L'EDITORIALE

Il continente, l’Italia e Salerno: le luminarie dell’imbarazzo

Una città provinciale, fuori dall’Europa e dal mondo

C’è un continente, l’Europa, alla prese con una crisi energetica devastante, acuitasi dopo l’invasione dell’Ucraina e il ricatto russo sul gas; c’è un Paese, l’Italia, uscito a pezzi dall’emergenza Covid, con interi settori produttivi messi in ginocchio dal costo esorbitante delle materie prime. Ci sono cittadini, in particolare quelli italiani, costretti a fare i conti con bollette dell’energia elettrica e per la fornitura del gas praticamente triplicate rispetto al mese precedente. Una stangata che sta determinando, di riflesso, un aumento dei prezzi anche dei generi di prima necessità e un calo inevitabile dei consumi. In questo contesto ci sono imprese che, probabilmente, se si dovesse continuare di questo passo, si troverebbero di fronte alla necessità di dover ridurre se non sospendere l’attività produttiva, con i dipendenti in cassa integrazione; mentre nel settore del commercio o dei servizi in genere, molti potrebbero essere costretti a chiudere il proprio negozio o ufficio in attesa di tempo migliori. E c’è un città, Salerno, la cui Amministrazione comunale, in forza di un finanziamento regionale, porta avanti senza indugio il progetto delle “Luci d’Artista”. Non fermandosi nemmeno di fronte ad una prima gara d’appalto andata deserta. Anzi, mettendo in campo stavolta una dubbia procedura - una manifestazione d’interesse del valore di 1,4 milioni di euro - per l’intero pacco delle “Luci” che sarà affidato anche se si presentasse un solo concorrente; e anche se lo stesso aspirante “illuminatore” prevedesse un progetto differente da quello fornito dai due art director ingaggiati nei mesi scorsi dal Comune e lautamente pagato. Insomma, l’ennesimo pasticcio: mentre l’intero continente - Italia compresa - procede con tagli alle forniture energetiche, raccomandando ai cittadini di ridimensionare i consumi, a Salerno le Luci non si spengono, anzi. Si fanno e basta, malgrado tutto e tutti. A supporto di questa ostinazione c’è la dichiarata convinzione che, senza le “Luci”, il turismo e il commercio in città perderebbero una fonte di guadagno importante, soprattutto in questo periodo di forte crisi economica. Ma il turismo che ci hanno consegnato le “Luci” negli ultimi anni è stato - nella maggioranza dei casi - quello di carovane di visitatori intruppati in bus, che arrivano a Salerno per un passaggio fugace, spesso limitato a poche ore e solo per le installazioni in centro. Turisti che occupano militarmente piazze e strade, rendendo la città invivibile. C’è poi un motivo di opportunità: che immagine dà all’Italia e all’Europa una città che, infischiandosene della crisi, del dramma della guerra, spende e spande soldi pubblici per una kermesse che fonda il suo successo sulle luminarie e, quindi, sul consumo energetico? Come si può raccomandare agli italiani di spegnere, prima di andare a letto, tutte le fonti di consumo domestico - persino gli stand-by degli apparecchi elettronici - e poi doversi sorbire le luminarie accese per strada? Ecco perché queste “Luci d’Artista” sono inopportune e, in questo momento, imbarazzanti. Danno la sensazione di una Salerno sprecona e strafottente; una Salerno fuori dalla realtà, lontana dai bisogni quotidiani dei suoi cittadini. Una città provinciale, fuori dall’Europa e dal mondo.

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