IL CASO

Il futuro di Salerno Pulita: ora spunta l’ipotesi Iren

Valutazioni sulla privatizzazione della società, il colosso dell’energia in campo

SALERNO - Dalle Luci d’Artista ai rifiuti, passando per la riscossione tributi, l’energia elettrica, la fornitura di gas. Iren: è tutto contenuto in un nome il destino di Salerno Pulita. Dopo le dimissioni dell’amministratore unico, Antonio Ferraro - terzo manager a lasciare negli ultimi tre anni - , a Palazzo di Città si cerca di uscire dall’ennesima impasse e si sta valutando una soluzione che vira verso la vendita della partecipata. Non si tratterebbe, però, di una privatizzazione completa: piuttosto la strada che sta per essere intrapresa è quella di mettere sì la partecipata del Comune di Salerno sul mercato, ma vendendo soltanto una parte delle quote (probabilmente il 40%) che consentirebbe comunque il controllo pubblico dell’azienda con il suo carico di 470 dipendenti. Una soluzione per cui si deve valutare l'effettiva “praticabilità” ma che, stando a indiscrezioni, è proprio quella in corso di valutazione dei tecnici di Palazzo di Città.

Il matrimonio con Iren. Il partner che sembra essere più accreditato per il compimento di questo matrimonio potrebbe essere, appunto, Iren Ambiente, società controllata dal colosso dell’energia che ha una sua competenza specifica nel settore dei rifiuti e dell’igiene urbana. E la conferma arriva scorrendo il sito della società che, per molti aspetti, svolge servizi sovrapponibili a quelli di Salerno pulita. «Con un servizio di raccolta che interessa Torino, Vercelli, 26 comuni del Vercellese e 119 comuni dell’area Emiliana (nelle provincie di Parma, Piacenza e Reggio Emilia), in grado di servire complessivamente un bacino di oltre 2 milioni di abitanti, Iren Ambiente ricopre un ruolo primario nella raccolta, trattamento, recupero energetico e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali. Il controllo dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti permette all’azienda di garantire il recupero di materia e di energia e, per i rifiuti residuali o pericolosi, il corretto smaltimento nella piena sicurezza ambientale attraverso oltre 30 impianti di trattamento e smaltimento rifiuti attivi sul territorio». Non solo perché si precisa che «Iren Ambiente gestisce anche il servizio di igiene urbana (pulizia delle strade, dei marciapiedi e delle aree verdi cittadine) con modalità differenti nei diversi territori » e che «gestisce in concessione per i Comuni clienti, le attività di gestione ordinaria, accertamento e riscossione coattiva della Tares e della Tari. Realizza inoltre progetti massivi di recupero evasione in abbinamento alla creazione dell’Anagrafe Immobiliare Comunale ».

Lo scenario. Nell’operazione sarebbe possibile anche l’ipotesi di costituire un Cda in cui siederebbe un direttore generale nominato dal Comune e due figure tecniche della società partner. L’operazione potrebbe partire appena l’amministrazione concluderà il passaggio di gestione dell’impianto di compostaggio da Salerno Pulita all’Ente d’Ambito (così come previsto dalla normativa regionale): questa questione dovrebbe arrivare presto in Consiglio comunale.

La cura Ferraro. A prospettare questo matrimonio come soluzione per garantire un futuro stabile alla società in house sarebbe stata proprio l’analisi dell’ultimo anno che l’amministratore unico dimissionario ha condotto sul contratto di servizio e sulla situazione complessiva gestionale di Salerno Pulita. Stabilizzati tutti i lavoratori e messe a punto una serie di manovre nell’organizzazione interna, Ferraro aveva anche il mandato di valutare delle prospettive per la società. E, confermando il suo essere “uomo delle privatizzazioni” avrebbe prospettato una soluzione che ricalca quella messa in campo quando era alla guida di Salerno Energia. Fu lui, da amministratore unico di Salerno Energia holding, a tessere l’operazione che ha portato all’accorpamento delle partecipate con due società esterne. O anche nel caso dell’ingresso di Gesac nella società che gestiva l’aeroporto di Salerno- Costa d'Amalfi: il passaggio avvenne con il manager alla presidenza. Tutte operazioni che hanno avuto Ferraro come demiurgo.

I dubbi del Palazzo. Se questo è il quadro, un traghettatore verso la semi-privatizzazione dovrebbe essere comunque nominato. La decisione sulla successione, quindi, si complica ulteriormente perché non soltanto serve una figura d’esperienza che sappia gestire questa fase ma anche che lo faccia a costi molto contenuti, così come fissato dai tetti previsti per i manager pubblici.

Eleonora Tedesco