IL BLITZ

Il “racket” della sosta a Salerno, arrestati otto abusivi

Si erano riappropriati delle “piazze” di sosta sgomberate negli anni scorsi. Indagini dei carabinieri sul fenomeno crescente in città. Nove nei guai

Per posteggiare e andare al cinema, in palestra, al mare, in discoteca, a fare acquisti e perfino ad un funerale in alcune strade di Salerno bisognava rivolgersi agli abusivi della sosta. Una realtà talmente nota che anche chi veniva da fuori città sapeva di dover lasciare l’obolo per sostare anche nei parcheggi liberi di via San Leonardo, nei pressi del Polo nautico, di via Salvator Allende, a Torrione e vicino alle sale cinematografiche. Molti automobilisti hanno pagato per il solo timore di subire ritorsioni, a causa del forte controllo del territorio che i posteggiatori riuscivano ad esercitare e ai modi minacciosi, diretti e indiretti, con i quali si ponevano ai malcapitati.
Volti noti. I parcheggiatori arrestati dai carabinieri, o solo indagati, sono molto conosciuti a Salerno, una parte è stata denunciata, più volte multata, diffidata e perfino arrestata per aver svolto l’attività illegale di abusivi e sempre per estorsione. Quella chiusa con gli arresti di ieri mattina è solo una parte dell’indagine eseguita dai carabinieri della compagnia di Salerno e coordinata dal sostituto procuratore Elena Guarino. I militari dell’Arma, al comando del maggiore Adriano Fabio Castellari, hanno eseguito otto misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta che conta 12 indagati.
I 12 indagati. In carcere sono finiti il 40enne Alberto Sica, il 46enne Aniello Candela (originario dell’Avellinese), il 54enne Angelo Cioffi e il 28enne Roberto Frasca, tutti di Salerno. Agli arresti domiciliari sono stati ristretti, invece, il 37enne Luigi Maisto (originario di Torre del Greco ma residente a Salerno), Giuliano Pastore di 49 anni, Salvatore Ragosta di 33 anni e il 67enne Severino Lambiase. Risultano indagati anche il 27enne Mario Giordano, il coetaneo Antonio Rizzo, la 51enne slovacca Renata Vitezova, il 38enne Giuseppe Faiella.
L’estorsione sottile. L’accusa avanzata dalla procura salernitana a carico degli indagati è di estorsione, tentata o consumata, attraverso la cosiddetta minaccia implicita che si desume dal contesto, dalla personalità e dagli atteggiamenti mostrati dagli indagati nei confronti delle vittime, incentrati sul timore di possibili danneggiamenti alla propria auto.
L’indagine. I carabinieri hanno monitorato per lunghi periodi la zona orientale della città per mettere insieme il quadro probatorio nella lotta al parcheggio abusivo che in due distinte operazioni avvenute negli anni scorsi, aveva portato a 71 misure cautelari. Il monitoraggio ha consentito di risalire agli automobilisti che hanno ammesso di aver pagato il “ticket” agli abusivi per timore di ritorsione. Gli indagati, ognuno nelle proprie postazioni, si avvicinavano agli automobilisti che cercavano un posto libero o avevano già parcheggiato. Ai conducenti venivano fatti pagare da 50 centesimi a 1 euro: una somma esigua che, con il notevole ricambio di veicoli e i numerosi posti auto, assicurava guadagni considerevoli ai guardiamacchine irregolari. Gli abusivi si rivolgevano agli automobilisti con modi spavaldi. Le frasi di rito erano: «Un aiuto», «un caffè», «un piccolo aiuto economico». Richieste all’apparenza innocue, secondo la Procura, che nascondevano ritorsioni personali o danneggiamenti alle autovetture. Le indagini non sono concluse, lasciano intendere gli inquirenti. Dal quadro indiziario emerge che in determinate zone di Salerno resiste da tempo una situazione di illegalità ormai incancrenitasi.