Il dolce esilio a Salerno di Sandor Marai

La storia del poeta ungherese “mimetizzato” nella zona orientale per 12 anni. Una lapide davanti al portone lo ricorda

di PAOLO ROMANO

Uno scrittore in condominio, un poeta mimetizzato tra le famiglie che lo conoscevano e lo apprezzavano per la sua affabilità ma neppure sapevano della sua fama all’estero. Il grande scrittore ungherese Sàndor Màrai visse a Salerno, al civico 64 di via Trento, per 12 lunghi anni, dal 1968 al 1980, insieme alla moglie Matzner Lola. “Uomo dai molti esili” - come è stato definito - lontano dalla sua amatissima patria Sàndor abitò anche a Berlino, Parigi, Napoli e poi negli Stati Uniti, ma di Salerno conservò sempre un caro ricordo, come egli stesso annota nei diari e nelle lettere.

Proprio in una missiva inviata da San Diego, in California, scriveva: “Pensiamo spesso a quanto Salerno rappresentasse “casa” per noi”. A seguito del terremoto dell’80, si mostrò preoccupato per le sorti di una città che ormai sentiva sua e degli amici che ci vivevano.

Affermerà ancora in una pagina di ricordi: “Gli anni trascorsi a Salerno sono stati i migliori del nostro lungo esilio”. Di Salerno, nei diari, parla a proposito della gente così influenzata anche nel carattere dal sole e dal mare: per sentirsi felice, nonostante le malinconie e le nostalgie, gli bastava un balcone assolato, la passeggiata ed il bagno al mattino presto d’estate, le chiacchierate con i pescatori, in un quartiere della zona orientale ancora tutto sommato di periferia.

A “scoprire” il quasi anonimo soggiorno salernitano di Màrai, sono stati Renato Mazzei ed Elisabetta Greksa Mazzei. “Io e mia moglie che è ungherese – spiega Mazzei – durante un viaggio a Budapest, in una libreria trovammo un’edizione dei diari di Sàndor Màrai in cui parlava di Salerno, in più occasioni. Una volta tornati a Salerno, cominciammo a chiedere di qua e di là, a bussare alle porte delle case, a intervistare le persone che lo avevano conosciute, come fa un giornalista”.

Nel 2003, come qualcuno ricorderà, fu allestita una mostra in città, nel tempio di Pomona, che richiamò a Salerno la massime autorità e la comunità italo-ungherese. “A seguito della mostra – prosegue Mazzei – io e mia moglie fondammo nel 2005 l'Associazione Sándor Márai. Il Presidente onorario è la nipote dello scrittore Jáky Judit. Numerose iniziative la nostra associazione ha realizzato, una fra tutte è stata quella di collaborare attivamente con il Ministero della Cultura ungherese e il Comune di Salerno nel collocare sul lungomare della città un busto dello scrittore, donato dal Governo ungherese, uguale a quello che è stato collocato al centro della bellissima collina di Buda, nella piazza dove abitava lo scrittore”.

Triste storia quella del monumento sul lungomare salernitano: il busto è stato rubato nel 2007 e il basamento imbrattato di scritte. Dinanzi al portone del domicilio di via Trento, ora adornato su ogni balcone anche dalle opere dell’artista Franco Massanova, c’è invece una lapide collocata dal Comune di Salerno per fare memoria di quell’illustre ospite.

Di recente sono spuntate nuove fotografie inedite, proposte in una mostra conclusasi il mese scorso a Roma e organizzata dell’Università Popolare Upter, dall’Associazione Sándor Márai, dal Museo Letterario Pet?fi di Budapest e dall’Accademia d’Ungheria di Roma. “Sándor Márai e l'Europa”, questo il titolo del percorso, accompagnato da una mostra di pittura di Alfonso Mangone.

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