IL COMMENTO

Il silenzio della magistratura con la chiusura triste e simbolica

Oggi chiude il Palazzo di Giustizia a Salerno

Oggi chiude il Palazzo di Giustizia. Io vi ho trascorso 15 anni, intensi ed importanti della mia vita. Oggi ho 75 anni , non lavoro più e, viste le vicende della magistratura che si stanno diffondendo nel Paese con la sgradevole voce delle intercettazioni, penso che il Palazzo stia, anche simbolicamente, chiudendo per la vergogna. Purtroppo non credo che le nuove, più grandi e moderne strutture ridaranno dignità e credibilità a questa istituzione su cui si sono chiusi mestamente i vecchi battenti. Non ci credo perché é troppo assordante il silenzio della magistratura, la quale ha il dovere di parlare forte e chiaro ai suoi cittadini, quelli in nome dei quali ha pronunciato le sue sentenze . E questo prima che qualcuno pensi (anche soltanto pensi) di assestare un colpo mortale alla giurisdizione, che, se autonoma- indipendente- cristallina e pulita, è pilastro di una democrazia. Ma sono anche convinto che le parole dei magistrati non basteranno, sicchè bisogna far seguire i fatti.

Credo che le giunte distrettuali dell’Associazione Nazionale Magistrati debbano presentare le proprie dimissioni sottoponendo alle rispettive assemblee una proposta di scioglimento in ogni Corte di Appello con pari richiesta di scioglimento della stessa Associazione. Credo che i componenti togati del Csm debbano dimettersi con i conseguenti necessari interventi del Presidente della Repubblica. Credo, infine, che i magistrati fuori ruolo debbano dimettersi da quella funzione anomala e chiedere di rientrare a fare le udienze in tribunale. Credo che i procedimenti disciplinari debbano essere affidati ad un giudice terzo o, in ogni caso, non direttamente nè indirettamente in carriera. Il prestigio e la credibilità della funzione saranno riconquistati e, per quanto possibile, gli assetti istituzionali ed anche politici dello Stato prenderanno atto che la Giustizia riparte da una più seria e compiuta separazione dei poteri, dichiarando e dimostrando i magistrati di voler fare solo la parte che loro assegna la Costituzione Repubblicana. Salutiamo il vecchio Palazzo con affetto ed anche con un po’ di tristezza, ma apriamo i nuovi battenti con un impegno senza precedenti: oggi, più che mai, a far data dal giorno in cui fu scritta la Carta costituzionale, la magistratura deve offrire al Paese la propria vita. E i miei cinque lettori non mi tacciano qui di retorica, perché molti di noi la vita l’hanno data o la hanno rischiata, o la hanno offerta o la hanno sacrificata e molti ( tanti) lo stanno facendo, per lo più in silenzio.

Silenzio che si confonde in una micidiale cassa armonica di silenzi di una avvilente stagione politica ( c’è anche la politica-giudiziaria) che si fa fatica anche a volerla soltanto definire se si vuol rimanere in un ambito di garbo istituzionale. Caro direttore, sono finite le righe che il suo giornale mi ha offerto di riempire, ma c’è n’è anche per i silenzi, le ipocrisie e la stessa etica del mondo della informazione. Ho l’impressione che un altro principio costituzionale quale la libertà di stampa venga brandito, oggi, come una clava per finalità, anche miserrime, di tipo diverso. altro che informazione. E la ringrazio proprio perché conosco le difficoltà enormi che deve affrontare una persona per bene, sia magistrato, sia giornalista per rimanere anche soltanto per bene, sicchè mi permetto di chiederle una diffusione anche più ampia di quella che mi offre col suo importante giornale. La definizione, con cui la sto per salutare, la aiuterà a comprendere. Grazie. Un servitore dello Stato.