IL COMMENTO

Il diritto e il rovescio delle leggi

Hanno ragione i giudici del Tribunale di Nocera Inferiore quando, nella sentenza che ha sancito la decadenza di Alberico Gambino, scrivono che “non è tollerabile, nel nostro ordinamento giuridico, che un Sindaco, pur eletto tramite il consenso popolare, permanga in carica, seppur colpito in via definitiva, da una causa di incompatibilità che ne ha accertato la responsabilità personale”. Gambino, quando è sceso in campo alle scorse elezioni, era ben consapevole che sul suo capo pendeva un procedimento per incandidabilità; e che c’era una sentenza d’Appello del 2014 che aveva già respinto un suo ricorso. Nel bel mezzo della campagna elettorale - 16 maggio 2019 - si era svolta la camera di consiglio in Cassazione per discutere proprio del ricorso contro quel verdetto di secondo grado. Ricorso respinto, nello stesso giorno, rendendo così definitiva la sentenza di incandidabilità. Questa sentenza sarà poi pubblicata l’11 giugno (e riportata da la Città il 13 giugno), mentre al Comune - a più riprese - i consiglieri fedelissimi del sindaco premevano sul presidente dell’Ufficio centrale per le elezioni affinché procedesse alla proclamazione del nuovo primo cittadino. Cosa che avverrà, appunto, il 13 giugno. Dunque, Gambino sapeva (o chi glielo avrebbe dovuto comunicare non lo ha fatto inducendolo così in errore) che, nel mentre indossava la fascia tricolore, di lì a poco avrebbe dovuto restituirla, in virtù della sentenza della Cassazione i cui effetti non potevano certo essere annullati da una successiva istanza di revocazione (e chi afferma il contrario probabilmente pensa che il Diritto sia diventato un Rovescio, un abito double face da indossare a proprio piacimento; oppure che a Pagani, piuttosto che il Codice di procedura Penale, sia vigente un Codice di procedura paganese). Altra questione rilevante è l’elefantiaca lentezza dello Stato Italiano nell’affermare, con la propria azione, i principi di legalità nel settore della Pubblica amministrazione (vedi Ministero dell’Interno). Si è consentito cioè a un sindaco decaduto con sentenza passata in giudicato, di poter amministrare un grande e importante Comune come Pagani. Un sindaco che, si badi bene, non è rimasto fermo, anzi. Dalla sua proclamazione ha prodotto ordinanze, delibere, atti amministrativi; ha nominato assessori e spostato dirigenti; si è seduto ai tavoli istituzionali. Atti, che, a rigor di logica, sono ora tutti palesemente nulli. Il ricorso della Prefettura - attraverso l’Avvocatura distrettuale dello Stato - è stato depositato il 18 agosto scorso. Si poteva procedere prima? Si poteva seguire la strada della moral suasion istituzionale per ricondurre il sindaco decaduto sulla retta via? Domande che ci riportano ai giudici del Tribunale di Nocera e a un quesito: può un sindaco rimanere in carica sebbene sia stato colpito in via definitiva da una sentenza che ne sancisce l’incompatibilità?.