Il ministro Costa lascia «È ora di unire i liberali» 

Renzi e Alfano blindano l’alleanza: «Andiamo avanti, non cambia niente»  Ma le opposizioni chiedono elezioni subito e Fi apre le porte al dimissionario

ROMA . Enrico Costa si è dimesso da ministro degli Affari regionali e il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha assunto l’interim del ministero. Un addio che viene duramente commentato dal leader di Alternativa popolare, Angelino Alfano, che lo giudica «tardivo» e sottolinea che comunque non impedirà all’esecutivo e soprattutto al partito di «andare avanti».
Il premier, pur non facendo alcun riferimento esplicito alla vicenda, ha sottolineato ieri la necessità di stabilità istituzionale. Nel corso della sua visita all’azienda Bonifiche Ferraresi, in Emilia Romagna, Gentiloni ha infatti osservato che «i numeri tutto sommato sono incoraggianti dal punto di vista dell’economia italiana. Abbiamo davanti un passaggio cruciale per cogliere delle opportunità e dobbiamo tra di noi dirci la verità e cioè che questo passaggio cruciale per essere colto ha bisogno della stabilità del quadro istituzionale ed economico». Dal Pd arriva il sostegno pieno del segretario, Matteo Renzi: «Il Governo va alla fine della legislatura. Punto. Le dimissioni di Costa non cambiano niente». Renzi scandisce: «Gentiloni ha il pieno sostegno del Pd. Andiamo avanti sostenendolo a spada tratta fino all’ultimo giorno della legislatura».
Le dimissioni di Costa sono arrivate dopo giorni di polemiche, annunci di non votare la fiducia qualora il Governo l’avesse posta sul provvedimento sullo ius soli, riavvicinamenti al partito di provenienza, Forza Italia, e attriti con i vertici di Ap. Ieri il ministro ha sciolto la riserva, rivendicando di lasciare l’incarico per evitare «equivoci e ambiguità». «Ho manifestato nei giorni scorsi – ricorda – la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche. In questi mesi ho anche espresso il dissenso su alcuni provvedimenti (ius soli, processo penale), motivando dettagliatamente le mie posizioni. C’è chi ha ritenuto queste opinioni fonte di pregiudizio per il governo». A Gentiloni, Costa dà atto di avere «sempre rispettato le mie idee. Ma non posso far finta di non vedere – aggiunge – la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo e il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al governo, rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. Faccio un passo indietro, perché le convinzioni vengono prima delle posizioni».
Le dimissioni erano attese da Forza Italia, che ieri ha salutato con favore il riavvicinamento di Costa: «Bentornato nel centrodestra», afferma Renato Brunetta, elogiando la coerenza dell’ormai ex ministro. Da Alleanza popolare si accusa invece il Pd di avere alimentato la frattura nel Governo: «Matteo Renzi bugiardo e ipocrita fino al midollo – attacca la portavoce nazionale Valentina Castaldini– prima ha fatto attaccare Costa dai suoi (vedasi Marcucci, Rosato e molti altri) e adesso gli dà la sua finta stima e la sua solidarietà. È per questo che Renzi ha stancato gli italiani, perché è diventato attore del teatrino della politica molto velocemente, troppo velocemente». Dal fronte dei renziani le dimissioni del ministro sono bene accolte. Andrea Marcucci parla di coerenza: «Non si può stare al governo e al tempo stesso solidarizzare con opposizione». Per il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, «non ci sono pericoli per il governo», ma per Piero Fassino le dimissioni di Enrico Costa «sono una scelta che richiede un chiarimento politico da parte della coalizione di centrosinistra perché Alfano e il suo partito sono stati e sono tuttora parte organica dell’alleanza». Arrivando alla festa dell’Unita milanese, l’ex sindaco di Torino ha spiegato di guardare a una conferma dell’alleanza con Ap: «Riteniamo che questo formato debba proseguire la sua azione fino alla fine della legislatura e lavorare anche per la legislatura successiva».
Le opposizioni chiedono invece di andare subito al voto. «Il governo perde voti, idee e pezzi» sottolinea il segretario della Lega, Matteo Salvini. E dal Movimento 5 Stelle Danilo Toninelli parla «un pezzo di questo governo fantoccio che cade». Sulla stessa lunghezza d’onda Fratelli d’Italia che, con la presidente Giorgia Meloni, si aggiunge alla richiesta di elezioni subito: « A quanto pare, oltre a non avere la fiducia del popolo, Gentiloni e Renzi non hanno neanche quella dei ministri».