Un momento dell'incontro tra il Pontefice e Mattarella

LA VISITA

Il Papa incontra Mattarella: patto di responsabilità per il bene comune

Incontro al Quirinale per parlare dei principali temi dell'agenda politica internazionale

ROMA - Responsabilita' e collaborazione per il bene comune, con istituzioni che si fanno carico delle priorita' dei cittadini. E' stato questo il leit motiv dell'incontro tra Papa Francesco e il presidente Sergio Mattarella durante la visita ufficiale del Pontefice al Quirinale, una cornice ricorrente che e' stata applicata ai grandi fenomeni della lotta al terrorismo, al governo del fenomeno migratorio, alle politiche di crescita e aumento dell'occupazione dignitosa. Un'ora e mezzo di visita con molti momenti privati e informali, accanto a quelli ufficiali e protocollari, vivacizzata dalla presenza di alcune scolaresche giunte dalle zone colpite dal sisma di un anno fa. A loro Francesco, in un piccolo fuori programma, ha augurato di ricordare sempre la canzone degli alpini che recita come il successo stia "non nel non cadere ma nel non rimanere caduti". Un saluto che, come il suo arrivo sulla Ford Focus non blindata, e' stato salutato da applausi e da cori 'Francesco Francesco' da parte dei ragazzi. Durante tutta la visita il clima e' stato cordiale, con momenti privati come la preghiera nella cappella dell'Annunciata e altri informali come la premura con cui il presidente si e' improvvisato cicerone per spiegare al Pontefice funzione e pregi dei diversi saloni attraversati. Il colloquio 'tete a tete' e' stato ospitato dallo studio alla vetrata ed e' durato circa venti minuti, durante i quali sono stati affrontati i principali temi dell'agenda politica internazionale, sui quali i due interlocutori hanno confermato la sostanziale sintonia. Innanzitutto il tema della responsabilita' delle istituzioni che, pur declinato nei rispettivi ruoli, e' stato richiamato da entrambi. Mattarella ha poi ricordato la Carta costituzionale che pone il lavoro e la sua dignita' al centro della vita repubblicana, facendone "elementi fondanti di ogni civile convivenza". E in particolare il suo pensiero e' andato ai giovani che chiedono "politiche di crescita al passo con i tempi". Il Capo dello Stato ha ricordato la recente visita del Papa all'universita' di Al Azhar, al Cairo; lo stesso presidente quando e' in visita di Stato non perde occasione per incontrare i capi delle diverse religioni, convinto della necessita' del dialogo e del rispetto reciproco contro ogni fondamentalismo e anche oggi ha riconosciuto al Pontefice di aver compiuto "un passo decisivo verso una maggiore comprensione reciproca, verso la costituzione di un fronte comune nei confronti dell'estremismo e del fanatismo di qualunque matrice esso sia".

Rispetto e tolleranza sono il fondamento anche di quella collaborazione necessaria ad affrontare "con un comune impegno" il dramma dei migranti. Un impegno che deve riguardare i paesi di arrivo, ma anche quelli di transito e di partenza, con una particolare attenzione da parte dell'Unione europea. Solo al Capo dello Stato e' stato lasciato il compito di ricordare l'importanza della tutela dell'ambiente e il presidente ha garantito che l'Italia "non intende abdicare" al rispetto dell'accordo di Parigi. Quanto ai rapporti bilaterali, Sergio Mattarella ha sottolineato come la presenza della Chiesa in Italia sia importantissima e risalti soprattutto nei momenti di difficolta' come e' successo nel terremoto delle regioni centrali. Un rapporto, quello tra Roma e Vaticano, che fa della Chiesa "un valido e utile sostegno" la cui "reciproca autonomia" "esalta la comune responsabilita' per l'essere umano" ha detto il presidente citando Francesco. "Guardo all'Italia con speranza. Una speranza che e' radicata nella memoria grata verso i padri e i nonni, che sono anche i miei, perche' le mie radici sono in questo Paese", ha risposto il Papa facendo cenno alle proprie radici italiane e confidando di avere "memoria grata verso le generazioni che ci hanno preceduto e che, con l'aiuto di Dio, hanno portato avanti i valori fondamentali: la dignita' della persona, la famiglia, il lavoro...". "Valori - ha aggiunto - posti anche al centro della Costituzione repubblicana, che ha offerto e offre uno stabile quadro di riferimento per la vita democratica del popolo. Una speranza, dunque, fondata sulla memoria, una memoria grata". Nel suo discorso il Papa ha subito reso omaggio "alla fortezza animata dalla fede con la quale le popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto hanno vissuto quella drammatica esperienza, con tanti esempi di proficua collaborazione tra la comunita' ecclesiale e quella civile".

Secondo Francesco, "il modo col quale lo Stato e il popolo italiano stanno affrontando la crisi migratoria, insieme allo sforzo compiuto per assistere doverosamente le popolazioni colpite dal sisma, sono espressione di sentimenti e di atteggiamenti che trovano la loro fonte piu' genuina nella fede cristiana, che ha plasmato il carattere degli italiani e che nei momenti drammatici risplende maggiormente". E passando a elencare le "sfide" che attendono il nostro Paese, Bergoglio ha chiesto che "il vasto e complesso fenomeno migratorio" non sia lasciato come fardello per le "poche Nazioni" che se ne stanno facendo carico "assicurando un'ordinata integrazione dei nuovi arrivati nel proprio tessuto sociale. Per tale ragione, e' indispensabile e urgente - ha detto - che si sviluppi un'ampia e incisiva cooperazione internazionale". Ma soprattutto Francesco ha ribadito, nel discorso al Quirinale, "l'appello a generare e accompagnare processi che diano luogo a nuove opportunita' di lavoro dignitoso", lanciato il 27 maggio a Genova. "Il disagio giovanile, le sacche di poverta', la difficolta' che i giovani incontrano nel formare una famiglia e nel mettere al mondo figli trovano un denominatore comune ha affermato il Papa - nell'insufficienza dell'offerta di lavoro, a volte talmente precario o poco retribuito da non consentire una seria progettualita'". "Tra le questioni che oggi maggiormente interpellano chi ha a cuore il bene comune, e in modo particolare i pubblici poteri, gli imprenditori e i sindacati dei lavoratori, vi e' quella del lavoro", ha sottolineato ricordando di aver potuto "toccarla non teoricamente, ma a diretto contatto con la gente, lavoratori e disoccupati, nelle mie visite in Italia, anche in quella recentissima a Genova". Secondo Francesco, "e' necessaria un'alleanza di sinergie e di iniziative perche' le risorse finanziarie siano poste al servizio di questo obiettivo di grande respiro e valore sociale e non siano invece distolte e disperse in investimenti prevalentemente speculativi, che denotano la mancanza di un disegno di lungo periodo, l'insufficiente considerazione del vero ruolo di chi fa impresa e, in ultima analisi, debolezza e istinto di fuga davanti alle sfide del nostro tempo". "Il lavoro stabile, insieme a una politica fattivamente impegnata in favore della famiglia, primo e principale luogo in cui si forma la persona-in-relazione, sono le condizioni dell'autentico sviluppo sostenibile e di una crescita armoniosa della societa'", ha sottolineato inoltre Francesco nel discorso al Quirinale. Secondo il Papa, famiglia e lavoro "sono due pilastri che danno sostegno alla casa comune e che la irrobustiscono per affrontare il futuro con spirito non rassegnato e timoroso, ma creativo e fiducioso". "Le nuove generazioni - ha scandito Bergoglio - hanno il diritto di poter camminare verso mete importanti e alla portata del loro destino, in modo che, spinti da nobili ideali, trovino la forza e il coraggio di compiere a loro volta i sacrifici necessari per giungere al traguardo, per costruire un avvenire degno dell'uomo".

Infine Papa Francesco ha voluto rilanciare nella sua visita al Quirinale l'idea di "una laicita' che - ha detto - il mio predecessore Benedetto XVI defini' "positiva". Secondo Francesco, "non si puo' fare a meno di osservare come, grazie ad essa, sia eccellente lo stato dei rapporti nella collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, con vantaggio per i singoli e l'intera comunita' nazionale. L'Italia ha poi il singolare onere ed onore di avere, nel proprio ambito, la sede del governo universale della Chiesa Cattolica". Della collaborazione cordiale tra Stato e Chiesa in Italia, "se ne e' potuta avere una ulteriore dimostrazione - ha rilevato il Papa - nel corso del recente Giubileo straordinario, che ha visto tanti fedeli venire a Roma, presso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, nello spirito della riconciliazione e della misericordia". Nonostante l'insicurezza dei tempi che stiamo vivendo, le celebrazioni giubilari hanno potuto svolgersi in maniera tranquilla e con grande vantaggio spirituale. Del grande impegno assicurato dall'Italia al riguardo la Santa Sede e' pienamente consapevole e sentitamente grata". Papa Francesco ha quindi concluso il suo discorso con un augurio di progresso e benessere materiale e spirituale per il nostro Paese. "Signor Presidente - ha detto - sono certo che, se l'Italia sapra' avvalersi di tutte le sue risorse spirituali e materiali in spirito di collaborazione tra le sue diverse componenti civili, trovera' la via giusta per un ordinato sviluppo e per governare nel modo piu' appropriato i fenomeni e le problematiche che le stanno di fronte. La Santa Sede, la Chiesa Cattolica e le sue istituzioni assicurano, nella distinzione dei ruoli e delle responsabilita', la loro fattiva collaborazione in vista del bene comune. Nella Chiesa Cattolica e nei principi del Cristianesimo, di cui e' plasmata la sua ricca e millenaria storia, l'Italia trovera' sempre il migliore alleato per la crescita della societa', per la sua concordia e per il suo vero progresso". "Che Dio benedica e protegga l'Italia!", ha esclamato infine.