LA RUBRICA

Il ruolo sociale dell’avvocato durante l’emergenza Covid

Purtroppo, però, non sempre le parti coinvolte sono disposte ad adottare scelte di buon senso

“Al Giudice è vietato essere caritatevole; ma l’avvocato deve essere per il suo cliente, in certi momenti in cui ogni calcolo di mestiere si scioglie e si purifica nella commozione, il fratello e il confessore che può dargli, più che la sua dottrina e la sua eloquenza, il conforto di tenergli compagnia nel dolore” (Piero Calamandrei). L’emergenza provocata dal Covid- 19, se da un lato ha sospeso le udienze e chiuso i Tribunali, dall’altro ha inevitabilmente aumentato le esigenze dei cittadini, creando angosce e paure legate non soltanto alla pandemia ma anche alle proprie situazioni di natura personale ed economica.

La irrinunciabile funzione sociale dell’avvocato, pertanto, si è ulteriormente rafforzata, dovendo questi sostituirsi ad un sistema giudiziale sospeso ma trasformando, insomma, il proprio studio o la propria abitazione in un pronto soccorso virtuale. Si pensi ai tanti problemi sorti a causa della convivenza forzata che hanno richiesto l’intervento immediato dell’avvocato per ricomporre liti, mediare episodi di violenza, ingiustizie, prevaricazioni, figli negati. Sono tante le richieste di aiuto pervenute in questa fase così delicata, soprattutto a tutela della genitorialità, sia relativamente ai figli di genitori separati, sia relativamente a tutti quei minori ospitati presso le case famiglia, così come accaduto a una giovane mamma della provincia di Salerno la cui figlia minore era stata accolta in una struttura in ragione delle momentanee difficoltà personali ed economiche della madre, con la previsione di incontri regolari in loco.

A causa dell’Emergenza covid-19 gli incontri, in ottemperanza alle disposizioni governative, venivano sospesi onde evitare il rischio di diffusione del virus con evidente pregiudizio per la minore e per il rapporto madre-figlia. Il ruolo dell’avvocato, in questo caso, è stato sia quello di rassicurare il genitore rispetto all’opportunità della scelta operata dalla struttura, sia quello di mediare con i responsabili della casa famiglia affinché continuassero a garantire, pur con modalità diverse (skipe e videochiamate), la continuità del rapporto tra la minore e la madre anche in assenza di uno specifico provvedimento del Tribunale, il cui intervento avrebbe avuto tempi non compatibili con i tempi della minore. Pertanto, proprio in questo caso il ruolo sociale svolto dall’avvocato si è concretizzato in una soluzione di carattere pratico, riuscendo nell’intento di evitare un distacco potenzialmente dannoso mediante un ricongiungimento, seppur virtuale. Il tutto in assenza di un provvedimento ad hoc dell’autorità giudiziaria dovuta ad una situazione emergenziale mai prima d’ora verificatasi. È evidente che in questo caso l’avvocato è stato coadiuvato dalla struttura che accoglie la minore che ha reso il suo compito più agevole. Purtroppo, però, non sempre le parti coinvolte sono disposte ad adottare scelte di buon senso e a farsi guidare dai consigli dell’avvocato sia di natura tecnica che di natura personale.

*avvocato, Camera Civile Salernitana