti o dei decessi, appena 2 (dati del 15 agosto). O quello della letalità del virus, 0,3% per il periodo luglio-agosto. Ancora meno si preoccupano di ascoltare gli scienziati “ottimisti” quando fanno notare che un numero di nuovi casi nell’ordine di 10-20 per milione di abitanti riflette una circolazione del virus assolutamente normale in questa fase, e di tipo endemico, ovvero la famosa “convivenza” a cui si è sempre puntato, come nel caso di ogni malattia infettiva. L’età media dei casi – 38 anni – che dovrebbe essere un dato positivo in quanto significa che i casi severi sono molto meno frequenti, è diventata invece l’ennesimo pretesto per trasformare i giovani in untori.

La mentalità e l’atteggiamento delle persone sono cose di cui si può discutere a tempo perso, ma salvo indicare le gravi responsabilità dell’industria della (dis)informazione, c’è poco di concreto da fare. Il dramma vero è che, a monte di una situazione sanitaria del tutto sotto controllo, il governo opti per un provvedimento liberticida, restando coerente con la linea adottata fin da marzo. Il meccanismo è molto semplice: se, come indicano i dati, non ci sarà nessuna nuova crisi e l’ecatombe auspicata dai profeti di sventura resterà una loro perversa fantasia, i politicanti di vario grado potranno annunciare trionfalmente che il merito è stato delle loro misure in extremis (al provvedimento del 16 aggiungiamo il pasticcio legislativo sui rientri dall’estero del 13). Ancora una volta, la classe politica ha dimostrato che il suo unico interesse è l’autopreservazione, come un organismo nocivo il cui unico scopo al mondo sia diffondere e propagare la propria esistenza, incurante delle conseguenze nocive sull’ambiente. Un virus, insomma.